La coltivazione della ciliegia «Moretta di Vignola» ha origini antiche e ben radicate nel territorio emiliano. La sua presenza sul territorio modenese risale alla fine dell’800 con una rapida diffusione commerciale. Le condizioni pedologiche e climatiche di queste terre contribuirono a rendere la varietà, unica nel suo genere nel panorama varietale nazionale, una vera e propria eccellenza della produzione vignolese e grazie all’impegno degli agricoltori, uno dei principali fattori di reddito del territorio. A partire dagli anni 80, con l’avvento di nuove varietà, più produttive e redditizie, la Moretta è andata pian piano scomparendo causa l’abbandono degli impianti ed il mancato rinnovo degli stessi, fino a relegarsi al ruolo di varietà di nicchia a serio rischio di estinzione. Più recentemente, grazie anche ad una azione di salvaguardia portata avanti da Slow Food, la “tenerina” di Vignola non solo ha iniziato nuovamente ad essere coltivata, ma è diventata anche uno dei simboli della biodiversità e della tipicità emiliana, con conseguente ripresa di interesse e di consensi da parte dei consumatori verso questo prelibato e ricercato piccolo frutto.

Moretta di Vignola, da nicchia ad alimento funzionale.

Bellelli S.;Bergonzoni L.
Membro del Collaboration Group
;
Dondini L.;Grandi M.;Venturi S.;Lugli S.
2019

Abstract

La coltivazione della ciliegia «Moretta di Vignola» ha origini antiche e ben radicate nel territorio emiliano. La sua presenza sul territorio modenese risale alla fine dell’800 con una rapida diffusione commerciale. Le condizioni pedologiche e climatiche di queste terre contribuirono a rendere la varietà, unica nel suo genere nel panorama varietale nazionale, una vera e propria eccellenza della produzione vignolese e grazie all’impegno degli agricoltori, uno dei principali fattori di reddito del territorio. A partire dagli anni 80, con l’avvento di nuove varietà, più produttive e redditizie, la Moretta è andata pian piano scomparendo causa l’abbandono degli impianti ed il mancato rinnovo degli stessi, fino a relegarsi al ruolo di varietà di nicchia a serio rischio di estinzione. Più recentemente, grazie anche ad una azione di salvaguardia portata avanti da Slow Food, la “tenerina” di Vignola non solo ha iniziato nuovamente ad essere coltivata, ma è diventata anche uno dei simboli della biodiversità e della tipicità emiliana, con conseguente ripresa di interesse e di consensi da parte dei consumatori verso questo prelibato e ricercato piccolo frutto.
Bertelli D., Marchetti L., Plessi M., Soragni F., Bellelli S., Bergonzoni L., Dondini L., Grandi M., Venturi S., Etiopi C., Monari W., Bernardi A., Quartieri G., Lugli S.
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