In questo contributo illustro le varietà utilizzate da Giovanni Nadiani nella sua produzione letteraria in italiano, concentrandomi in particolare sul recente volume Ridente Town. Scritture istantanee, pubblicato a Forlì nel 2013 dalle Edizioni Risguardi. Dal punto di vista professionale Giovanni Nadiani è germanista e traduttore, mentre da quello letterario scrive principalmente poesie in romagnolo ma è anche autore di prose brevi e testi per il cabaret in italiano ed in dialetto. Il repertorio che utilizza parte dal dialetto locale – sua lingua materna, usata con i compaesani ed il suo pubblico sub-regionale – per attraversare l’italiano parlato in Romagna (che spesso ama connotare con un intenso “aroma” dialettale) ed il neostandard, ed arrivare infine all’italiano letterario di registro anche estremamente alto e colto, senza peraltro tralasciare le lingue straniere: e l’uso e l’“abuso” delle diverse varietà messe in gioco e del loro metissage non sono mai casuali o gratuiti ma sempre sapientemente dosati, a volte in modo semplicemente mimetico – ad es. per rendere la voce del personaggio di cui in quel momento sta mettendo in scena le parole –, ma più spesso con valenza espressiva ed in alcuni casi (anche grazie agli evidentemente voluti scarti di livello) in senso addirittura espressionistico

Le prose brevi di Giovanni Nadiani tra dialetto ed italiano

MAZZOLENI, MARCO
2015

Abstract

In questo contributo illustro le varietà utilizzate da Giovanni Nadiani nella sua produzione letteraria in italiano, concentrandomi in particolare sul recente volume Ridente Town. Scritture istantanee, pubblicato a Forlì nel 2013 dalle Edizioni Risguardi. Dal punto di vista professionale Giovanni Nadiani è germanista e traduttore, mentre da quello letterario scrive principalmente poesie in romagnolo ma è anche autore di prose brevi e testi per il cabaret in italiano ed in dialetto. Il repertorio che utilizza parte dal dialetto locale – sua lingua materna, usata con i compaesani ed il suo pubblico sub-regionale – per attraversare l’italiano parlato in Romagna (che spesso ama connotare con un intenso “aroma” dialettale) ed il neostandard, ed arrivare infine all’italiano letterario di registro anche estremamente alto e colto, senza peraltro tralasciare le lingue straniere: e l’uso e l’“abuso” delle diverse varietà messe in gioco e del loro metissage non sono mai casuali o gratuiti ma sempre sapientemente dosati, a volte in modo semplicemente mimetico – ad es. per rendere la voce del personaggio di cui in quel momento sta mettendo in scena le parole –, ma più spesso con valenza espressiva ed in alcuni casi (anche grazie agli evidentemente voluti scarti di livello) in senso addirittura espressionistico
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