Gli orfanotrofi ed i brefotrofi, soluzioni alternative alla famiglia, anche quando sono dotati di risorse ed opportunità, non possono mai essere reputati luoghi idonei alla crescita dei minori (Pistacchi e Salvi, 2002; Emiliani, 2004), poiché sono da considerarsi a pieno titolo istituzioni totali (Goffman, 1968). In Italia, infatti, è stato stabilito dalla legge n. 149 del 2001 la loro totale chiusura; a tutt’oggi ciò non è ancora completamente avvenuto, permettendo che regioni quali la Sicilia nel 2007 abbiano ancora 12 istituti ancora attivi con 69 minori residenti (Istituto degli Innocenti, 2007). Questo studio, tuttavia, si è focalizzato, sulle ricerche effettuate in Romania e in Russia, ove le condizioni sono di particolare degrado, non essendoci ancora un’adeguata legislazione in merito. Negli istituti russi e rumeni, i bambini vivono esperienze di profonda deprivazione emotiva e sociale. In essi, infatti, i minori difficilmente riescono a godere di una relazione individualizzata con un adulto di riferimento, in quanto il rapporto numerico tra adulti e bambini in alcuni istituti è di circa 1 a 30/50, (Rutter, Beckett, Castle, Colvert, Kreppner e Mehta, 2007a); a ciò va aggiunto che tali minori sono esposti ad una elevatissima rotazione del personale (Smyke, Koga, Johnson, Fox, Marshall, Nelson, Zeanah, BEIP Core Group, 2007) arrivando a relazionarsi, nei loro primi due anni di vita, da un minimo di 50, a circa 100 diversi caregivers (Groark e Muhamedrahimov, 2005). E’stato messo in luce che solo il 10% dei soggetti cresciuti in istituto ha una continuità nelle cure adeguata (Roy e Rutter, 2006; Tirella, Chan, Cermak, Litvinova, Salas e Miller, 2008). La vita, nella gran parte degli istituti, si caratterizza perciò per la scarsa o totale assenza di stimolazioni percettive, motorie e linguistiche e le interazioni sono spesso scarse e mal dirette (Skeels e Dye, 1939; Spitz, 1945; Clarke e Clarke, 1976; Bronfenbrenner, 1979; Carlson e Earls, 1997; Smyke, et. al., 2007; Emiliani, 2008), con un elevato tasso di abusi fisici e psicologici (Human Rights Watch; 1998). Ancora oggi molte di queste strutture sono in condizioni di massimo degrado (Castle, Groothues, Bredenkamp, Beckett, O’Connor e Rutter, 1999; Kissinger, 2002; Cantwell, 2005) ed, a fronte dell’elevato affollamento e delle scarse cure igienico sanitarie (Ames, 1997; Gunnar, Bruce e Grotevant, 2000; Judge, 2003; Gindins, 2005), le malattie sono endemiche (Spitz, 1945; Wilson, 2003). Dai primi studi, a partire dagli anni Quaranta, si è incominciato a comprendere quanto possa essere importante la qualità delle cure offerte al minore per un sano sviluppo, sottolineando il ruolo cruciale della diade primaria per la crescita psico-fisica e la facilitazione dell’apprendimento (Skeels e Dye, 1939; Skeels, 1966; Spitz, 1945; Bowlby, 1951; Clarke e Clarke, 1976; Bronfenbrenner, 1979). Come è stato ampiamente dimostrato dalla ricerca evolutiva nella prospettiva dell’Infant Research, il bambino sin dalla nascita è predisposto alla ricerca della relazione diadica, (Sameroff e Emde, 1989; Stern, 1985), necessitando del caregiver per la regolazione dei propri stati interni (Shore, 1997, 2003; Gerhardt, 2004). “I dati delle neuroscienze affettive evolutive e quelli della psicoanalisi a orientamento evolutivo mostrano chiaramente che in periodi critici precoci della vita il sistema cervello-mente-corpo dell’essere umano che cresce si sviluppa verso livelli sempre maggiori di complessità nel contesto di una relazione per la regolazione affettiva con un altro essere umano” (Schore, 2003, p.28). Il nucleo del Sé risiede quindi nei modelli di regolazione affettiva che si strutturano nell’interazione, pena una distorsione o interruzione dei processi di sviluppo. Il processo di co-costruzione interattiva, inoltre, necessita, per strutturarsi adeguatamente, della presenza di microcosmi significativi del quotidiano nei quali le routine e le prevedibilità possono svolgere il ruolo di “i...

L’istituzionalizzazione precoce in Russia e Romania e gli effetti dello sviluppo infantile.

MONTI, FIORELLA;AGOSTINI, FRANCESCA;
2010

Abstract

Gli orfanotrofi ed i brefotrofi, soluzioni alternative alla famiglia, anche quando sono dotati di risorse ed opportunità, non possono mai essere reputati luoghi idonei alla crescita dei minori (Pistacchi e Salvi, 2002; Emiliani, 2004), poiché sono da considerarsi a pieno titolo istituzioni totali (Goffman, 1968). In Italia, infatti, è stato stabilito dalla legge n. 149 del 2001 la loro totale chiusura; a tutt’oggi ciò non è ancora completamente avvenuto, permettendo che regioni quali la Sicilia nel 2007 abbiano ancora 12 istituti ancora attivi con 69 minori residenti (Istituto degli Innocenti, 2007). Questo studio, tuttavia, si è focalizzato, sulle ricerche effettuate in Romania e in Russia, ove le condizioni sono di particolare degrado, non essendoci ancora un’adeguata legislazione in merito. Negli istituti russi e rumeni, i bambini vivono esperienze di profonda deprivazione emotiva e sociale. In essi, infatti, i minori difficilmente riescono a godere di una relazione individualizzata con un adulto di riferimento, in quanto il rapporto numerico tra adulti e bambini in alcuni istituti è di circa 1 a 30/50, (Rutter, Beckett, Castle, Colvert, Kreppner e Mehta, 2007a); a ciò va aggiunto che tali minori sono esposti ad una elevatissima rotazione del personale (Smyke, Koga, Johnson, Fox, Marshall, Nelson, Zeanah, BEIP Core Group, 2007) arrivando a relazionarsi, nei loro primi due anni di vita, da un minimo di 50, a circa 100 diversi caregivers (Groark e Muhamedrahimov, 2005). E’stato messo in luce che solo il 10% dei soggetti cresciuti in istituto ha una continuità nelle cure adeguata (Roy e Rutter, 2006; Tirella, Chan, Cermak, Litvinova, Salas e Miller, 2008). La vita, nella gran parte degli istituti, si caratterizza perciò per la scarsa o totale assenza di stimolazioni percettive, motorie e linguistiche e le interazioni sono spesso scarse e mal dirette (Skeels e Dye, 1939; Spitz, 1945; Clarke e Clarke, 1976; Bronfenbrenner, 1979; Carlson e Earls, 1997; Smyke, et. al., 2007; Emiliani, 2008), con un elevato tasso di abusi fisici e psicologici (Human Rights Watch; 1998). Ancora oggi molte di queste strutture sono in condizioni di massimo degrado (Castle, Groothues, Bredenkamp, Beckett, O’Connor e Rutter, 1999; Kissinger, 2002; Cantwell, 2005) ed, a fronte dell’elevato affollamento e delle scarse cure igienico sanitarie (Ames, 1997; Gunnar, Bruce e Grotevant, 2000; Judge, 2003; Gindins, 2005), le malattie sono endemiche (Spitz, 1945; Wilson, 2003). Dai primi studi, a partire dagli anni Quaranta, si è incominciato a comprendere quanto possa essere importante la qualità delle cure offerte al minore per un sano sviluppo, sottolineando il ruolo cruciale della diade primaria per la crescita psico-fisica e la facilitazione dell’apprendimento (Skeels e Dye, 1939; Skeels, 1966; Spitz, 1945; Bowlby, 1951; Clarke e Clarke, 1976; Bronfenbrenner, 1979). Come è stato ampiamente dimostrato dalla ricerca evolutiva nella prospettiva dell’Infant Research, il bambino sin dalla nascita è predisposto alla ricerca della relazione diadica, (Sameroff e Emde, 1989; Stern, 1985), necessitando del caregiver per la regolazione dei propri stati interni (Shore, 1997, 2003; Gerhardt, 2004). “I dati delle neuroscienze affettive evolutive e quelli della psicoanalisi a orientamento evolutivo mostrano chiaramente che in periodi critici precoci della vita il sistema cervello-mente-corpo dell’essere umano che cresce si sviluppa verso livelli sempre maggiori di complessità nel contesto di una relazione per la regolazione affettiva con un altro essere umano” (Schore, 2003, p.28). Il nucleo del Sé risiede quindi nei modelli di regolazione affettiva che si strutturano nell’interazione, pena una distorsione o interruzione dei processi di sviluppo. Il processo di co-costruzione interattiva, inoltre, necessita, per strutturarsi adeguatamente, della presenza di microcosmi significativi del quotidiano nei quali le routine e le prevedibilità possono svolgere il ruolo di “i...
Monti F.; Agostini F.; Ferracuti C.
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