La maggior parte dei contributi che riguardano la relazione tra operatore sanitario e paziente ha reso evidente la necessità di approfondire un aspetto importante della formazione dell’operatore, quello che riguarda l’acquisizione di abilità a prestare attenzione alla “risonanza emotiva” suscitata dalla relazione con l’altro. A questo proposito è in corso una ricerca presso il reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna che ha tra gli obiettivi quello di verificare il grado di coerenza, nel colloquio clinico tra medico e genitore del giovane paziente, della risposta emozionale non verbale del medico, con i segnali espressivo-emozionali prodotti dal genitore. I risultati confermano che la maggior parte dei segnali non verbali e delle espressioni prodotte dal medico hanno, soprattutto, funzione comunicativo-relazionale e non esprimono emozioni in sintonia con quelle espresse dal genitore. Tale aspetto si può considerare indicativo di una relazione tra medico e interlocutore non sempre efficace. Riconoscere le emozioni permette di comprenderne il significato e di trarne informazioni su cosa accade all’altro e a se stessi; è un percorso personale di auto-conoscenza e di accrescimento delle proprie capacità relazionali che rende possibile all’operatore di adattare le proprie competenze ai bisogni dell’altro. Lo sviluppo e l’acquisizione di specifiche e adeguate skills comunicative e relazionali possono diventare obiettivo primario di un’organizzazione sanitaria che ha come scopo l’alta qualità del servizio.

Operatore e utente nel contesto sanitario. quali competenze per una relazione efficace?

GAROTTI, PIER LUIGI;SCARPONI, DORELLA;PESSION, ANDREA
2010

Abstract

La maggior parte dei contributi che riguardano la relazione tra operatore sanitario e paziente ha reso evidente la necessità di approfondire un aspetto importante della formazione dell’operatore, quello che riguarda l’acquisizione di abilità a prestare attenzione alla “risonanza emotiva” suscitata dalla relazione con l’altro. A questo proposito è in corso una ricerca presso il reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna che ha tra gli obiettivi quello di verificare il grado di coerenza, nel colloquio clinico tra medico e genitore del giovane paziente, della risposta emozionale non verbale del medico, con i segnali espressivo-emozionali prodotti dal genitore. I risultati confermano che la maggior parte dei segnali non verbali e delle espressioni prodotte dal medico hanno, soprattutto, funzione comunicativo-relazionale e non esprimono emozioni in sintonia con quelle espresse dal genitore. Tale aspetto si può considerare indicativo di una relazione tra medico e interlocutore non sempre efficace. Riconoscere le emozioni permette di comprenderne il significato e di trarne informazioni su cosa accade all’altro e a se stessi; è un percorso personale di auto-conoscenza e di accrescimento delle proprie capacità relazionali che rende possibile all’operatore di adattare le proprie competenze ai bisogni dell’altro. Lo sviluppo e l’acquisizione di specifiche e adeguate skills comunicative e relazionali possono diventare obiettivo primario di un’organizzazione sanitaria che ha come scopo l’alta qualità del servizio.
P.L. Garotti; L. La Torre; D. Scarponi; A. Pession
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