Tradizionalmente, la gestione di musei è stata direttamente assicurata dagli uffici della pubblica amministrazione (musei-ufficio), anche grazie ad una disciplina dei beni culturali caratterizzata da una impostazione “difensiva”, finalizzata ad assicurarne conservazione, integrità e sicurezza. Nel contesto dei processi di riforma della pubblicazione amministrazione italiana, si è verificata una inversione di tendenza nella gestione dei musei con maggiore coinvolgimento dei privati e l’adozione di strumenti giuridici mutuati dal mondo non profit. Il mutamento delle forme di gestione dei beni culturali comporta inevitabilmente un cambiamento nelle caratteristiche dei modelli di rendicontazione adottati. Quali modelli di rendicontazione deve adottare un museo di proprietà pubblica gestito da un ente non profit? L’esperienza della Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (MIC) rappresenta un esempio di evoluzione della forma di gestione da pubblico a non profit, il cui fattore propulsivo non è stato solo l’adempimento alla normativa, ma anche la ricerca di una maggiore efficienza ed efficacia nella gestione del patrimonio custodito. Tramite la descrizione dell’esperienza del MIC, l’articolo analizza le forme di gestione e i modelli di rendicontazione da due punti di vista: quello dell’ente locale che deve compiere la scelta della “migliore” forma di gestione dei propri servizi culturali e quello del soggetto gestore non profit che è chiamato ad assicurare l’economicità e la valorizzazione dei beni culturali che gestisce per conto della pubblica amministrazione. Pur nella condivisione dell’intero lavoro presentato, si specifica la seguente attribuzione dei paragrafi: 1, 2, 3, 6 a R.L. Orelli, 4 a C. del Sordo e 5 a S. Pazzi.

Dal 'pubblico' al non profit. L'esperienza del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza

DEL SORDO, CARLOTTA;ORELLI, REBECCA LEVY;PAZZI, SILVIA
2010

Abstract

Tradizionalmente, la gestione di musei è stata direttamente assicurata dagli uffici della pubblica amministrazione (musei-ufficio), anche grazie ad una disciplina dei beni culturali caratterizzata da una impostazione “difensiva”, finalizzata ad assicurarne conservazione, integrità e sicurezza. Nel contesto dei processi di riforma della pubblicazione amministrazione italiana, si è verificata una inversione di tendenza nella gestione dei musei con maggiore coinvolgimento dei privati e l’adozione di strumenti giuridici mutuati dal mondo non profit. Il mutamento delle forme di gestione dei beni culturali comporta inevitabilmente un cambiamento nelle caratteristiche dei modelli di rendicontazione adottati. Quali modelli di rendicontazione deve adottare un museo di proprietà pubblica gestito da un ente non profit? L’esperienza della Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (MIC) rappresenta un esempio di evoluzione della forma di gestione da pubblico a non profit, il cui fattore propulsivo non è stato solo l’adempimento alla normativa, ma anche la ricerca di una maggiore efficienza ed efficacia nella gestione del patrimonio custodito. Tramite la descrizione dell’esperienza del MIC, l’articolo analizza le forme di gestione e i modelli di rendicontazione da due punti di vista: quello dell’ente locale che deve compiere la scelta della “migliore” forma di gestione dei propri servizi culturali e quello del soggetto gestore non profit che è chiamato ad assicurare l’economicità e la valorizzazione dei beni culturali che gestisce per conto della pubblica amministrazione. Pur nella condivisione dell’intero lavoro presentato, si specifica la seguente attribuzione dei paragrafi: 1, 2, 3, 6 a R.L. Orelli, 4 a C. del Sordo e 5 a S. Pazzi.
del Sordo C.; Orelli R.L.; Pazzi S.
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