Il lavoro presentato nasce da un primo studio sulle rappresentazioni della giustizia di studenti della scuola secondaria di II grado e dei loro insegnanti (Berti, Molinari, Speltini, 2010), che aveva messo in luce differenze fra allievi e docenti quanto agli ideali di giustizia in classe (classroom justice) e un generale sentimento di ingiustizia percepito dagli studenti nelle pratiche didattico-relazionali dei loro insegnanti. La nuova ricerca è stata svolta su circa 600 studenti della scuola secondaria di II grado, la metà dei quali appartenenti a un Istituto Professionale e la metà ad un Liceo Classico di due città emiliane. Gli scopi della ricerca sono: i) verificare negli studenti l’eventuale divario fra ideali di giustizia e pratiche di giustizia nella propria classe scolastica, divario emerso nettamente nel primo studio; ii) esplorare le connessioni fra percezione di giustizia a scuola, identificazione al gruppo classe e motivazione ad apprendere; iii) esplorare le relazioni fra sentimento di giustizia a scuola e tipo di interazione con gli insegnanti. In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo punto è stato utilizzato il Questionnaire of Teacher Interaction (QTI) strumento già validato in numerosi paesi europei ed extraeuropei, che consente di individuare una serie di tipologie di comportamento interattivo dell’insegnante in classe sulla base di due dimensioni bipolari: influenza (dominanza-sottomissione) e prossimità (cooperazione-opposizione). I primi risultati mostrano nuovamente l’esistenza del divario fra ideale di giustizia e percezione di giustizia in classe, insieme alla connessione con importanti aspetti della vita scolastica come la motivazione all’apprendimento e il legame identificatorio con il gruppo classe. Quanto al QTI è da osservare come le pratiche interattive dell’insegnante (e in particolare alcune caratteristiche “calde” come amichevolezza e comprensione) siano collegate alla percezione di giustizia da parte degli allievi. Emergono, inoltre, differenze fra i due ordini di scuola considerati, probabilmente in funzione dei rispettivi sistemi valoriali e normativi. Questa ricerca, come la precedente, ci sembra uno spunto interessante per riflettere sui legami fra sistemi rappresentazionali “astratti” (ideali di giustizia a scuola), confronto con l’esperienza (le percezioni di giustizia e degli stili interattivi degli insegnanti) e aspetti della vita a scuola (motivazione, identificazione col gruppo classe). Tali legami ci sembrano coerenti al paradigma delle R.S., che ha fin dalle origini sostenuto l’importanza del legame fra rappresentazioni e pratiche.

Giustizia in classe e relazioni con i docenti: rappresentazioni in studenti della scuola secondaria di II grado

SPELTINI, GIUSEPPINA;
2010

Abstract

Il lavoro presentato nasce da un primo studio sulle rappresentazioni della giustizia di studenti della scuola secondaria di II grado e dei loro insegnanti (Berti, Molinari, Speltini, 2010), che aveva messo in luce differenze fra allievi e docenti quanto agli ideali di giustizia in classe (classroom justice) e un generale sentimento di ingiustizia percepito dagli studenti nelle pratiche didattico-relazionali dei loro insegnanti. La nuova ricerca è stata svolta su circa 600 studenti della scuola secondaria di II grado, la metà dei quali appartenenti a un Istituto Professionale e la metà ad un Liceo Classico di due città emiliane. Gli scopi della ricerca sono: i) verificare negli studenti l’eventuale divario fra ideali di giustizia e pratiche di giustizia nella propria classe scolastica, divario emerso nettamente nel primo studio; ii) esplorare le connessioni fra percezione di giustizia a scuola, identificazione al gruppo classe e motivazione ad apprendere; iii) esplorare le relazioni fra sentimento di giustizia a scuola e tipo di interazione con gli insegnanti. In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo punto è stato utilizzato il Questionnaire of Teacher Interaction (QTI) strumento già validato in numerosi paesi europei ed extraeuropei, che consente di individuare una serie di tipologie di comportamento interattivo dell’insegnante in classe sulla base di due dimensioni bipolari: influenza (dominanza-sottomissione) e prossimità (cooperazione-opposizione). I primi risultati mostrano nuovamente l’esistenza del divario fra ideale di giustizia e percezione di giustizia in classe, insieme alla connessione con importanti aspetti della vita scolastica come la motivazione all’apprendimento e il legame identificatorio con il gruppo classe. Quanto al QTI è da osservare come le pratiche interattive dell’insegnante (e in particolare alcune caratteristiche “calde” come amichevolezza e comprensione) siano collegate alla percezione di giustizia da parte degli allievi. Emergono, inoltre, differenze fra i due ordini di scuola considerati, probabilmente in funzione dei rispettivi sistemi valoriali e normativi. Questa ricerca, come la precedente, ci sembra uno spunto interessante per riflettere sui legami fra sistemi rappresentazionali “astratti” (ideali di giustizia a scuola), confronto con l’esperienza (le percezioni di giustizia e degli stili interattivi degli insegnanti) e aspetti della vita a scuola (motivazione, identificazione col gruppo classe). Tali legami ci sembrano coerenti al paradigma delle R.S., che ha fin dalle origini sostenuto l’importanza del legame fra rappresentazioni e pratiche.
X Congresso Nazionale della Sezione di Psicologia Sociale
160
161
G. Speltini; L. Molinari
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