Il contributo affronta il problema del quadro ambientale di Ostia tardoantica attraverso l’analisi dei resti archeobiologici rinvenuti nei campioni di sedimento provenienti dal Caseggiato delle due scale (IV, ix, 6), da anni oggetto delle ricerche del Progetto Ostia Marina. Il campionamento ha interessato condotti fognari, strati di cenere, fosse e focolari, anche se non sempre il sedimento, piuttosto sciolto e sabbioso, ha permesso la conservazione della sostanza organica e di conseguenza il reperimento di grandi quantità di resti vegetali. Nonostante ciò, è stato possibile avanzare considerazioni sull’ecologia dell’area e soprattutto sul rapporto dell’uomo con il territorio. I dati archeobotanici offrono l’immagine di un ambiente pienamente antropizzato. Sono infatti state individuate prove dell’esistenza di colture cerealicole e di legumi, sia eduli che foraggieri, a dimostrazione delle pratiche di rotazione colturale. E’ tuttavia la coltivazione di piante da frutto su cui sembra incentrarsi l’economia di sussistenza in questi orizzonti cronologici, in particolare vite, olivo, fico, noce. Anche le specie selvatiche sono tipiche delle aree antropizzate; i macroresti vegetali sembrano inoltre mostrare la presenza di colture orticole a scopo alimentare/medicinale, forse legate a coltivazioni su piccola scala.

Natura e paesaggio in Ostia tardoantica

M. David;M. Carra;S. De Togni
2021

Abstract

Il contributo affronta il problema del quadro ambientale di Ostia tardoantica attraverso l’analisi dei resti archeobiologici rinvenuti nei campioni di sedimento provenienti dal Caseggiato delle due scale (IV, ix, 6), da anni oggetto delle ricerche del Progetto Ostia Marina. Il campionamento ha interessato condotti fognari, strati di cenere, fosse e focolari, anche se non sempre il sedimento, piuttosto sciolto e sabbioso, ha permesso la conservazione della sostanza organica e di conseguenza il reperimento di grandi quantità di resti vegetali. Nonostante ciò, è stato possibile avanzare considerazioni sull’ecologia dell’area e soprattutto sul rapporto dell’uomo con il territorio. I dati archeobotanici offrono l’immagine di un ambiente pienamente antropizzato. Sono infatti state individuate prove dell’esistenza di colture cerealicole e di legumi, sia eduli che foraggieri, a dimostrazione delle pratiche di rotazione colturale. E’ tuttavia la coltivazione di piante da frutto su cui sembra incentrarsi l’economia di sussistenza in questi orizzonti cronologici, in particolare vite, olivo, fico, noce. Anche le specie selvatiche sono tipiche delle aree antropizzate; i macroresti vegetali sembrano inoltre mostrare la presenza di colture orticole a scopo alimentare/medicinale, forse legate a coltivazioni su piccola scala.
VII ciclo di studi medievali
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36
M. David, M. Carra, S. De Togni
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