Il concetto di dipendenza sta oggi vivendo un vistoso processo di allargamento di significato che lo vede dilatarsi a coprire fenomeni di relazione non equilibrata e spersonalizzante tra il soggetto e un sistema di sostanze, altre persone, situazioni che vanno molto al di là delle tradizionali sostanze stupefacenti. Si parla infatti oggi di nuove dipendenze da Internet, dal cibo, dal lavoro, dal mercato… In questo contesto, salta la storica equivalenza tra dipendenza e devianza conclamata e, in una realtà in cui tutti sono a rischio di maturare relazioni di dipendenza, i confini dell’intervento spostano il centro della loro attenzione dall’intervento terapeuticoriabilitativo a quello di prevenzione. L’articolo, a partire da una breve analisi di questa nuova situazione, individua nella prospettiva dell’empowerment (individuale, sociale e politico) la strada di un intervento di natura pedagogica capace di stimolare nel soggetto la capacità di autoprogettarsi, reagendo a situazioni di dipendenza maturate, ma, prima ancora, prevenendole, facendo forza sulla qualità individuale e sociale della propria progettazione esistenziale. Un progetto di questa natura richiede l’attivazione di una rete di relazioni in grado di accompagnare il soggetto nelle sue scelte, di costituire quell’ambiente prossimale di ricchi interscambi solo all’interno della quale il singolo individuo può far crescere la propria autonomia e capacità di autosussistenza critica. I nuovi strumenti della comunicazione che caratterizzano la cosiddetta ‘società della conoscenza’ rappresentano potenzialmente altrettanti strumenti di qualificazione della comunicazione stessa in direzione di empowerment. Nell’attuale realtà sociale, essi vengono rilevati in prevalenza come produttori di effetti di spersonalizzazione ad alto rischio tossico e come stimolatori di situazioni di nuova dipendenza. In teoria, ed in alcune pratiche sperimentali, si può e si deve invece progettarne un uso dalla parte della crescita del soggetto e della comunità. Un uso tanto più efficace ed efficiente quanto più nuove e, sempre almeno in potenza, fertili sono queste strumentazioni nella loro capacità di costruire relazioni a favore dell’empowerment dei singoli e dei gruppi.

Empowerment e nuove tecnologie. Nuove sfide per la prevenzione e la riabilitazione della dipendenza

FABBRI, MANUELA
2009

Abstract

Il concetto di dipendenza sta oggi vivendo un vistoso processo di allargamento di significato che lo vede dilatarsi a coprire fenomeni di relazione non equilibrata e spersonalizzante tra il soggetto e un sistema di sostanze, altre persone, situazioni che vanno molto al di là delle tradizionali sostanze stupefacenti. Si parla infatti oggi di nuove dipendenze da Internet, dal cibo, dal lavoro, dal mercato… In questo contesto, salta la storica equivalenza tra dipendenza e devianza conclamata e, in una realtà in cui tutti sono a rischio di maturare relazioni di dipendenza, i confini dell’intervento spostano il centro della loro attenzione dall’intervento terapeuticoriabilitativo a quello di prevenzione. L’articolo, a partire da una breve analisi di questa nuova situazione, individua nella prospettiva dell’empowerment (individuale, sociale e politico) la strada di un intervento di natura pedagogica capace di stimolare nel soggetto la capacità di autoprogettarsi, reagendo a situazioni di dipendenza maturate, ma, prima ancora, prevenendole, facendo forza sulla qualità individuale e sociale della propria progettazione esistenziale. Un progetto di questa natura richiede l’attivazione di una rete di relazioni in grado di accompagnare il soggetto nelle sue scelte, di costituire quell’ambiente prossimale di ricchi interscambi solo all’interno della quale il singolo individuo può far crescere la propria autonomia e capacità di autosussistenza critica. I nuovi strumenti della comunicazione che caratterizzano la cosiddetta ‘società della conoscenza’ rappresentano potenzialmente altrettanti strumenti di qualificazione della comunicazione stessa in direzione di empowerment. Nell’attuale realtà sociale, essi vengono rilevati in prevalenza come produttori di effetti di spersonalizzazione ad alto rischio tossico e come stimolatori di situazioni di nuova dipendenza. In teoria, ed in alcune pratiche sperimentali, si può e si deve invece progettarne un uso dalla parte della crescita del soggetto e della comunità. Un uso tanto più efficace ed efficiente quanto più nuove e, sempre almeno in potenza, fertili sono queste strumentazioni nella loro capacità di costruire relazioni a favore dell’empowerment dei singoli e dei gruppi.
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