The «medico di nazion bolognese», protagonist of the latest book by Piero Camporesi, was a brilliant charlatan and skilled scientific promoter. But it is no less his inexhaustible streak of narrator and self-narrator. Fioravanti is already kown as a doctor, apothecary, surgeon, but he is also and above all an extraordi- nary experimenter of languages, a tireless a fan of modernity. Nonconformist as a scientist, he is also a writer. The choice of the vulgar against Latin is revolutionary, because it aims to deprive doctors of the mysterious aura of which they often (still today?) love to cloak themselves. Fioravanti, on the other hand, as he is convinced of reinventing medicine and surgery starting from the concrete case, wants to speak to everyone, up to ordinary people, and therefore the option for the vulgar, often open to dialectical contributions, is accompanied by the frequent use of anecdotes, short stories, autobiographical glimpses.

Il «medico di nazion bolognese», protagonista dell’ultimo libro di Piero Camporesi, fu un geniale ciarlatano e abilissimo divulgatore. Ma non è da meno la sua inesauribile vena di narratore e autonarratore. Fioravanti, medico, speziale, chirurgo, è anche e soprattutto uno straordinario sperimentatore di linguaggi, un instancabile esploratore dei territori del ricordo, un fan della modernità. Anticon- formista come scienziato, lo è anche come scrittore. La scelta del volgare contro il latino è rivoluzionaria, perché mira a privare i medici dell’aura misteriosa di cui spesso (ancora oggi?) amano ammantarsi. Fioravanti invece, così come è convinto di reinventare medicina e chirurgia partendo dal caso concreto, vuole parlare a tutti, fino alla gente comune, e pertanto l’opzione per il volgare, spesso aperto ad apporti dialettali, si accompagna all’uso frequentissimo di aneddoti, novelle, squarci autobiografici.

Nebulo pessimus. Leonardo Fioravanti fra autobiografia e affabulazione*

L. Quaquarelli
2020

Abstract

Il «medico di nazion bolognese», protagonista dell’ultimo libro di Piero Camporesi, fu un geniale ciarlatano e abilissimo divulgatore. Ma non è da meno la sua inesauribile vena di narratore e autonarratore. Fioravanti, medico, speziale, chirurgo, è anche e soprattutto uno straordinario sperimentatore di linguaggi, un instancabile esploratore dei territori del ricordo, un fan della modernità. Anticon- formista come scienziato, lo è anche come scrittore. La scelta del volgare contro il latino è rivoluzionaria, perché mira a privare i medici dell’aura misteriosa di cui spesso (ancora oggi?) amano ammantarsi. Fioravanti invece, così come è convinto di reinventare medicina e chirurgia partendo dal caso concreto, vuole parlare a tutti, fino alla gente comune, e pertanto l’opzione per il volgare, spesso aperto ad apporti dialettali, si accompagna all’uso frequentissimo di aneddoti, novelle, squarci autobiografici.
L. Quaquarelli
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/777649
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