Secondo uno schema proposto da Tudor (1987), un processo traduttivo si articola in tre fasi: 1) la comprensione del senso globale del testo di partenza; 2) l’individuazione dei problemi posti dal suo trasferimento nella lingua d’arrivo; 3) l’applicazione delle modalità necessarie per poter realizzare un testo d’arrivo non solo ‘ben formato’ ma anche adeguato rispetto ai livelli testuali sia costitutivi che regolativi. Nella prospettiva qui adottata la fase cruciale è la prima, e per facilitarla e ‘guidarla’ ancora Tudor (1987) suggerisce una griglia analitica organizzata in quattro livelli, ulteriormente articolati in una serie di sottolivelli: 1) il profilo generale del testo, con l’identificazione a) del suo genere di appartenenza, e b) del suo tipo testuale dominante (cfr. Mazzoleni 2004); 2) il profilo stilistico, con la distinzione tra le caratteristiche a) “generiche”, che dipendono dal suo genere di appartenenza, e b) peculiari del singolo testo e/o del suo autore; 3) il profilo socio-professionale della lingua del mittente, identificabile grazie all’analisi a) del sottocodice settoriale, b) delle caratteristiche diastratiche (e diafasiche e diamesiche), c) delle caratteristiche diatopiche (e diacroniche), e d) delle marche di interazione che segnalano i rapporti di ruolo fra mittente e destinatari; 4) il profilo delle conoscenze del destinatario, con a) le conoscenze specialistiche presunte, b) le allusioni culturali in generale, e c) i rimandi intertestuali in particolare. Il mio contributo si concentra su quest’ultimo livello, perché coinvolge il problema delle diverse enciclopedie coinvolte in un processo traduttivo: come minimo quella del destinatario di partenza e quella del destinatario d’arrivo, e poi quella del traduttore che dovrebbe “controllarle” entrambe (cfr. Skytte 2008). Il senso di un testo è infatti il risultato di un processo di interpretazione, di (ri-)costruzione anche delle sue componenti implicite, che comporta la partecipazione attiva del destinatario con tutte le sue conoscenze in senso lato: ed allora il traduttore – destinatario atipico del testo di partenza, e mittente altrettanto atipico di quello d’arrivo – avrà un ruolo di mediatore non solo linguistico ma anche culturale (cfr. Mazzoleni 2000), proprio perché suo compito è realizzare un testo che interagendo con il destinatario d’arrivo, con tutte le sue conoscenze, credenze e aspettative, possa portare alla (ri-)costruzione di un senso il più possibile ‘vicino’ al risultato dell’interpretazione del testo da parte del destinatario nel circuito comunicativo di partenza. Per illustrare queste problematiche, la mia relazione presenta in modo esemplificativo alcuni casi di sfasatura e disallineamento tra diversi sistemi di conoscenze, a livello sia intra- che interlinguistico, ipotizzando tra l’altro che i fattori di differenziazione delle enciclopedie coinvolte possano coincidere almeno in parte con (o essere analoghi a) quelli tipici della variazione sociolinguistica – in particolare i parametri diatopici, diacronici e diastratici. Riferimenti bibliografici Mazzoleni, Marco (2000), Per una didattica della traduzione come mediazione linguistica e culturale, in “Annali dell’Università per stranieri di Perugia” VIII/27 (N.S.): 219-245. Mazzoleni, Marco (2004), Dai tipi ai generi: una tipologia testuale in chiave di didattica della traduzione, in Paolo D’Achille (a cura di), Generi, architetture e forme testuali. Atti del VII Convegno della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (Roma, 1°-5 ottobre 2002), Firenze, Cesati, vol. I: 401-413. Skytte, Gunver (2008), Il concetto di enciclopedia e la traduzione, in Annalisa Nesi e Nicoletta Maraschio (a cura di) (2008), Discorsi di lingua e letteratura italiana per Teresa Poggi Salani, Pisa, Pacini: 351-361. Tudor, Ian (1987), A Framework for the Translational Analysis of Texts, in “The Linguist” 26/2: 80-82.

Sulle diverse enciclopedie traduttive

MAZZOLENI, MARCO
2011

Abstract

Secondo uno schema proposto da Tudor (1987), un processo traduttivo si articola in tre fasi: 1) la comprensione del senso globale del testo di partenza; 2) l’individuazione dei problemi posti dal suo trasferimento nella lingua d’arrivo; 3) l’applicazione delle modalità necessarie per poter realizzare un testo d’arrivo non solo ‘ben formato’ ma anche adeguato rispetto ai livelli testuali sia costitutivi che regolativi. Nella prospettiva qui adottata la fase cruciale è la prima, e per facilitarla e ‘guidarla’ ancora Tudor (1987) suggerisce una griglia analitica organizzata in quattro livelli, ulteriormente articolati in una serie di sottolivelli: 1) il profilo generale del testo, con l’identificazione a) del suo genere di appartenenza, e b) del suo tipo testuale dominante (cfr. Mazzoleni 2004); 2) il profilo stilistico, con la distinzione tra le caratteristiche a) “generiche”, che dipendono dal suo genere di appartenenza, e b) peculiari del singolo testo e/o del suo autore; 3) il profilo socio-professionale della lingua del mittente, identificabile grazie all’analisi a) del sottocodice settoriale, b) delle caratteristiche diastratiche (e diafasiche e diamesiche), c) delle caratteristiche diatopiche (e diacroniche), e d) delle marche di interazione che segnalano i rapporti di ruolo fra mittente e destinatari; 4) il profilo delle conoscenze del destinatario, con a) le conoscenze specialistiche presunte, b) le allusioni culturali in generale, e c) i rimandi intertestuali in particolare. Il mio contributo si concentra su quest’ultimo livello, perché coinvolge il problema delle diverse enciclopedie coinvolte in un processo traduttivo: come minimo quella del destinatario di partenza e quella del destinatario d’arrivo, e poi quella del traduttore che dovrebbe “controllarle” entrambe (cfr. Skytte 2008). Il senso di un testo è infatti il risultato di un processo di interpretazione, di (ri-)costruzione anche delle sue componenti implicite, che comporta la partecipazione attiva del destinatario con tutte le sue conoscenze in senso lato: ed allora il traduttore – destinatario atipico del testo di partenza, e mittente altrettanto atipico di quello d’arrivo – avrà un ruolo di mediatore non solo linguistico ma anche culturale (cfr. Mazzoleni 2000), proprio perché suo compito è realizzare un testo che interagendo con il destinatario d’arrivo, con tutte le sue conoscenze, credenze e aspettative, possa portare alla (ri-)costruzione di un senso il più possibile ‘vicino’ al risultato dell’interpretazione del testo da parte del destinatario nel circuito comunicativo di partenza. Per illustrare queste problematiche, la mia relazione presenta in modo esemplificativo alcuni casi di sfasatura e disallineamento tra diversi sistemi di conoscenze, a livello sia intra- che interlinguistico, ipotizzando tra l’altro che i fattori di differenziazione delle enciclopedie coinvolte possano coincidere almeno in parte con (o essere analoghi a) quelli tipici della variazione sociolinguistica – in particolare i parametri diatopici, diacronici e diastratici. Riferimenti bibliografici Mazzoleni, Marco (2000), Per una didattica della traduzione come mediazione linguistica e culturale, in “Annali dell’Università per stranieri di Perugia” VIII/27 (N.S.): 219-245. Mazzoleni, Marco (2004), Dai tipi ai generi: una tipologia testuale in chiave di didattica della traduzione, in Paolo D’Achille (a cura di), Generi, architetture e forme testuali. Atti del VII Convegno della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (Roma, 1°-5 ottobre 2002), Firenze, Cesati, vol. I: 401-413. Skytte, Gunver (2008), Il concetto di enciclopedia e la traduzione, in Annalisa Nesi e Nicoletta Maraschio (a cura di) (2008), Discorsi di lingua e letteratura italiana per Teresa Poggi Salani, Pisa, Pacini: 351-361. Tudor, Ian (1987), A Framework for the Translational Analysis of Texts, in “The Linguist” 26/2: 80-82.
2011
I Luoghi della Traduzione. Le Interfacce. Atti del XLIII Congresso Internazionale di Studi della SLI - Società di Linguistica Italiana
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M. Mazzoleni
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/76652
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