L’evoluzione politica degli accordi internazionali sul cambiamento climatico dipende fortemente dalla disuguaglianza nella distribuzione dei costi per la messa in atto delle politiche, dei danni derivanti da riscaldamento globale e delle emissioni di CO2 dei Paesi maggiormente responsabili di attività inquinanti. Con particolare riferimento alla distribuzione internazionale delle emissioni atmosferiche, i Paesi in via di sviluppo rifiutano di ratificare il Protocollo di Kyoto perché ritengono che i Paesi ricchi siano i maggiori responsabili dell’attuale livello di concentrazione globale di anidride carbonica, mentre i Paesi ricchi lamentano che politiche internazionali che non includano uno sforzo di riduzione di inquinamento da parte dei Paesi ad economia emergente sarebbero inefficaci. Il problema dell’equità nella distribuzione internazionale delle emissioni atmosferiche assume dunque un marcato rilievo politico. Il presente studio si prefigge di analizzare: 1. Il livello di disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche. 2. La natura della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche per verificare che la maggior porzione di disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni dipenda dalle differenze (in termini di attività inquinanti) che emergono tra Paesi ricchi e Paesi poveri. 3. Le fonti della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche, per verificare se la diversa distribuzione delle emissioni atmosferiche tra Paesi ricchi e Paesi poveri derivi da: differenze in termini di intensità di carbonio (IC), intesa come rapporto tra emissioni e quantità di energia consumata; differenze di intensità energetica (IE), intesa come rapporto tra quantità di energia consumata e Prodotto Interno Lordo (PIL); differenze in termini di PIL. Gli obiettivi sopra enunciati sono raggiunti attraverso l’uso di modelli integrati di cambiamento climatico che rappresentano il legame tra attività economica e variabili ambientali. Dai risultati emerge con chiarezza, pur nelle diversità e peculiarità che caratterizzano i diversi scenari e modelli, che le differenze in termini di PIL pro capite esistenti a livello internazionale appaiono come la causa principale della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche. In altre parole, i dati sembrano confermare che uno squilibrio di ricchezza tra i Paesi ricchi e quelli più poveri rende responsabili le regioni più industrializzate non solo di ingiustizie sociali ma anche dell’aggravamento del problema ambientale. Sembrano dunque trovare riscontro quegli studi che non individuano, per quanto riguarda le emissioni di CO2, un legame virtuoso tra crescita e qualità ambientale.

Distribuzione internazionale delle emissioni di gas serra secondo i modelli integrati di cambiamento climatico

CANTORE, NICOLA;CANAVARI, MAURIZIO;PIGNATTI, ERIKA
2008

Abstract

L’evoluzione politica degli accordi internazionali sul cambiamento climatico dipende fortemente dalla disuguaglianza nella distribuzione dei costi per la messa in atto delle politiche, dei danni derivanti da riscaldamento globale e delle emissioni di CO2 dei Paesi maggiormente responsabili di attività inquinanti. Con particolare riferimento alla distribuzione internazionale delle emissioni atmosferiche, i Paesi in via di sviluppo rifiutano di ratificare il Protocollo di Kyoto perché ritengono che i Paesi ricchi siano i maggiori responsabili dell’attuale livello di concentrazione globale di anidride carbonica, mentre i Paesi ricchi lamentano che politiche internazionali che non includano uno sforzo di riduzione di inquinamento da parte dei Paesi ad economia emergente sarebbero inefficaci. Il problema dell’equità nella distribuzione internazionale delle emissioni atmosferiche assume dunque un marcato rilievo politico. Il presente studio si prefigge di analizzare: 1. Il livello di disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche. 2. La natura della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche per verificare che la maggior porzione di disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni dipenda dalle differenze (in termini di attività inquinanti) che emergono tra Paesi ricchi e Paesi poveri. 3. Le fonti della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche, per verificare se la diversa distribuzione delle emissioni atmosferiche tra Paesi ricchi e Paesi poveri derivi da: differenze in termini di intensità di carbonio (IC), intesa come rapporto tra emissioni e quantità di energia consumata; differenze di intensità energetica (IE), intesa come rapporto tra quantità di energia consumata e Prodotto Interno Lordo (PIL); differenze in termini di PIL. Gli obiettivi sopra enunciati sono raggiunti attraverso l’uso di modelli integrati di cambiamento climatico che rappresentano il legame tra attività economica e variabili ambientali. Dai risultati emerge con chiarezza, pur nelle diversità e peculiarità che caratterizzano i diversi scenari e modelli, che le differenze in termini di PIL pro capite esistenti a livello internazionale appaiono come la causa principale della disuguaglianza nella distribuzione delle emissioni atmosferiche. In altre parole, i dati sembrano confermare che uno squilibrio di ricchezza tra i Paesi ricchi e quelli più poveri rende responsabili le regioni più industrializzate non solo di ingiustizie sociali ma anche dell’aggravamento del problema ambientale. Sembrano dunque trovare riscontro quegli studi che non individuano, per quanto riguarda le emissioni di CO2, un legame virtuoso tra crescita e qualità ambientale.
2008
Atti (CD-ROM) del VI Congresso Annuale AISSA
1
4
Cantore N.; Canavari M.; Pignatti E.
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