In questa nota riportiamo le prime acquisizioni emerse da un’indagine iniziata nel 2017 e tuttora in corso sulle mele “Rosa romana” dell’Alta Valle del Reno, e delle altre vallate appenniniche bolognesi, ad altitudini che oscillano dai 300 metri delle prime pendici collinari (es. Marzabotto) fino a 900-1.000 m (es. Castel dell’Alpi), nei territori confinanti dei due versanti emiliano e toscano del crinale appenninico. Poche, per la verità, sono le colture rimaste sui suoli fertili adatti al melo e fortunatamente non ancora restituiti al pascolo e alla macchia mediterranea, come sta avvenendo, per larga parte delle superfici abbandonate dell’agricoltura attiva. L’indagine intende far luce ed individuare, nei vecchi impianti, i vari tipi di “Rosa romana” esistenti, cioè i possibili mutanti fenotipici e le tipologie similari di questa varietà isolati e propagati localmente attraverso il tempo, fino a farne varie denominazioni clonali rappresentative però della “vera” “Rosa romana”, per identità fenotipica e punto di riferimento, anche per i nuovi impianti. Questo identikit della mela “Rosa romana” servirà anche sul piano vivaistico per una possibile certificazione genetica e anche sanitaria dei cloni che andremo ad individuare.

Riscoperta e valorizzazione della mela “Rosa romana”.

Sansavini S.;Alessandri S.;Gregori R.;Dondini L.
2018

Abstract

In questa nota riportiamo le prime acquisizioni emerse da un’indagine iniziata nel 2017 e tuttora in corso sulle mele “Rosa romana” dell’Alta Valle del Reno, e delle altre vallate appenniniche bolognesi, ad altitudini che oscillano dai 300 metri delle prime pendici collinari (es. Marzabotto) fino a 900-1.000 m (es. Castel dell’Alpi), nei territori confinanti dei due versanti emiliano e toscano del crinale appenninico. Poche, per la verità, sono le colture rimaste sui suoli fertili adatti al melo e fortunatamente non ancora restituiti al pascolo e alla macchia mediterranea, come sta avvenendo, per larga parte delle superfici abbandonate dell’agricoltura attiva. L’indagine intende far luce ed individuare, nei vecchi impianti, i vari tipi di “Rosa romana” esistenti, cioè i possibili mutanti fenotipici e le tipologie similari di questa varietà isolati e propagati localmente attraverso il tempo, fino a farne varie denominazioni clonali rappresentative però della “vera” “Rosa romana”, per identità fenotipica e punto di riferimento, anche per i nuovi impianti. Questo identikit della mela “Rosa romana” servirà anche sul piano vivaistico per una possibile certificazione genetica e anche sanitaria dei cloni che andremo ad individuare.
Sansavini S., Alessandri S., Buscaroli C., Gregori R., Dondini L.
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