Lo scopo della presente analisi é quello di esaminare le occorrenze del paradigma “immigrato/straniero = primitivo” in articoli giornalistici italiani relativi all’immigrazione. Lo studio intende esaminare come l’idea di “primitivismo”, condizionata non solo da fattori storici e culturali, ma anche di attualità politica e geo-politica, si manifesti/esplichi nei testi giornalistici sull’immigrazione in Italia al giorno d’oggi. Lo studio consiste di un analisi di tre giornali Italiani (una nazionale e due locale) di articolo che riguardano un evento di cronaca nel 2005 in cui erano coinvolti due giovani immigrati. Lo studio esamina e paragona il linguaggio usato dai giornalisti nei tre giornali nel creare lo stereotipi/l’imagino dell’Altro attraverso questi due persone (immigrati). A mio avviso l’idea del “primitivismo” si concretizza nell’odierna opinione sull’immigrazione che emerge sia nei discorsi apertamente a carattere razziale che in quelli più “liberal”. L’idea che l’opinione pubblica ha al riguardo viene mediata da questo mito, generato in modo diacronico dall’imperialismo e dalle strutture egemoniche, e che si riflette oggi nei rapporti fra il primo e il terzo mondo, anch’essi retti da asimmetrie di tipo socio-economico e politico. Le numerose e spesso contraddittorie manifestazioni di “primitivismo”, dal “buon selvaggio in armonia con la Natura” al “selvaggio bestiale e incivile”, fino al “selvaggio irrazionale e/o sensuale”, si ritrovano nel discorso popolare e giornalistico sull’immigrazione e rappresentano tutte una visione egemonica dell’Altro come subalterno piuttosto che come partner (il cosidetto “Gaze”, o lo sguardo sull’Altro). Si ricorrerà a nozioni tratte dalla teoria post-coloniale al fine di analizzare le strategie retoriche utilizzate nel discorso giornalistico sull’immigrazione (ad esempio il mito ”orientalista” incarnato negli stereotipi, cliché e neologismi presi da altre lingue, e soprattutto le metafore diacroniche della modernità rispetto al primitivismo, quali: “in Afghanistan si é ritornati al Medioevo”, oppure il fondamentalismo islamico o la politica palestinese visti come aspetti primitivi, selvaggi e barbari o ancora le metafore cromatiche di contrasto fra buio e luce). A questo riguardo è anche rilevante il confronto implicito fra meridionali e stranieri da parte della Lega Nord. Potrebbe rivelarsi interessante il confronto fra questi stereotipi e le notizie presentati nelle notizie provenienti dal cosiddetto Terzo Mondo, ad esempio l’India vista come una nazione all’avanguardia nel settore informatico. Tali rappresentazioni (che ovviamente non sono solo verbali, ma comportano la selezione stessa delle notizie da trasmettere, soprattutto all’indomani dell’undici settembre e dell’invasione dell’Iraq) contribuiscono a consolidare i pregiudizi stereotipati all’occhio del pubblico (ovvero che cosa si rappresenta? Guerra, conflitti, tortura, tensione o donne oppresse piuttosto che storia, natura, arte, poesia, interviste con donne giudice/professioniste/intellettuali/artiste ecc.).

La categoria eurocentrica del ‘primitivo’ nei mezzi di informazione italiani.

RUDVIN, METTE
2007

Abstract

Lo scopo della presente analisi é quello di esaminare le occorrenze del paradigma “immigrato/straniero = primitivo” in articoli giornalistici italiani relativi all’immigrazione. Lo studio intende esaminare come l’idea di “primitivismo”, condizionata non solo da fattori storici e culturali, ma anche di attualità politica e geo-politica, si manifesti/esplichi nei testi giornalistici sull’immigrazione in Italia al giorno d’oggi. Lo studio consiste di un analisi di tre giornali Italiani (una nazionale e due locale) di articolo che riguardano un evento di cronaca nel 2005 in cui erano coinvolti due giovani immigrati. Lo studio esamina e paragona il linguaggio usato dai giornalisti nei tre giornali nel creare lo stereotipi/l’imagino dell’Altro attraverso questi due persone (immigrati). A mio avviso l’idea del “primitivismo” si concretizza nell’odierna opinione sull’immigrazione che emerge sia nei discorsi apertamente a carattere razziale che in quelli più “liberal”. L’idea che l’opinione pubblica ha al riguardo viene mediata da questo mito, generato in modo diacronico dall’imperialismo e dalle strutture egemoniche, e che si riflette oggi nei rapporti fra il primo e il terzo mondo, anch’essi retti da asimmetrie di tipo socio-economico e politico. Le numerose e spesso contraddittorie manifestazioni di “primitivismo”, dal “buon selvaggio in armonia con la Natura” al “selvaggio bestiale e incivile”, fino al “selvaggio irrazionale e/o sensuale”, si ritrovano nel discorso popolare e giornalistico sull’immigrazione e rappresentano tutte una visione egemonica dell’Altro come subalterno piuttosto che come partner (il cosidetto “Gaze”, o lo sguardo sull’Altro). Si ricorrerà a nozioni tratte dalla teoria post-coloniale al fine di analizzare le strategie retoriche utilizzate nel discorso giornalistico sull’immigrazione (ad esempio il mito ”orientalista” incarnato negli stereotipi, cliché e neologismi presi da altre lingue, e soprattutto le metafore diacroniche della modernità rispetto al primitivismo, quali: “in Afghanistan si é ritornati al Medioevo”, oppure il fondamentalismo islamico o la politica palestinese visti come aspetti primitivi, selvaggi e barbari o ancora le metafore cromatiche di contrasto fra buio e luce). A questo riguardo è anche rilevante il confronto implicito fra meridionali e stranieri da parte della Lega Nord. Potrebbe rivelarsi interessante il confronto fra questi stereotipi e le notizie presentati nelle notizie provenienti dal cosiddetto Terzo Mondo, ad esempio l’India vista come una nazione all’avanguardia nel settore informatico. Tali rappresentazioni (che ovviamente non sono solo verbali, ma comportano la selezione stessa delle notizie da trasmettere, soprattutto all’indomani dell’undici settembre e dell’invasione dell’Iraq) contribuiscono a consolidare i pregiudizi stereotipati all’occhio del pubblico (ovvero che cosa si rappresenta? Guerra, conflitti, tortura, tensione o donne oppresse piuttosto che storia, natura, arte, poesia, interviste con donne giudice/professioniste/intellettuali/artiste ecc.).
Il primitivismo e le sue metamorfosi. Archeologia di un discorso culturale
461
474
Rudvin M.
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/64580
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact