Le religioni nella gran parte dei casi sono dotate di un complesso di norme-precetti che riguardano la sfera del cibo. Spesso sono dei divieti rigorosi di consumare certe pietanze a volte mere indicazioni o raccomandazioni che rendono un prodotto “lecito” al consumo e alle quali i fedeli devono attenersi per essere in linea con le proprie convinzioni religiose. Con ciò attribuendo un senso etico-confessionale al cibo in quanto tale e ai gesti che si compiono nell’atto di nutrirsi che diventano anche legame con l’altro e con la comunità. Questo legame-norma che caratterizza l’identità della persona e spesso, nel caso dei migranti, di persone con diverse regole confessionali rispetto a quelle maggioritarie del Paese ospitante a volte pone in stress l’ordinamento giuridico statuale nel suo complesso in specie per l’istituzione di servizi di mensa nelle cosiddette comunità chiuse o segreganti come ospedali, caserme, penitenziari o semplicemente per la previsione di menù diversi etico-religiosamente nella ristorazione viaggiante (treni, aerei ecc.). Molte le nuove frontiere socio-normative aperte dal cibo religiosamente considerato, si pensi in positivo al nuovo mercato che ne deriva ma anche in negativo alla preoccupante deriva securitaria che alcuni Comuni italiani hanno tentato di intraprendere con il varo di ordinanze ad hoc volte ad escludere la presenza di determinati cibi di provenienza cultural-confessionale non tipica del territorio da loro amministrato.

Alimentazione, regola confessionale e diritto di libertà religiosa nell'era della "glocalizzazione": la via italiana.

Antonello De Oto
2017

Abstract

Le religioni nella gran parte dei casi sono dotate di un complesso di norme-precetti che riguardano la sfera del cibo. Spesso sono dei divieti rigorosi di consumare certe pietanze a volte mere indicazioni o raccomandazioni che rendono un prodotto “lecito” al consumo e alle quali i fedeli devono attenersi per essere in linea con le proprie convinzioni religiose. Con ciò attribuendo un senso etico-confessionale al cibo in quanto tale e ai gesti che si compiono nell’atto di nutrirsi che diventano anche legame con l’altro e con la comunità. Questo legame-norma che caratterizza l’identità della persona e spesso, nel caso dei migranti, di persone con diverse regole confessionali rispetto a quelle maggioritarie del Paese ospitante a volte pone in stress l’ordinamento giuridico statuale nel suo complesso in specie per l’istituzione di servizi di mensa nelle cosiddette comunità chiuse o segreganti come ospedali, caserme, penitenziari o semplicemente per la previsione di menù diversi etico-religiosamente nella ristorazione viaggiante (treni, aerei ecc.). Molte le nuove frontiere socio-normative aperte dal cibo religiosamente considerato, si pensi in positivo al nuovo mercato che ne deriva ma anche in negativo alla preoccupante deriva securitaria che alcuni Comuni italiani hanno tentato di intraprendere con il varo di ordinanze ad hoc volte ad escludere la presenza di determinati cibi di provenienza cultural-confessionale non tipica del territorio da loro amministrato.
Antonello De Oto
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