Nel mondo una delle più importanti cause di morbilità e mortalità nell’uomo è l’infezione da uno dei 5 virus dell’epatite: HAV, HBV, HCV, HDV, HEV (Hepatitis E Virus). HEV, classificato nel genere Hepevirus (fam. Hepeviridae), di cui sono riconosciuti 4 genotipi principali (I-IV) e un unico sierotipo, è in numerosi Paesi asiatici l’agente principale di epatite virale endemica trasmessa per via enterica. In India incide per il 60% sui casi di epatite sporadica. Sono stati rinvenuti anticorpi anti-HEV in scimmie, suini, roditori, polli, cani, vacche, pecore e capre. Talvolta HEV può infettare l’uomo per contatto diretto con animali domestici o selvatici, e soprattutto con le loro deiezioni o con acque o cibi contaminati. In Cina il suino è il principale serbatoio di HEV e le persone occupate nell’allevamento suino hanno un più alto rischio d’infezione. Uomo, animali, cibo e ambiente contribuiscono e interagiscono tra loro nel causare la malattia nell’uomo e nel mantenere il potenziale endemico ed enzootico del virus dell’epatite E. In Europa le infezioni da HEV sono un problema sanitario sporadico importato da persone che hanno viaggiato in regioni endemiche, ma è possibile anche la trasmissione indigena, autoctona, di HEV, e il suino o i roditori possono agire come serbatoi d’infezione. L’epatite E da infezione autoctona è un’entità clinico-patologica ed epidemiologica distinta dall’epatite E dei Paesi in cui è endemica, ed è più frequente di quanto in precedenza constatato. In Europa gli esami sierologici confermano che l’esposizione al suino o al suo ambiente s’accompagna a un’elevata sieroprevalenza di HEV. Negli Stati Uniti e in Europa, HEV suino è dal punto di vista genetico strettamente correlato agli isolati virali riscontrati nell’uomo. Il ceppo umano del virus (US-2) è trasmissibile al suino e causa epatite. Casi di infezioni da consumo di cibi (carni o fegato crudi o poco cotti) occorrono per la maggior parte in Giappone e raramente in Europa. Rarissima la trasmissione zoonosica di HEV per contatto diretto tra suino e uomo. L’epatite E nell’uomo è per lo più auto-limitante e non progredisce verso la cronicità. Una forma più grave, con mortalità fino al 25%, occorre soprattutto in donne gravide o in persone anziane che manifestano un’epatite fulminante accompagnata da encefalopatia e coagulopatia. Il quadro istopatologico dell’epatite E acuta nell’uomo mostra una grave necrosi intralobulare, infiammazione con polimorfonucleati e colangite acuta distruttiva con infiltrazione di granulociti neutrofili e raramente di linfociti. Nell’epatite E importata da regioni endemiche manca la grave colangite e la flogosi portale è attenuata. Nei suini infettati naturalmente o sperimentalmente con HEV una sintomatologia clinica o un aumento del livello degli enzimi epatici o della bilirubina non sono apprezzabili. L’aumento di volume da lieve a moderato dei linfonodi epatici e mesenterici è l’unica osservazione possibile alla necroscopia. L’esame istologico mostra un’epatite multifocale linfoplasmocitaria e istiocitaria da lieve a moderata, degenerazione vacuolare e rigonfiamento degli epatociti, necrosi e apoptosi in singoli epatociti. La positività immunoistochimica per l’antigene HEV può essere evidenziata in un numero variabile di epatociti in diversi lobuli. Un danno microscopico simile a livello epatico si è osservato in soggetti infettati con PCV-2, ma solo nella PMWS clinicamente palese. Pertanto un’epatite linfocitaria focale asintomatica sembra occorrere solo in suini infettati con HEV. L’insufficienza epatica nell’uomo può essere a volte trattata con xenotrapianto di fegato suino. HEV suino non causa alcuna sintomatologia clinica nell’ospite naturale ma è verosimilmente un agente zoonosico, del quale i suini sono serbatoi, che può infettare l’uomo e causare epatite. I fegati, o le cellule epatiche, di suini infettati con HEV possono perciò rappresentare un rischio per la trasmissione di HEV dai suini agli umani che...

L'epatite E nell'uomo e nel suino

MARCATO, PAOLO STEFANO;FUSARO, LAURA
2007

Abstract

Nel mondo una delle più importanti cause di morbilità e mortalità nell’uomo è l’infezione da uno dei 5 virus dell’epatite: HAV, HBV, HCV, HDV, HEV (Hepatitis E Virus). HEV, classificato nel genere Hepevirus (fam. Hepeviridae), di cui sono riconosciuti 4 genotipi principali (I-IV) e un unico sierotipo, è in numerosi Paesi asiatici l’agente principale di epatite virale endemica trasmessa per via enterica. In India incide per il 60% sui casi di epatite sporadica. Sono stati rinvenuti anticorpi anti-HEV in scimmie, suini, roditori, polli, cani, vacche, pecore e capre. Talvolta HEV può infettare l’uomo per contatto diretto con animali domestici o selvatici, e soprattutto con le loro deiezioni o con acque o cibi contaminati. In Cina il suino è il principale serbatoio di HEV e le persone occupate nell’allevamento suino hanno un più alto rischio d’infezione. Uomo, animali, cibo e ambiente contribuiscono e interagiscono tra loro nel causare la malattia nell’uomo e nel mantenere il potenziale endemico ed enzootico del virus dell’epatite E. In Europa le infezioni da HEV sono un problema sanitario sporadico importato da persone che hanno viaggiato in regioni endemiche, ma è possibile anche la trasmissione indigena, autoctona, di HEV, e il suino o i roditori possono agire come serbatoi d’infezione. L’epatite E da infezione autoctona è un’entità clinico-patologica ed epidemiologica distinta dall’epatite E dei Paesi in cui è endemica, ed è più frequente di quanto in precedenza constatato. In Europa gli esami sierologici confermano che l’esposizione al suino o al suo ambiente s’accompagna a un’elevata sieroprevalenza di HEV. Negli Stati Uniti e in Europa, HEV suino è dal punto di vista genetico strettamente correlato agli isolati virali riscontrati nell’uomo. Il ceppo umano del virus (US-2) è trasmissibile al suino e causa epatite. Casi di infezioni da consumo di cibi (carni o fegato crudi o poco cotti) occorrono per la maggior parte in Giappone e raramente in Europa. Rarissima la trasmissione zoonosica di HEV per contatto diretto tra suino e uomo. L’epatite E nell’uomo è per lo più auto-limitante e non progredisce verso la cronicità. Una forma più grave, con mortalità fino al 25%, occorre soprattutto in donne gravide o in persone anziane che manifestano un’epatite fulminante accompagnata da encefalopatia e coagulopatia. Il quadro istopatologico dell’epatite E acuta nell’uomo mostra una grave necrosi intralobulare, infiammazione con polimorfonucleati e colangite acuta distruttiva con infiltrazione di granulociti neutrofili e raramente di linfociti. Nell’epatite E importata da regioni endemiche manca la grave colangite e la flogosi portale è attenuata. Nei suini infettati naturalmente o sperimentalmente con HEV una sintomatologia clinica o un aumento del livello degli enzimi epatici o della bilirubina non sono apprezzabili. L’aumento di volume da lieve a moderato dei linfonodi epatici e mesenterici è l’unica osservazione possibile alla necroscopia. L’esame istologico mostra un’epatite multifocale linfoplasmocitaria e istiocitaria da lieve a moderata, degenerazione vacuolare e rigonfiamento degli epatociti, necrosi e apoptosi in singoli epatociti. La positività immunoistochimica per l’antigene HEV può essere evidenziata in un numero variabile di epatociti in diversi lobuli. Un danno microscopico simile a livello epatico si è osservato in soggetti infettati con PCV-2, ma solo nella PMWS clinicamente palese. Pertanto un’epatite linfocitaria focale asintomatica sembra occorrere solo in suini infettati con HEV. L’insufficienza epatica nell’uomo può essere a volte trattata con xenotrapianto di fegato suino. HEV suino non causa alcuna sintomatologia clinica nell’ospite naturale ma è verosimilmente un agente zoonosico, del quale i suini sono serbatoi, che può infettare l’uomo e causare epatite. I fegati, o le cellule epatiche, di suini infettati con HEV possono perciò rappresentare un rischio per la trasmissione di HEV dai suini agli umani che...
P. S: Marcato; L. Fusaro
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