“Last Minute Market” un mercato dell’ultimo minuto per Il recupero dei beni alimentari, rimasti invenduti. Progetto ideato nel 1998 presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, consiste in un nuovo sistema logistico che consente di recuperare i beni alimentari che per le più diverse ragioni, la distribuzione organizzata, considera non più commercializzabili pur essendo ancora perfettamente salubri L’obiettivo è quello di renderli immediatamente fruibili, in modo gratuito, ad enti ed associazioni che si occupano di assistenza a persone in condizioni di disagio. In questo modo si fornisce, quindi, un servizio alla società, ma anche all’ambiente, limitando sprechi, rifiuti, e di conseguenza inquinamento. Da qui l’idea, di analizzare la filiera agroalimentare, soffermandosi in particolar modo sul settore primario. Dall’indagine è emerso che sia nelle aziende agricole, che nelle cooperative ortofrutticole parte della produzione rimane invenduta. Le ragioni che determinano questo fenomeno, caso frequente negli ultimi anni per le pesche in Emilia Romagna, possono essere di varia natura: saturazione del mercato, offerta eccedente la domanda; danneggiamento del prodotto a causa di eventi atmosferici, pezzatura fuori ordinanza, ed altro ancora. E’ così che, basandosi sugli stessi principi (prossimità e territorialità) e sugli stessi obiettivi (sociali, ambientali, sanitari, economici) del Last Minute Market, nasce il Last Minute Harvest, un nuovo modello che permette di recuperare i prodotti ortofrutticoli invenduti del settore primario. L’agricoltore, attraverso questo modello mette a disposizione degli enti assistenziali del proprio territorio, i prodotti ortofrutticoli invenduti, che altrimenti, rimarrebbero a marcire in campo. Il tutto si basa sulla raccolta diretta dei beni da parte dell’ente stesso attraverso la spigolatura. Tale attività risulta possibile grazie alla rimodulazione da parte della Riforma Biagi (legge 30/2003 e suo D. Lgs attuativo 276/2003) della prestazione di lavoro occasionale. La risultante di questo modello di alto profilo etico-sociale, ambientale e sanitario, è a somma positiva per tutti i partecipanti: gli enti assistenziali ricevono prodotti di alto valore nutrizionale gratuitamente e gli l’agricoltore oltre al beneficio agronomico, potrebbe avere, previo accordo, una quota del prodotto raccolto.

Le eccedenze nella filiera ortofrutticola. La proposta di un sistema per contenere gli sprechi nel settore primario: Last Minute Harvest

SEGRE', ANDREA;FALASCONI, LUCA;MORGANTI, SABINA
2006

Abstract

“Last Minute Market” un mercato dell’ultimo minuto per Il recupero dei beni alimentari, rimasti invenduti. Progetto ideato nel 1998 presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, consiste in un nuovo sistema logistico che consente di recuperare i beni alimentari che per le più diverse ragioni, la distribuzione organizzata, considera non più commercializzabili pur essendo ancora perfettamente salubri L’obiettivo è quello di renderli immediatamente fruibili, in modo gratuito, ad enti ed associazioni che si occupano di assistenza a persone in condizioni di disagio. In questo modo si fornisce, quindi, un servizio alla società, ma anche all’ambiente, limitando sprechi, rifiuti, e di conseguenza inquinamento. Da qui l’idea, di analizzare la filiera agroalimentare, soffermandosi in particolar modo sul settore primario. Dall’indagine è emerso che sia nelle aziende agricole, che nelle cooperative ortofrutticole parte della produzione rimane invenduta. Le ragioni che determinano questo fenomeno, caso frequente negli ultimi anni per le pesche in Emilia Romagna, possono essere di varia natura: saturazione del mercato, offerta eccedente la domanda; danneggiamento del prodotto a causa di eventi atmosferici, pezzatura fuori ordinanza, ed altro ancora. E’ così che, basandosi sugli stessi principi (prossimità e territorialità) e sugli stessi obiettivi (sociali, ambientali, sanitari, economici) del Last Minute Market, nasce il Last Minute Harvest, un nuovo modello che permette di recuperare i prodotti ortofrutticoli invenduti del settore primario. L’agricoltore, attraverso questo modello mette a disposizione degli enti assistenziali del proprio territorio, i prodotti ortofrutticoli invenduti, che altrimenti, rimarrebbero a marcire in campo. Il tutto si basa sulla raccolta diretta dei beni da parte dell’ente stesso attraverso la spigolatura. Tale attività risulta possibile grazie alla rimodulazione da parte della Riforma Biagi (legge 30/2003 e suo D. Lgs attuativo 276/2003) della prestazione di lavoro occasionale. La risultante di questo modello di alto profilo etico-sociale, ambientale e sanitario, è a somma positiva per tutti i partecipanti: gli enti assistenziali ricevono prodotti di alto valore nutrizionale gratuitamente e gli l’agricoltore oltre al beneficio agronomico, potrebbe avere, previo accordo, una quota del prodotto raccolto.
SEGRE' A.; FALASCONI L.; MORGANTI S.
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