La filosofia dell’Illuminismo s’impone alla riflessione di Hans Blumenberg come riferimento fondamentale della modernità e, nei suoi testi, si articola a diverse prospettive – la storia, la filosofia, l’ermeneutica -, che s’incontrano in reti di scritture e in scambi di determinazioni. Interprete di una cultura della ragione che è anche una cultura dei suoi limiti, Blumenberg assume i testi della filosofia dei Lumi nella forma di una considerazione storica che non trascura le continuità delle genealogie e delle eredità, ma che sa riconoscerne anche le discontinuità e i caratteri propri che la connotano come la filosofia di un’epoca “determinata”. Teorico della legittimità dell’età moderna, Blumenberg analizza inoltre le idee-forza che caratterizzano l’Illuminismo come un’epoca radicalmente “nuova” in relazione al passato attraverso un’indagine filosofica che non dimentica gli attori del pensiero né gli autori dei libri, ma che sa identificare anche “le parti inespresse del discorso” e scoprirne le curvature indotte dal sistema di metafore che le traducono. Ermeneuta delle trasformazioni delle immagini che orientano il pensiero verso l’astrazione categoriale, Blumenberg esamina infine anche le modalità espressive di alcune figure privilegiate della cultura dell’età, secondo le istanze di una semantica metaforica che, pour avvalendosi delle analisi dei concetti, sa mettere in rilievo anche le traslazioni figurate del linguaggio, secondo le strategie metodiche di quella “teoria dell’inconcettualità” fondata sul “principio di ragion insufficiente” che egli aveva progettato fin dai suoi corsi del 1975 e che opponeva alla ‘concettualità pura’ di cartesiana memoria. Così, nelle pagine dei suoi testi, i diversi regimi epistemologici di una riflessione “arborescente” si incontrano, si integrano e si completano. La ricerca di una specificazione storica, definendo “i limiti” e i “superamenti” della filosofia dei Lumi, rinvia ad un’analisi filosofica dei modi di pensiero che la caratterizzano come “discorso filosofico della modernità”; l’analisi filosofica, investendo queste stesse idee di una domanda teorica nel quadro di un sistema di significati, si piega all’esercizio di un’ermeneutica che le assume come orientamenti “propri” e come tropi “specifici”; la semantica metaforica infine, alleata dei concetti ma al di là delle definizioni, le assume come materia filosofica storicamente determinata che ha fatto della modernità un tema filosofico su cui riflettere a partire da un rifiuto della linearità di una storia universale. Per concorrere tutte – storia, filosofia, semantica, ermeneutica e linguistica – ad un’identificazione delle immagini attraverso le quali, secondo Blumenberg, l’Illuminismo traduce le sue certezze e i suoi dubbi, le sue aspirazioni e le sue delusioni, istaurando così nella storia uno “stile di pensiero” inconfondibile: come la metafora della luce, ad esempio, o quella del libro e del naufragio, “metafore assolute” della verità, della leggibilità del mondo e dei rischi dell’esistenza, che Blumenberg ritrova centrali nel pensiero moderno e di cui analizza i mutamenti di significato che caratterizzano la filosofia dell’Illuminismo come una filosofia problematica, orientata verso il futuro secondo una teoria del progresso della ragione, ma già consapevole dei suoi limiti e dei suoi pericoli, se non della sua decadenza, allorché il racconto di legittimazione dell’uomo moderno attraverso la sua figura eroica di “animale politico”capace di dominare la natura e di interpretare la sua storia ritorna sull’interrogazione più difficile e delicata sulla natura più autentica dell’uomo stesso, sugli usi più pertinenti della sua ragione e sui modi più complessi della sua socialità.

"Progresso dei Lumi" e "curiosità intellettuale". L'Illuminismo di Hans Blumenberg

SPALLANZANI, MARIAFRANCA
2011

Abstract

La filosofia dell’Illuminismo s’impone alla riflessione di Hans Blumenberg come riferimento fondamentale della modernità e, nei suoi testi, si articola a diverse prospettive – la storia, la filosofia, l’ermeneutica -, che s’incontrano in reti di scritture e in scambi di determinazioni. Interprete di una cultura della ragione che è anche una cultura dei suoi limiti, Blumenberg assume i testi della filosofia dei Lumi nella forma di una considerazione storica che non trascura le continuità delle genealogie e delle eredità, ma che sa riconoscerne anche le discontinuità e i caratteri propri che la connotano come la filosofia di un’epoca “determinata”. Teorico della legittimità dell’età moderna, Blumenberg analizza inoltre le idee-forza che caratterizzano l’Illuminismo come un’epoca radicalmente “nuova” in relazione al passato attraverso un’indagine filosofica che non dimentica gli attori del pensiero né gli autori dei libri, ma che sa identificare anche “le parti inespresse del discorso” e scoprirne le curvature indotte dal sistema di metafore che le traducono. Ermeneuta delle trasformazioni delle immagini che orientano il pensiero verso l’astrazione categoriale, Blumenberg esamina infine anche le modalità espressive di alcune figure privilegiate della cultura dell’età, secondo le istanze di una semantica metaforica che, pour avvalendosi delle analisi dei concetti, sa mettere in rilievo anche le traslazioni figurate del linguaggio, secondo le strategie metodiche di quella “teoria dell’inconcettualità” fondata sul “principio di ragion insufficiente” che egli aveva progettato fin dai suoi corsi del 1975 e che opponeva alla ‘concettualità pura’ di cartesiana memoria. Così, nelle pagine dei suoi testi, i diversi regimi epistemologici di una riflessione “arborescente” si incontrano, si integrano e si completano. La ricerca di una specificazione storica, definendo “i limiti” e i “superamenti” della filosofia dei Lumi, rinvia ad un’analisi filosofica dei modi di pensiero che la caratterizzano come “discorso filosofico della modernità”; l’analisi filosofica, investendo queste stesse idee di una domanda teorica nel quadro di un sistema di significati, si piega all’esercizio di un’ermeneutica che le assume come orientamenti “propri” e come tropi “specifici”; la semantica metaforica infine, alleata dei concetti ma al di là delle definizioni, le assume come materia filosofica storicamente determinata che ha fatto della modernità un tema filosofico su cui riflettere a partire da un rifiuto della linearità di una storia universale. Per concorrere tutte – storia, filosofia, semantica, ermeneutica e linguistica – ad un’identificazione delle immagini attraverso le quali, secondo Blumenberg, l’Illuminismo traduce le sue certezze e i suoi dubbi, le sue aspirazioni e le sue delusioni, istaurando così nella storia uno “stile di pensiero” inconfondibile: come la metafora della luce, ad esempio, o quella del libro e del naufragio, “metafore assolute” della verità, della leggibilità del mondo e dei rischi dell’esistenza, che Blumenberg ritrova centrali nel pensiero moderno e di cui analizza i mutamenti di significato che caratterizzano la filosofia dell’Illuminismo come una filosofia problematica, orientata verso il futuro secondo una teoria del progresso della ragione, ma già consapevole dei suoi limiti e dei suoi pericoli, se non della sua decadenza, allorché il racconto di legittimazione dell’uomo moderno attraverso la sua figura eroica di “animale politico”capace di dominare la natura e di interpretare la sua storia ritorna sull’interrogazione più difficile e delicata sulla natura più autentica dell’uomo stesso, sugli usi più pertinenti della sua ragione e sui modi più complessi della sua socialità.
HUMANITAS
M. Spallanzani
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/115143
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