Scopo del lavoro è di valutare e comparare i costi di produzione e la redditività relativi alla produzione in tecnica integrata e in tecnica biologica di alcune specie frutticole di particolare interesse per il nostro paese. In particolare, si sono prese in considerazione la produzione del pesco in provincia di Forlì-Cesena e quella del melo in Trentino-Alto Adige e, con l’ausilio di esperti delle singole realtà locali esaminate, sono stati raccolti tutti gli elementi tecnici ed economici utili alla stesura dei costi di produzione. Per quanto concerne la produzione del pesco biologico nella zona considerata (provincia di Forlì-Cesena) l’analisi effettuata ha evidenziato una notevole differenza nelle performance economiche rispetto alla tecnica integrata. Gli ottimi riscontri commerciali che il prodotto “bio” riesce ad ottenere (prezzi tra il 30 e il 90% superiori al prodotto convenzionale), sono in grado di compensare ampiamente il contenuto aumento dei costi e l’altrettanto limitata diminuzione delle produzioni che si registrano passando alla coltivazione biologica. Vista la notevole influenza dei prezzi di vendita sui risultati economici, nella scelta varietale sono da preferirsi le cultivar tardive, capaci di una maggiore produttività e, di conseguenza, di un contenimento dei costi per unità di prodotto. Diverso appare il discorso per quanto riguarda la produzione del melo in Trentino-Alto Adige. In questo caso, infatti, sia le produzioni integrate, sia quelle biologiche, sembrano in grado di assicurare livelli di profitto all’imprenditore agricolo. Grazie al forte impulso in tale direzione che si è avuto nelle ultime annate, gli impianti biologici risultano notevolmente diffusi in Alto Adige, mentre non superano un 4% dei conferimenti alle cooperative trentine, decisamente “concentrate” sulla valorizzazione del prodotto integrato, già ben referenziato sia sul mercato nazionale, sia su quello estero. La minore diffusione delle produzioni biologiche in provincia di Trento è anche legata alle notevoli difficoltà tecniche che si riscontrano in questo areale. Alle maggiori quantità prodotte fanno riscontro quotazioni all’origine sensibilmente inferiori nella provincia di Bolzano rispetto a quella di Trento. In particolare, il differenziale di prezzo tra il prodotto biologico e quello integrato altoatesini tende ad attestarsi attorno al 10%. Si può quindi concludere affermando che alle condizioni tecniche ed economiche attuali (in termini di rese produttive e prezzi ottenibili), sussiste una certa convenienza alla conversione al biologico, per quanto riguarda la produzione di pesco in provincia di Forlì-Cesena. Al contrario, per quel che riguarda il caso del melo in Trentino-Alto Adige, non sembrano esserci differenze di rilievo in termini di redditività tra le due tecniche esaminate, pur considerando i limiti del confronto fra realtà non del tutto omogenee.

Analisi di costi e redditività in aziende frutticole biologiche

CANAVARI, MAURIZIO;PIRAZZOLI, CARLO;
2004

Abstract

Scopo del lavoro è di valutare e comparare i costi di produzione e la redditività relativi alla produzione in tecnica integrata e in tecnica biologica di alcune specie frutticole di particolare interesse per il nostro paese. In particolare, si sono prese in considerazione la produzione del pesco in provincia di Forlì-Cesena e quella del melo in Trentino-Alto Adige e, con l’ausilio di esperti delle singole realtà locali esaminate, sono stati raccolti tutti gli elementi tecnici ed economici utili alla stesura dei costi di produzione. Per quanto concerne la produzione del pesco biologico nella zona considerata (provincia di Forlì-Cesena) l’analisi effettuata ha evidenziato una notevole differenza nelle performance economiche rispetto alla tecnica integrata. Gli ottimi riscontri commerciali che il prodotto “bio” riesce ad ottenere (prezzi tra il 30 e il 90% superiori al prodotto convenzionale), sono in grado di compensare ampiamente il contenuto aumento dei costi e l’altrettanto limitata diminuzione delle produzioni che si registrano passando alla coltivazione biologica. Vista la notevole influenza dei prezzi di vendita sui risultati economici, nella scelta varietale sono da preferirsi le cultivar tardive, capaci di una maggiore produttività e, di conseguenza, di un contenimento dei costi per unità di prodotto. Diverso appare il discorso per quanto riguarda la produzione del melo in Trentino-Alto Adige. In questo caso, infatti, sia le produzioni integrate, sia quelle biologiche, sembrano in grado di assicurare livelli di profitto all’imprenditore agricolo. Grazie al forte impulso in tale direzione che si è avuto nelle ultime annate, gli impianti biologici risultano notevolmente diffusi in Alto Adige, mentre non superano un 4% dei conferimenti alle cooperative trentine, decisamente “concentrate” sulla valorizzazione del prodotto integrato, già ben referenziato sia sul mercato nazionale, sia su quello estero. La minore diffusione delle produzioni biologiche in provincia di Trento è anche legata alle notevoli difficoltà tecniche che si riscontrano in questo areale. Alle maggiori quantità prodotte fanno riscontro quotazioni all’origine sensibilmente inferiori nella provincia di Bolzano rispetto a quella di Trento. In particolare, il differenziale di prezzo tra il prodotto biologico e quello integrato altoatesini tende ad attestarsi attorno al 10%. Si può quindi concludere affermando che alle condizioni tecniche ed economiche attuali (in termini di rese produttive e prezzi ottenibili), sussiste una certa convenienza alla conversione al biologico, per quanto riguarda la produzione di pesco in provincia di Forlì-Cesena. Al contrario, per quel che riguarda il caso del melo in Trentino-Alto Adige, non sembrano esserci differenze di rilievo in termini di redditività tra le due tecniche esaminate, pur considerando i limiti del confronto fra realtà non del tutto omogenee.
Canavari M.; Pirazzoli C.; Stanzani N.
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