l contributo analizza la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 19 dicembre 2024 (causa C-295/23), che ha ritenuto compatibile con il diritto dell’Unione la normativa tedesca che vieta la partecipazione di soci puramente finanziari nelle società tra avvocati. La Corte, nel bilanciamento tra libertà di stabilimento e libera circolazione dei capitali, da un lato, e tutela dell’indipendenza e dell’integrità della professione forense, dall’altro, ha riconosciuto la prevalenza del margine di discrezionalità degli Stati membri nella regolamentazione delle professioni legali, qualificando tali restrizioni come non discriminatorie, giustificate da motivi imperativi di interesse generale e proporzionate ai sensi della Direttiva servizi. Muovendo da tale pronuncia, il lavoro approfondisce le criticità connesse all’apertura del capitale delle società tra avvocati a soci di mero investimento, evidenziando i rischi di condizionamento economico, conflitto di interessi e progressiva standardizzazione della prestazione professionale. Viene inoltre esaminata la compatibilità tra logiche finanziarie, in particolare quelle dei fondi di venture capital e degli operatori bancari e assicurativi, e la struttura organizzativa, deontologica e funzionale dell’attività forense, sottolineandone le tensioni sistemiche. Nella parte finale, l’analisi si concentra sull’ordinamento italiano, che ammette la partecipazione minoritaria di soci non professionisti nelle società tra avvocati, evidenziandone le criticità e prospettando la necessità di una revisione normativa volta a garantire in modo più rigoroso l’indipendenza professionale alla luce dei principi affermati dalla Corte di Giustizia.
Guizzardi, S. (2025). Il futuro delle società tra avvocati tra diritto UE e ordinamento nazionale. GIURISPRUDENZA COMMERCIALE, 52(5), 938-948.
Il futuro delle società tra avvocati tra diritto UE e ordinamento nazionale
Silvia GUizzardi
2025
Abstract
l contributo analizza la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 19 dicembre 2024 (causa C-295/23), che ha ritenuto compatibile con il diritto dell’Unione la normativa tedesca che vieta la partecipazione di soci puramente finanziari nelle società tra avvocati. La Corte, nel bilanciamento tra libertà di stabilimento e libera circolazione dei capitali, da un lato, e tutela dell’indipendenza e dell’integrità della professione forense, dall’altro, ha riconosciuto la prevalenza del margine di discrezionalità degli Stati membri nella regolamentazione delle professioni legali, qualificando tali restrizioni come non discriminatorie, giustificate da motivi imperativi di interesse generale e proporzionate ai sensi della Direttiva servizi. Muovendo da tale pronuncia, il lavoro approfondisce le criticità connesse all’apertura del capitale delle società tra avvocati a soci di mero investimento, evidenziando i rischi di condizionamento economico, conflitto di interessi e progressiva standardizzazione della prestazione professionale. Viene inoltre esaminata la compatibilità tra logiche finanziarie, in particolare quelle dei fondi di venture capital e degli operatori bancari e assicurativi, e la struttura organizzativa, deontologica e funzionale dell’attività forense, sottolineandone le tensioni sistemiche. Nella parte finale, l’analisi si concentra sull’ordinamento italiano, che ammette la partecipazione minoritaria di soci non professionisti nelle società tra avvocati, evidenziandone le criticità e prospettando la necessità di una revisione normativa volta a garantire in modo più rigoroso l’indipendenza professionale alla luce dei principi affermati dalla Corte di Giustizia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


