Tra il IV e il V secolo d.C., la crisi di Roma era motivo di riflessione per pagani e cristiani. Qualunque fosse l’approccio mentale dei letterati e la finalità delle loro opere, il trauma psicologico seguito al sacco di Roma per opera d’Alarico era ancora forte. Roma sembrava non essere più protetta dai suoi dei. Consapevole di trovarsi coinvolto in una trasformazione storica e culturale d’immensa portata, Rutilio metteva per iscritto in forma di diario un suo viaggio da Roma verso la Gallia (c. 415) in cui richiamava alla memoria, grazie a temi simili a quelli cantati dai più grandi poeti della classicità augustea, miti ed antichi dei, nel tentativo utopistico di recuperare alla città la sua antica grandezza, di fermare la dissoluzione del mondo pagano e di arrestare lo sviluppo della nuova realtà cristiana. Tutte le divinità da lui ricordate nel suo poema sostengono l’antica gloria della sua 'dea Roma'. Anche se Rutilio non offre mai all’intervento degli dei della mitologia riconoscimenti a favore di Roma, il suo poemetto pullula di segnali di tradizione, aiuti retorici preziosi per il suo stile e risposte letterarie ad un desiderio di rivalsa politica e religiosa ad ampio raggio.

Mitologie, personificazioni e simboli nel «De reditu suo». Rutilio Namaziano e un viaggio alla ricerca degli dei perduti

MARANINI, ANNA
2010

Abstract

Tra il IV e il V secolo d.C., la crisi di Roma era motivo di riflessione per pagani e cristiani. Qualunque fosse l’approccio mentale dei letterati e la finalità delle loro opere, il trauma psicologico seguito al sacco di Roma per opera d’Alarico era ancora forte. Roma sembrava non essere più protetta dai suoi dei. Consapevole di trovarsi coinvolto in una trasformazione storica e culturale d’immensa portata, Rutilio metteva per iscritto in forma di diario un suo viaggio da Roma verso la Gallia (c. 415) in cui richiamava alla memoria, grazie a temi simili a quelli cantati dai più grandi poeti della classicità augustea, miti ed antichi dei, nel tentativo utopistico di recuperare alla città la sua antica grandezza, di fermare la dissoluzione del mondo pagano e di arrestare lo sviluppo della nuova realtà cristiana. Tutte le divinità da lui ricordate nel suo poema sostengono l’antica gloria della sua 'dea Roma'. Anche se Rutilio non offre mai all’intervento degli dei della mitologia riconoscimenti a favore di Roma, il suo poemetto pullula di segnali di tradizione, aiuti retorici preziosi per il suo stile e risposte letterarie ad un desiderio di rivalsa politica e religiosa ad ampio raggio.
A. Maranini
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