Il fenomeno delle prepotenze tra pari, conosciuto come bullying o bullismo, è stato oggetto di studio in Italia ed in Europa negli ultimi decenni (Lo Feudo, Palermiti, Costabile, 2003; Fonzi, Genta, Menesini, Bacchini, Bonino, Costabile, 1999; Sutton et al., 1999; Smith et al., 1999) da qualche anno, la diffusione di un fenomeno di prevaricazione di tipo elettronico, definito cyberbullying ha posto l’accento sui media, principali strumenti attraverso i quali il fenomeno si manifesta (computer, internet, telefoni cellulari). La preadolescenza e l’adolescenza caratterizzano un periodo delicato della crescita di ogni individuo segnato soprattutto da una progressiva trasformazione e ridefinizione dei rapporti con i coetanei. Durante questo periodo, l’instaurarsi di relazioni positive con i pari è ritenuto importante al fine di promuovere uno sviluppo psicosociale adeguato (Hartup, 1993). Negli ultimi anni i contesti elettronici e virtuali hanno assunto un’importanza crescente nella vita sociale dell’adolescente (Williams e Guerra, 2007). In pochi anni Internet è diventato uno dei principali strumenti di socializzazione e di svago per bambini e adolescenti italiani: ben il 77% dei ragazzi italiani di entrambi i sessi utilizza in modo abituale la rete come strumento di comunicazione (Rivoltella, 2006). Internet, per gli adolescenti, rappresenta un mondo affascinante e fantastico in quanto offre la possibilità, oltre che di raccogliere e scambiare informazioni con i pari, di interagire con altre persone mantenendo l’anonimato, di sperimentare nuove identità e, in alcuni casi, di provare un senso di comunità e di accettazione sociale. Può succedere, tuttavia, che da un semplice svago la navigazione in Internet possa virare verso forme di utilizzo più problematiche, fino a diventare una vera e propria dipendenza. Secondo i dati presenti in letteratura, la prevalenza dell’uso problematico di Internet nella popolazione adolescenziale varia dal 7,5% al 70% circa (Morahan- Martin e Schumacher, 2000). Obiettivo Il campione della ricerca è composto da 600 studenti di età compresa tra i 12 ed i 13 anni frequentanti la seconda classe delle scuole medie inferiori delle regioni Calabria e Toscana. Obiettivo del lavoro è : - rilevare differenze tra bullismo tradizionale e bullismo elettronico; - individuare differenze di genere; - analizzare le possibili analogie e differenze dei due campioni: nord e sud. Metodo La metodologia utilizzata si basa sulla somministrazione di un questionario anonimo per rilevare il bullismo sia nelle forme tradizionali (diretto e indiretto) che nelle nuove forme (uso di cellulare e di internet). Il questionario pone domande sul bullismo agito e subito e sulle reazioni emotive suscitate dai comportamenti prevaricatori. Inoltre, il questionario indaga sulla diffusione delle nuove tecnologie e sul clima scolastico percepito dagli alunni. Il questionario è stato somministrato collettivamente all’intero gruppo classe senza la presenza dei docenti che avrebbe potuto costituire motivo di inibizione da parte dei ragazzi. Risultati Dai primi dati ottenuti si evince che il fenomeno del bullismo elettronico è diffuso anche in Italia ed è presente nelle nostre scuole. Il 13% dei ragazzi afferma di essere stato vittima di prevaricazioni attuate mediante le nuove tecnologie negli ultimi due mesi, anche se le percentuali più alte si riferiscono al bullismo elettronico occasionale (8.6%) rispetto al bullismo elettronico grave (3.4%).La presenza del fenomeno rappresenta un elemento di preoccupazione sia per i bulli che per le vittime. Il 26,3% dei ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 13 anni dichiara di aver compiuto atti di aggressione tramite telefono cellulare ed il 20,5% tramite internet. Rispetto alla variabile genere, una differenza significativa si rileva per le ragazze che assumono più spesso il ruolo di vittima subendo atti di aggressione sia tramite telefono cellulare (55.9%) che tramite internet (56.1%). I raga...

Vecchie e nuove forme di prevaricazione: sud e nord a confronto

BRIGHI, ANTONELLA
2010

Abstract

Il fenomeno delle prepotenze tra pari, conosciuto come bullying o bullismo, è stato oggetto di studio in Italia ed in Europa negli ultimi decenni (Lo Feudo, Palermiti, Costabile, 2003; Fonzi, Genta, Menesini, Bacchini, Bonino, Costabile, 1999; Sutton et al., 1999; Smith et al., 1999) da qualche anno, la diffusione di un fenomeno di prevaricazione di tipo elettronico, definito cyberbullying ha posto l’accento sui media, principali strumenti attraverso i quali il fenomeno si manifesta (computer, internet, telefoni cellulari). La preadolescenza e l’adolescenza caratterizzano un periodo delicato della crescita di ogni individuo segnato soprattutto da una progressiva trasformazione e ridefinizione dei rapporti con i coetanei. Durante questo periodo, l’instaurarsi di relazioni positive con i pari è ritenuto importante al fine di promuovere uno sviluppo psicosociale adeguato (Hartup, 1993). Negli ultimi anni i contesti elettronici e virtuali hanno assunto un’importanza crescente nella vita sociale dell’adolescente (Williams e Guerra, 2007). In pochi anni Internet è diventato uno dei principali strumenti di socializzazione e di svago per bambini e adolescenti italiani: ben il 77% dei ragazzi italiani di entrambi i sessi utilizza in modo abituale la rete come strumento di comunicazione (Rivoltella, 2006). Internet, per gli adolescenti, rappresenta un mondo affascinante e fantastico in quanto offre la possibilità, oltre che di raccogliere e scambiare informazioni con i pari, di interagire con altre persone mantenendo l’anonimato, di sperimentare nuove identità e, in alcuni casi, di provare un senso di comunità e di accettazione sociale. Può succedere, tuttavia, che da un semplice svago la navigazione in Internet possa virare verso forme di utilizzo più problematiche, fino a diventare una vera e propria dipendenza. Secondo i dati presenti in letteratura, la prevalenza dell’uso problematico di Internet nella popolazione adolescenziale varia dal 7,5% al 70% circa (Morahan- Martin e Schumacher, 2000). Obiettivo Il campione della ricerca è composto da 600 studenti di età compresa tra i 12 ed i 13 anni frequentanti la seconda classe delle scuole medie inferiori delle regioni Calabria e Toscana. Obiettivo del lavoro è : - rilevare differenze tra bullismo tradizionale e bullismo elettronico; - individuare differenze di genere; - analizzare le possibili analogie e differenze dei due campioni: nord e sud. Metodo La metodologia utilizzata si basa sulla somministrazione di un questionario anonimo per rilevare il bullismo sia nelle forme tradizionali (diretto e indiretto) che nelle nuove forme (uso di cellulare e di internet). Il questionario pone domande sul bullismo agito e subito e sulle reazioni emotive suscitate dai comportamenti prevaricatori. Inoltre, il questionario indaga sulla diffusione delle nuove tecnologie e sul clima scolastico percepito dagli alunni. Il questionario è stato somministrato collettivamente all’intero gruppo classe senza la presenza dei docenti che avrebbe potuto costituire motivo di inibizione da parte dei ragazzi. Risultati Dai primi dati ottenuti si evince che il fenomeno del bullismo elettronico è diffuso anche in Italia ed è presente nelle nostre scuole. Il 13% dei ragazzi afferma di essere stato vittima di prevaricazioni attuate mediante le nuove tecnologie negli ultimi due mesi, anche se le percentuali più alte si riferiscono al bullismo elettronico occasionale (8.6%) rispetto al bullismo elettronico grave (3.4%).La presenza del fenomeno rappresenta un elemento di preoccupazione sia per i bulli che per le vittime. Il 26,3% dei ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 13 anni dichiara di aver compiuto atti di aggressione tramite telefono cellulare ed il 20,5% tramite internet. Rispetto alla variabile genere, una differenza significativa si rileva per le ragazze che assumono più spesso il ruolo di vittima subendo atti di aggressione sia tramite telefono cellulare (55.9%) che tramite internet (56.1%). I raga...
XXIII CONGRESSO NAZIONALE DELLA SEZIONE DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL’EDUCAZIONE. Sintesi dei contributi.
128
130
Bartolo M. G. ; Palermiti A. ; Brighi A.
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