Della mano che ha postillato una copia dell’ 'editio princeps' del 'De reditu suo' di Rutilius Namatianus oggi conservata alla British Library non si sa quasi nulla. Il suo 'ductus' anglosassone indirizza verso un autore inglese le cui letture comprendono opere di Tommaso Moro, in particolare l’ 'Utopia', viaggio ideale alla ricerca di un non-luogo ovvero di un luogo che sta nella pura regione del pensiero (1515-1516, 'princeps' latina Lovanio 1516, prima traduzione inglese Londra 1551). La sensibilità del postillatore era stata colpita dall’intera edizione, che comprendeva il testo di Rutilio ed epigrammi stampati in chiusa dal curatore (Giovan Battista Pio). Quanto alle tematiche del 'De reditu suo', anche Rutilio aveva tentato di ricreare un mondo utopico, perché l’ 'Urbs' conosciuta durante la sua vita, quella alla quale ha dedicato i suoi versi memorabili, non era più quella dei suoi tempi. La città di Roma eternata nei suoi versi era quella già cantata in forme encomiastiche dai poeti augustei, molti secoli prima. Ce lo provano il continuo riferirsi del poeta latino a temi antichi e l’utilizzo di espressioni tratte dalla tradizione letteraria; il postillatore deve avervi però riconosciuto un afflato analogo a quello dei suoi tempi, una specie di tentativo antico di fare rinascere il non-luogo della mente attraverso il fervore della fede. L’itinerario marino di Rutilio, che si snoda da 'Portus Augusti' a Luni e che costeggia le isole del Tirreno, può avergli offerto un ulteriore motivo d’identificazione con le vicende dell’ 'Utopia' del Moro che ricrea un mondo chiuso in un’isola. Le postille a commento degli epigrammi segnalano la persistenza nel tardo Rinascimento di temi di tradizione tratti non solo dai testi classici fonti dello stesso Rutilio, ma dalla stessa 'Utopia'. In quest’ultimo caso, i riferimenti riguardano sia la trascrizione di specifici passi di Moro, sia analogie concettuali ed identificazioni culturali con temi particolari. Of the hand that annotated the copy of the 'editio princeps' of the 'De reditu suo' of Rutilius Namatianus now in the British Library virtually nothing is known. The Anglo-Saxon ductus would seem to indicate an English author whose readings included works of Thomas More, particularly 'Utopia', an ideal journey in search of a non-place, or rather a place that existed purely in thought (1515-1516, Latin 'princeps' Louvain 1516, first English translation London 1551). The annotator’s sensitivity was stricken by the entire edition, which included Rutilius' text and closing epigrams printed by the curator (Giovan Battista Pio). As for the themes of 'De reditu suo', Rutilius too attempted to recreate a utopian world, as the 'Urbs' known during his life, to which he dedicated his memorable verses, was not that of his times. The city of Rome immortalised in his verses was one that had already been described in encomiastic form by Augustan poets many centuries earlier, as proved by his continual reference to ancient themes and the use of formulary expressions. In these, the annotator must have recognised an inspiration analogous to that of his own times, a sort of ancient attempt to have the non-place of the mind reborn through the fervour of faith. Rutilius' sea route, from 'Portus Augusti' to Luni passing close to the shores of the Tyrrhenian Islands, could have provided a further reason for identifying with the events of More's 'Utopia', which recreates a closed world on an island. The annotations commenting on the epigrams are a sign of the continued existence, in the late Renaissance, of themes from a tradition derived not only from Rutilius' own classical sources but also from 'Utopia' itself. In this latter case, the references regard both the transcription of specific passages from More and conceptual analogies and cultural identifications with particular themes.

Utopie in viaggio: da Rutilio Namaziano a Thomas More passando per Giovan Battista Pio (e Filippo Beroaldo il Vecchio)

MARANINI, ANNA
2010

Abstract

Della mano che ha postillato una copia dell’ 'editio princeps' del 'De reditu suo' di Rutilius Namatianus oggi conservata alla British Library non si sa quasi nulla. Il suo 'ductus' anglosassone indirizza verso un autore inglese le cui letture comprendono opere di Tommaso Moro, in particolare l’ 'Utopia', viaggio ideale alla ricerca di un non-luogo ovvero di un luogo che sta nella pura regione del pensiero (1515-1516, 'princeps' latina Lovanio 1516, prima traduzione inglese Londra 1551). La sensibilità del postillatore era stata colpita dall’intera edizione, che comprendeva il testo di Rutilio ed epigrammi stampati in chiusa dal curatore (Giovan Battista Pio). Quanto alle tematiche del 'De reditu suo', anche Rutilio aveva tentato di ricreare un mondo utopico, perché l’ 'Urbs' conosciuta durante la sua vita, quella alla quale ha dedicato i suoi versi memorabili, non era più quella dei suoi tempi. La città di Roma eternata nei suoi versi era quella già cantata in forme encomiastiche dai poeti augustei, molti secoli prima. Ce lo provano il continuo riferirsi del poeta latino a temi antichi e l’utilizzo di espressioni tratte dalla tradizione letteraria; il postillatore deve avervi però riconosciuto un afflato analogo a quello dei suoi tempi, una specie di tentativo antico di fare rinascere il non-luogo della mente attraverso il fervore della fede. L’itinerario marino di Rutilio, che si snoda da 'Portus Augusti' a Luni e che costeggia le isole del Tirreno, può avergli offerto un ulteriore motivo d’identificazione con le vicende dell’ 'Utopia' del Moro che ricrea un mondo chiuso in un’isola. Le postille a commento degli epigrammi segnalano la persistenza nel tardo Rinascimento di temi di tradizione tratti non solo dai testi classici fonti dello stesso Rutilio, ma dalla stessa 'Utopia'. In quest’ultimo caso, i riferimenti riguardano sia la trascrizione di specifici passi di Moro, sia analogie concettuali ed identificazioni culturali con temi particolari. Of the hand that annotated the copy of the 'editio princeps' of the 'De reditu suo' of Rutilius Namatianus now in the British Library virtually nothing is known. The Anglo-Saxon ductus would seem to indicate an English author whose readings included works of Thomas More, particularly 'Utopia', an ideal journey in search of a non-place, or rather a place that existed purely in thought (1515-1516, Latin 'princeps' Louvain 1516, first English translation London 1551). The annotator’s sensitivity was stricken by the entire edition, which included Rutilius' text and closing epigrams printed by the curator (Giovan Battista Pio). As for the themes of 'De reditu suo', Rutilius too attempted to recreate a utopian world, as the 'Urbs' known during his life, to which he dedicated his memorable verses, was not that of his times. The city of Rome immortalised in his verses was one that had already been described in encomiastic form by Augustan poets many centuries earlier, as proved by his continual reference to ancient themes and the use of formulary expressions. In these, the annotator must have recognised an inspiration analogous to that of his own times, a sort of ancient attempt to have the non-place of the mind reborn through the fervour of faith. Rutilius' sea route, from 'Portus Augusti' to Luni passing close to the shores of the Tyrrhenian Islands, could have provided a further reason for identifying with the events of More's 'Utopia', which recreates a closed world on an island. The annotations commenting on the epigrams are a sign of the continued existence, in the late Renaissance, of themes from a tradition derived not only from Rutilius' own classical sources but also from 'Utopia' itself. In this latter case, the references regard both the transcription of specific passages from More and conceptual analogies and cultural identifications with particular themes.
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