L’analisi di alcuni importanti discorsi futuristi di Papini, pubblicati sulla rivista «Lacerba», mette in luce qual è stato il contributo più originale del fiorentino, complice anche Soffici, quando è introdotta nel discorso, letto nelle serate futuriste del 1913 a Roma e a Firenze, la presenza vociferante del pubblico, attraverso parentesi che riportano le scomposte reazioni verso i futuristi in scena. Lo spirito provocatorio dei futuristi è sottolineato dalle vivaci proteste del pubblico, il quale, in questo senso, perché stilizzato nel suo ruolo antagonista, diventa un importante personaggio della scena futurista. Al punto che, le spregiative urla, inserite a arte, fanno da contrappunto alla qualità della stessa provocazione futurista. È anche fatto notare che lo stesso pubblico aderisce unanime all’ideologia colonialista di Marinetti, favorevole, come Papini, all’intervento dell’Italia in Libia, e inneggia ai proclami nazionalisti e antisocialisti del movimento. Fatto in sé significativo perché, se il pubblico aveva osteggiato l’idea di arte espressa dai futuristi, lo stesso pubblico si ritrova concorde sotto la bandiera nazionalista. La seconda parte dello studio guarda al primo e ultimo manifesto futurista di Papini, firmato anche da Soffici e da Palazzeschi; nel quale, è fatto notare, che Papini crea un canone di valori che marca nettamente la separazione della sua idea di Futurismo da quella di Marinetti (il Marinettismo). In realtà, quasi in forma automatica, ma, appunto, per questo significativa, Papini ricorre a termini adottati nell’articolo Athena e Faust, pubblicato molti anni prima sul «Leonardo». Si deduce che Papini abbia stilizzato una idea di Futurismo secondo il processo classificatorio in precedenza adottato per designare la forza trascinante del Romanticismo, mentre al Marinettismo sono affiancati termini che avevano designato la forma cristallizzata del Classicismo.

La teatralizzazione del discorso futurista: da Palazzeschi a «Lacerba». «Il Leonardo» di Papini nel manifesto «Futurismo e Marinettismo»

PIERI, PIERO
2009

Abstract

L’analisi di alcuni importanti discorsi futuristi di Papini, pubblicati sulla rivista «Lacerba», mette in luce qual è stato il contributo più originale del fiorentino, complice anche Soffici, quando è introdotta nel discorso, letto nelle serate futuriste del 1913 a Roma e a Firenze, la presenza vociferante del pubblico, attraverso parentesi che riportano le scomposte reazioni verso i futuristi in scena. Lo spirito provocatorio dei futuristi è sottolineato dalle vivaci proteste del pubblico, il quale, in questo senso, perché stilizzato nel suo ruolo antagonista, diventa un importante personaggio della scena futurista. Al punto che, le spregiative urla, inserite a arte, fanno da contrappunto alla qualità della stessa provocazione futurista. È anche fatto notare che lo stesso pubblico aderisce unanime all’ideologia colonialista di Marinetti, favorevole, come Papini, all’intervento dell’Italia in Libia, e inneggia ai proclami nazionalisti e antisocialisti del movimento. Fatto in sé significativo perché, se il pubblico aveva osteggiato l’idea di arte espressa dai futuristi, lo stesso pubblico si ritrova concorde sotto la bandiera nazionalista. La seconda parte dello studio guarda al primo e ultimo manifesto futurista di Papini, firmato anche da Soffici e da Palazzeschi; nel quale, è fatto notare, che Papini crea un canone di valori che marca nettamente la separazione della sua idea di Futurismo da quella di Marinetti (il Marinettismo). In realtà, quasi in forma automatica, ma, appunto, per questo significativa, Papini ricorre a termini adottati nell’articolo Athena e Faust, pubblicato molti anni prima sul «Leonardo». Si deduce che Papini abbia stilizzato una idea di Futurismo secondo il processo classificatorio in precedenza adottato per designare la forza trascinante del Romanticismo, mentre al Marinettismo sono affiancati termini che avevano designato la forma cristallizzata del Classicismo.
P. Pieri
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