Nel 2024 ricorrono il 35° e il 100° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC, 1989) e della Dichiarazione dei diritti dell’infanzia (1924), e il 75° anniversario delle Convenzioni di Ginevra (1949). Eppure, in modo sorprendente, il Rapporto delle Nazioni Unite di quest’anno sui bambini e i conflitti armati denuncia il “totale disprezzo per i diritti dei bambini, in particolare per il diritto intrinseco alla vita” negli odierni conflitti che sono in aumento. Secondo l’ONU, nel 2023 si sono verificate complessivamente 32.990 violazioni gravi nei confronti di 22.557 bambini. Il numero di bambini uccisi (5.301) e mutilati (6.348) è aumentato complessivamente di uno sconcertante 35% rispetto al 2022 e, in Israele e nei territori palestinesi del 155%, in Sudan del 480% e in Myanmar del 123%. Sono stati colpiti anche il Burkina Faso, la Repubblica Democratica del Congo, la Somalia, la Siria, l’Ucraina e altre regioni. È in corso la verifica dei bambini palestinesi uccisi. Nella maggior parte dei conflitti moderni, il 90% delle vittime sono civili, compresi i bambini. Attraverso danni diretti, distruzione di infrastrutture, blocchi, sanzioni e ripetuti dislocamenti, i conflitti armati causano ai bambini traumi fisici, mentali, evolutivi e comportamentali che spesso li colpiscono molto tempo dopo la cessazione delle ostilità. Si stima che circa 3,2 milioni di bambini sotto i 5 anni sono morti nei conflitti armati tra il 2000 e il 2019. L’apparato di norme internazionali e convenzioni umanitarie non riesce a proteggere efficacemente gli adulti, ma è ancora meno efficiente verso le persone più giovani.
Marchetti, F. (2024). La protezione dei bambini in contesti di conflitto: "quando basta è davvero basta". MEDICO E BAMBINO, 43(8), 488-489 [10.53126/meb43488].
La protezione dei bambini in contesti di conflitto: "quando basta è davvero basta"
Marchetti, Federico
2024
Abstract
Nel 2024 ricorrono il 35° e il 100° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC, 1989) e della Dichiarazione dei diritti dell’infanzia (1924), e il 75° anniversario delle Convenzioni di Ginevra (1949). Eppure, in modo sorprendente, il Rapporto delle Nazioni Unite di quest’anno sui bambini e i conflitti armati denuncia il “totale disprezzo per i diritti dei bambini, in particolare per il diritto intrinseco alla vita” negli odierni conflitti che sono in aumento. Secondo l’ONU, nel 2023 si sono verificate complessivamente 32.990 violazioni gravi nei confronti di 22.557 bambini. Il numero di bambini uccisi (5.301) e mutilati (6.348) è aumentato complessivamente di uno sconcertante 35% rispetto al 2022 e, in Israele e nei territori palestinesi del 155%, in Sudan del 480% e in Myanmar del 123%. Sono stati colpiti anche il Burkina Faso, la Repubblica Democratica del Congo, la Somalia, la Siria, l’Ucraina e altre regioni. È in corso la verifica dei bambini palestinesi uccisi. Nella maggior parte dei conflitti moderni, il 90% delle vittime sono civili, compresi i bambini. Attraverso danni diretti, distruzione di infrastrutture, blocchi, sanzioni e ripetuti dislocamenti, i conflitti armati causano ai bambini traumi fisici, mentali, evolutivi e comportamentali che spesso li colpiscono molto tempo dopo la cessazione delle ostilità. Si stima che circa 3,2 milioni di bambini sotto i 5 anni sono morti nei conflitti armati tra il 2000 e il 2019. L’apparato di norme internazionali e convenzioni umanitarie non riesce a proteggere efficacemente gli adulti, ma è ancora meno efficiente verso le persone più giovani.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



