Studi condotti negli ultimi sette anni sulle dune costiere relitte della costa Adriatico-Romagnola hanno rilevato l’esistenza di lenti di acqua dolce al loro interno. Queste lenti di acqua dolce sono importanti per l’ecosistema delle zone umide costiere e per contrastare l’intrusione di acqua salina nell’acquifero freatico. Studi geochimici delle acque di falda contenute nelle dune indicano che è in atto una tendenza alla progressiva salinizzazione di questa risorsa idrica che peraltro è soggetta a forti oscillazioni in quantità e qualità durante le diverse stagioni dell’anno. Le ragioni di questa progressiva salinizzazione delle acque contenute nelle dune sono da ricercarsi nel drenaggio della zona costiera, nella presenza di vegetazione non in equilibrio con il locale ecosistema, nella subsidenza, nell’innalzamento del livello marino e nel progressivo smantellamento degli apparati di dune rimasti a causa di fattori antropici e naturali. Studi di modellistica analitica e numerica indicano che le dune costiere romagnole sarebbero ancora in grado di mantenere una lente di acqua dolce spessa alcuni metri se esse non fossero costantemente drenate. Dove la duna costiera è stata ricostituita, come è il caso di Foce Bevano, almeno per un anno dopo l’intervento si è registrata una tendenza alla formazione di una nuova lente di acqua dolce all’interno della duna artificiale. Le dune costiere per le loro caratteristiche di ottimi serbatoi, date la loro alta conduttività idraulica e porosità, sono dei luoghi ideali per interventi di ravvenamento artificiale dell’acqua sotterranea. Un ravvenamento artificiale in una duna oltre ad immagazzinare acqua che può poi essere utilizzata in periodi di siccità dall’ecosistema circostante permette anche la formazione di un battente d’acqua sopra il livello del mare che come previsto dalla legge di Ghyben-Herzberg costituisce una forte barriera contro l’intrusione di acqua salina negli acquiferi dell’entroterra.

Lenti d'acqua dolce nelle dune della costa Adriatico-Romagnola

ANTONELLINI, MARCO;E. Balugani;GABBIANELLI, GIOVANNI;LAGHI, MARIO;MARCONI, VALENTINA;
2010

Abstract

Studi condotti negli ultimi sette anni sulle dune costiere relitte della costa Adriatico-Romagnola hanno rilevato l’esistenza di lenti di acqua dolce al loro interno. Queste lenti di acqua dolce sono importanti per l’ecosistema delle zone umide costiere e per contrastare l’intrusione di acqua salina nell’acquifero freatico. Studi geochimici delle acque di falda contenute nelle dune indicano che è in atto una tendenza alla progressiva salinizzazione di questa risorsa idrica che peraltro è soggetta a forti oscillazioni in quantità e qualità durante le diverse stagioni dell’anno. Le ragioni di questa progressiva salinizzazione delle acque contenute nelle dune sono da ricercarsi nel drenaggio della zona costiera, nella presenza di vegetazione non in equilibrio con il locale ecosistema, nella subsidenza, nell’innalzamento del livello marino e nel progressivo smantellamento degli apparati di dune rimasti a causa di fattori antropici e naturali. Studi di modellistica analitica e numerica indicano che le dune costiere romagnole sarebbero ancora in grado di mantenere una lente di acqua dolce spessa alcuni metri se esse non fossero costantemente drenate. Dove la duna costiera è stata ricostituita, come è il caso di Foce Bevano, almeno per un anno dopo l’intervento si è registrata una tendenza alla formazione di una nuova lente di acqua dolce all’interno della duna artificiale. Le dune costiere per le loro caratteristiche di ottimi serbatoi, date la loro alta conduttività idraulica e porosità, sono dei luoghi ideali per interventi di ravvenamento artificiale dell’acqua sotterranea. Un ravvenamento artificiale in una duna oltre ad immagazzinare acqua che può poi essere utilizzata in periodi di siccità dall’ecosistema circostante permette anche la formazione di un battente d’acqua sopra il livello del mare che come previsto dalla legge di Ghyben-Herzberg costituisce una forte barriera contro l’intrusione di acqua salina negli acquiferi dell’entroterra.
M. Antonellini; E. Balugani; G. Gabbianelli; M. Laghi; V. Marconi; P. Mollema
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