Di solito il termine creatività è collegato all’arte; e l’arte evoca dal canto suo idee come talento, competenza tecnica, spontaneità, estetica, intuizione, emozione, innovazione. Anche nel caso della comunicazione il pensiero comune la vede per lo più confinata al prodotto visibile – ad esempio le varie forme di pubblicità – quale frutto di “creativi” (termine che del resto indica una professione effettiva) e tecnici di marketing. Più difficile è ricondurre l’efficacia oserei dire culturale – invece che consumistica o commerciale - al processo di costruzione socio-culturale verso cui ogni tipo di comunicazione è al tempo stesso debitrice ed elemento attivo. L’ipotesi proposta persegue proprio questo itinerario, verificando se e come la comunicazione partecipi alla costruzione di rappresentazioni e temi sociali: una responsabilità alla quale spesso si imputa un potere manipolatorio in direzione consumistica, ma sulle cui opportunità di pensiero critico “creativo” si riflette forse ancora poco. Riprendendo i suggerimenti della teoria sociologica con riferimento anche agli studi critici sull’industria culturale, li si coniuga con un approccio fenomenologico per individuare il ruolo e le pratiche di attori presenti nei processi di produzione culturale. Si cerca in tal modo di illustrare il possibile contributo delle scienze sociali per l'analisi della comunicazione, specie quella esercitata con finalità di interesse collettivo (comunicazione pubblica, sociale, etc.).

Creatività e pensiero critico: il caso della "comunicazione"

LALLI, PINA
2010

Abstract

Di solito il termine creatività è collegato all’arte; e l’arte evoca dal canto suo idee come talento, competenza tecnica, spontaneità, estetica, intuizione, emozione, innovazione. Anche nel caso della comunicazione il pensiero comune la vede per lo più confinata al prodotto visibile – ad esempio le varie forme di pubblicità – quale frutto di “creativi” (termine che del resto indica una professione effettiva) e tecnici di marketing. Più difficile è ricondurre l’efficacia oserei dire culturale – invece che consumistica o commerciale - al processo di costruzione socio-culturale verso cui ogni tipo di comunicazione è al tempo stesso debitrice ed elemento attivo. L’ipotesi proposta persegue proprio questo itinerario, verificando se e come la comunicazione partecipi alla costruzione di rappresentazioni e temi sociali: una responsabilità alla quale spesso si imputa un potere manipolatorio in direzione consumistica, ma sulle cui opportunità di pensiero critico “creativo” si riflette forse ancora poco. Riprendendo i suggerimenti della teoria sociologica con riferimento anche agli studi critici sull’industria culturale, li si coniuga con un approccio fenomenologico per individuare il ruolo e le pratiche di attori presenti nei processi di produzione culturale. Si cerca in tal modo di illustrare il possibile contributo delle scienze sociali per l'analisi della comunicazione, specie quella esercitata con finalità di interesse collettivo (comunicazione pubblica, sociale, etc.).
RA
Lalli P.
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