Nella serie infinita dei conflitti novecenteschi, la pagina della storia “non condivisa” dell’identità nazionale continua a lacerare coscienze e rapporti politico-culturali. In un quadro conflittuale - tutt’altro che risolto dopo il dissolvimento dell’ex-Jugoslavia e la formazione di nuovi stati nazionali nell’area balcanica - le questioni legate all’estromissione e marginalizzazione della minoranza veneto-istriota, non hanno contribuito a sanare le diffidenze maturate in decenni di strumentalizzazione ideologica. La fine della Guerra Fredda e del confronto tra i blocchi non hanno creato basi comuni per la gestione dell’eredità culturale dell’ Istria nobilissima. La Comunità Europea stenta a comporre i dissidi: l’obbligo ad una legislazione che non discrimini le realtà culturali presenti nel territorio istriano – divise tra le realtà statuali slovena e croata – ha corretto evidenti distorsioni senza tuttavia creare la coscienza di una comune appartenenza. Plurilinguismo e gestione del complesso patrimoniale permangono questioni nodali dopo il forzoso esodo italiano del 1943-’54. E’ lo stesso fenomeno che ha indotto flussi alloctoni, di lingua e cultura slava, in grado di sostituire e occupare gli antichi insediamenti. Su tali premesse, dalla fine degli anni Ottanta del secolo XX - con un’accelerazione nell’ultimo quinquennio – è iniziata la progressiva alienazione immobiliare e fondiaria a destinazione turistico-ricettiva. Attualmente l’attenuazione (o perdita) identitaria e l’alterazione morfo-tipologica delle città del Litorale Istriano appaiono fenomeni profondi quanto irreversibili. Il processo rimotivo del passato recente ha raggiunto livelli di banalizzazione riscontrabile nella diffusione mediatica di siti web e pubblicità turistiche. Analogamente a quanto accaduto nella Venezia insulare – senza l’aggravio di tensioni interculturali – l’aggressione del turismo di massa ha indotto, col decremento della popolazione residente, l’innesco di processi di terziarizzazione diffusa. In tale dinamica sono evidenti gli effetti della globalizzazione culturale nel livellamento ed omogeneizzazione del gusto. La pressione esercitata da una clientela internazionale induce, anche nella nuova edificazione, fenomeni di falsificazione tipologico-vernacolare. Sul versante opposto, gli adeguamenti tecnologici mutuati da parametri prestazionali alberghieri depauperano un patrimonio residenziale di rilevante valore storico-testimoniale. L’architettura contemporanea - sino a pochi decenni addietro responsabile di improvvidi inserimenti sulla costa e nell’interno - è maturata nelle Scuole veneto-triestina in stretta connessione con Lubiana e Zagabria, recuperando matrici tradizionali in un contesto aperto al panorama internazionale. Esso dimostra di elaborare soluzioni efficaci operando nei tessuti storici e periferici unitamente al recupero formale del patrimonio. Sono dunque già in atto interventi correttivi nei riguardi dell’edilizia degli Anni Sessanta-Novanta del secolo scorso, che contribuiscono a ristabilire coesione ed armonia ambientale nella storia drammatica e impetuosa di questo frammento d’Europa. References A.A.VV,Istria nel tempo. Manuale di storia regionale dell‘Istria con riferimenti alla città di Fiume, Ed. a cura dell’ Unione Italiana, Fiume / Università Popolare, Trieste / Centro di Ricerche Storiche, Rovigno, 2006. Antolini, Nicola, Slavi e Latini in Istria tra cinquecento e novecento: origini storiche e problemi del contesto multietnico istriano. Storicamente. n. 2, 2006. Cattaruzza, Marina; Dogo, Marco; Pupo, Raoul ( a cura), Esodi. Trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, ESI-Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2000. D'Alessio, Vanni. Il cuore conteso. Il nazionalismo in una comunità multietnica nell'Istria asburgica. Filema Edizioni, Napoli, 2003. Wörsdörfer, Rolf; "Ethnizität" und Entnationalisierung. Umsiedlung und Vertreibung in Dalmatien, Istrien und Julisch-Venet...

Histria: l’identità contesa. Abitare i vecchi centri tra recupero urbano e nuova architettura (1991-2010).

MILAN, ANDREINA
2010

Abstract

Nella serie infinita dei conflitti novecenteschi, la pagina della storia “non condivisa” dell’identità nazionale continua a lacerare coscienze e rapporti politico-culturali. In un quadro conflittuale - tutt’altro che risolto dopo il dissolvimento dell’ex-Jugoslavia e la formazione di nuovi stati nazionali nell’area balcanica - le questioni legate all’estromissione e marginalizzazione della minoranza veneto-istriota, non hanno contribuito a sanare le diffidenze maturate in decenni di strumentalizzazione ideologica. La fine della Guerra Fredda e del confronto tra i blocchi non hanno creato basi comuni per la gestione dell’eredità culturale dell’ Istria nobilissima. La Comunità Europea stenta a comporre i dissidi: l’obbligo ad una legislazione che non discrimini le realtà culturali presenti nel territorio istriano – divise tra le realtà statuali slovena e croata – ha corretto evidenti distorsioni senza tuttavia creare la coscienza di una comune appartenenza. Plurilinguismo e gestione del complesso patrimoniale permangono questioni nodali dopo il forzoso esodo italiano del 1943-’54. E’ lo stesso fenomeno che ha indotto flussi alloctoni, di lingua e cultura slava, in grado di sostituire e occupare gli antichi insediamenti. Su tali premesse, dalla fine degli anni Ottanta del secolo XX - con un’accelerazione nell’ultimo quinquennio – è iniziata la progressiva alienazione immobiliare e fondiaria a destinazione turistico-ricettiva. Attualmente l’attenuazione (o perdita) identitaria e l’alterazione morfo-tipologica delle città del Litorale Istriano appaiono fenomeni profondi quanto irreversibili. Il processo rimotivo del passato recente ha raggiunto livelli di banalizzazione riscontrabile nella diffusione mediatica di siti web e pubblicità turistiche. Analogamente a quanto accaduto nella Venezia insulare – senza l’aggravio di tensioni interculturali – l’aggressione del turismo di massa ha indotto, col decremento della popolazione residente, l’innesco di processi di terziarizzazione diffusa. In tale dinamica sono evidenti gli effetti della globalizzazione culturale nel livellamento ed omogeneizzazione del gusto. La pressione esercitata da una clientela internazionale induce, anche nella nuova edificazione, fenomeni di falsificazione tipologico-vernacolare. Sul versante opposto, gli adeguamenti tecnologici mutuati da parametri prestazionali alberghieri depauperano un patrimonio residenziale di rilevante valore storico-testimoniale. L’architettura contemporanea - sino a pochi decenni addietro responsabile di improvvidi inserimenti sulla costa e nell’interno - è maturata nelle Scuole veneto-triestina in stretta connessione con Lubiana e Zagabria, recuperando matrici tradizionali in un contesto aperto al panorama internazionale. Esso dimostra di elaborare soluzioni efficaci operando nei tessuti storici e periferici unitamente al recupero formale del patrimonio. Sono dunque già in atto interventi correttivi nei riguardi dell’edilizia degli Anni Sessanta-Novanta del secolo scorso, che contribuiscono a ristabilire coesione ed armonia ambientale nella storia drammatica e impetuosa di questo frammento d’Europa. References A.A.VV,Istria nel tempo. Manuale di storia regionale dell‘Istria con riferimenti alla città di Fiume, Ed. a cura dell’ Unione Italiana, Fiume / Università Popolare, Trieste / Centro di Ricerche Storiche, Rovigno, 2006. Antolini, Nicola, Slavi e Latini in Istria tra cinquecento e novecento: origini storiche e problemi del contesto multietnico istriano. Storicamente. n. 2, 2006. Cattaruzza, Marina; Dogo, Marco; Pupo, Raoul ( a cura), Esodi. Trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, ESI-Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2000. D'Alessio, Vanni. Il cuore conteso. Il nazionalismo in una comunità multietnica nell'Istria asburgica. Filema Edizioni, Napoli, 2003. Wörsdörfer, Rolf; "Ethnizität" und Entnationalisierung. Umsiedlung und Vertreibung in Dalmatien, Istrien und Julisch-Venet...
Abitare il futuro... dopo Copenhagen
1809
1822
A. Milan
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