Al centro dell'articolo è la migrazione di un personaggio - la Principessa Sharazàd delle "Mille e una notte" - e delle sue tecniche narrative, nel tempo e nello spazio, dall'Oriente all'Occidente, dalla fiaba tradizionale orientale al romanzo contemporaneo postmoderno e postcoloniale. Partendo dal capolavoro di Salman Rushdie "Midnight’s Children", l'autrice analizza l'uso della cosidetta ‘Sharazàd syndrome’ in romanzi quali "Misery" di Stephen King, "Dunyazad" di John Barth, "Imaginings of Sand" di André Brink, "Banana Flowers" di Bulbul Sharma , e "Red Earth and Pouring Rain" di Vikram Chandra . Larga parte del saggio è dedicata alla teorizzazione della sindrome di Sharazàd ad opera di Stephen King, alla saggistica di John Barth e agli articoli di Rushdie sulla letteratura fantastica e la fiaba, per arrivare alla conclusione che gli scrittori in generale e gli autori migranti postcoloniali in particolare imparano da Sharazàd la fede nel potere taumaturgico delle storie, nel loro essere primariamente bugie per dire la verità, menzogne più vere dei fatti.

COSÌ PARLÒ SHAHRAZÀD : MILLE E UNA FIABA TRA ORIENTE E OCCIDENTE

ALBERTAZZI, SILVIA
2010

Abstract

Al centro dell'articolo è la migrazione di un personaggio - la Principessa Sharazàd delle "Mille e una notte" - e delle sue tecniche narrative, nel tempo e nello spazio, dall'Oriente all'Occidente, dalla fiaba tradizionale orientale al romanzo contemporaneo postmoderno e postcoloniale. Partendo dal capolavoro di Salman Rushdie "Midnight’s Children", l'autrice analizza l'uso della cosidetta ‘Sharazàd syndrome’ in romanzi quali "Misery" di Stephen King, "Dunyazad" di John Barth, "Imaginings of Sand" di André Brink, "Banana Flowers" di Bulbul Sharma , e "Red Earth and Pouring Rain" di Vikram Chandra . Larga parte del saggio è dedicata alla teorizzazione della sindrome di Sharazàd ad opera di Stephen King, alla saggistica di John Barth e agli articoli di Rushdie sulla letteratura fantastica e la fiaba, per arrivare alla conclusione che gli scrittori in generale e gli autori migranti postcoloniali in particolare imparano da Sharazàd la fede nel potere taumaturgico delle storie, nel loro essere primariamente bugie per dire la verità, menzogne più vere dei fatti.
S. Albertazzi
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