Il rito collettivo della “seconda sepoltura” sottolinea la differenza intercorrente tra la concezione orientale e quella occidentale del vampiro nell’antica Eurasia. Il rito, praticato in area slava, ugrofinnica e siberiana, era strettamente connesso con la credenza sciamanica del vampiro in corpore, la cui salma, nonostante il decesso, non si decomponeva e continuava a essere il ricettacolo dell’anima immortale o “doppio”, che si rifiutava di allontanarsi e dirigersi verso l’aldilà: in tal modo il vampiro impediva a sé e alle sue numerose vittime la naturale, futura reincarnazione, mettendo addirittura in pericolo la sopravvivenza della tribù d’appartenenza. Il rito della “seconda sepoltura” si svolgeva alcuni anni dopo la prima e provvisoria sepoltura dei defunti ed era finalizzato a verificare lo stato di decomposizione dei loro corpi e a indurla nel caso essi fossero incorrotti. In ambito indeuropeo il vampiro era comunemente considerato un nefasto fantasma, un revenant equivalente agli spettri della Grecia antica: era funesto per le rare vittime, ma non costituiva un pericolo per la collettività nel suo complesso. Sono stati trovate tombe che sembrano manifestare i caratteri di una sepoltura secondaria, ma essa era motivata, per lo più, dal timore nei confronti del morto, e non da quello che esso si trasformasse in vampiro. L’unicità del vampiro di carattere sciamanico non fu colta in Occidente neppure in epoca moderna, quando nella prima metà del Settecento si diffuse la cosiddetta “moda culturale” del vampiro, che attirò l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’Est europeo. I presunti fenomeni vampirici di quelle terre, di cui riportavano notizie le riviste dell’epoca sulla base dei resoconti di soldati e ufficiali, diventarono oggetto di dibattito da parte d’illuministi e d’uomini di Chiesa. Quei militari funsero da media ante litteram, divulgando per la prima volta all’estero la pratica locale dell’esumazione dei cadaveri, interpretata come epidemia vampirica, invece che come rito antichissimo di “seconda sepoltura”.

Aspetti culturali del vampirismo in Eurasia e il rito della “seconda sepoltura”.

CORRADI, CARLA
2010

Abstract

Il rito collettivo della “seconda sepoltura” sottolinea la differenza intercorrente tra la concezione orientale e quella occidentale del vampiro nell’antica Eurasia. Il rito, praticato in area slava, ugrofinnica e siberiana, era strettamente connesso con la credenza sciamanica del vampiro in corpore, la cui salma, nonostante il decesso, non si decomponeva e continuava a essere il ricettacolo dell’anima immortale o “doppio”, che si rifiutava di allontanarsi e dirigersi verso l’aldilà: in tal modo il vampiro impediva a sé e alle sue numerose vittime la naturale, futura reincarnazione, mettendo addirittura in pericolo la sopravvivenza della tribù d’appartenenza. Il rito della “seconda sepoltura” si svolgeva alcuni anni dopo la prima e provvisoria sepoltura dei defunti ed era finalizzato a verificare lo stato di decomposizione dei loro corpi e a indurla nel caso essi fossero incorrotti. In ambito indeuropeo il vampiro era comunemente considerato un nefasto fantasma, un revenant equivalente agli spettri della Grecia antica: era funesto per le rare vittime, ma non costituiva un pericolo per la collettività nel suo complesso. Sono stati trovate tombe che sembrano manifestare i caratteri di una sepoltura secondaria, ma essa era motivata, per lo più, dal timore nei confronti del morto, e non da quello che esso si trasformasse in vampiro. L’unicità del vampiro di carattere sciamanico non fu colta in Occidente neppure in epoca moderna, quando nella prima metà del Settecento si diffuse la cosiddetta “moda culturale” del vampiro, che attirò l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’Est europeo. I presunti fenomeni vampirici di quelle terre, di cui riportavano notizie le riviste dell’epoca sulla base dei resoconti di soldati e ufficiali, diventarono oggetto di dibattito da parte d’illuministi e d’uomini di Chiesa. Quei militari funsero da media ante litteram, divulgando per la prima volta all’estero la pratica locale dell’esumazione dei cadaveri, interpretata come epidemia vampirica, invece che come rito antichissimo di “seconda sepoltura”.
Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall'epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna (Quaderni di Archeologia dell'Emilia Romagna, 28)
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C. Corradi
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