Numerosi studi in economia e gestione dell’innovazione si sono focalizzati sulle caratteristiche e sulle performance delle imprese create in ambito accademico (Shane, 2004). Tradizionalmente maggiore attenzione è stata data al contesto statunitense; gli studi condotti in diversi contesti geografici e istituzionali hanno fornito risposte ed evidenze convergenti dando origine ad importanti implicazioni sia manageriali che di politica economica. Il ruolo delle condizioni istituzionali (Roberts & Malone, 1996), del contesto locale (Bahrami & Evans, 1995; Niosi & Bas, 2001) e delle specifiche politiche accademiche (Mian, 1996; Colyvas et al., 2002; Grandi & Grimaldi, 2005; Von Zedtwitz & Grimaldi, 2005), insieme alle caratteristiche del team dei fondatori (Zucker at al.,1998; Torero et al., 2001), sono stati estensivamente oggetto di studio. Le imprese di nuova creazione, fin dal contributo seminale di Shumpeter (Schumpeter, 1943), sono sempre state considerate uno dei motori dell’innovazione tecnologica. In particolare, l’assunzione di base che guida la crescente attenzione nei confronti delle imprese create in ambiti accademici è l’importanza che queste ultime hanno per la crescita economica e l’avanzamento tecnologico dei paesi. Recentemente, con riferimento al framework teorico della Tripla elica (Etzkowitz H. & Leydesdorff L., 1995), alle start up accademiche è stato assegnato il compito addizionale di promotrici dei rapporti fra la ricerca pubblica ed il mondo delle imprese, agendo come un particolare strumento di trasferimento tecnologico in grado di concretizzare idee e ricerche sviluppate da ricercatori accademici. Nonostante un così diffuso entusiasmo, l’affiliazione accademica di queste imprese non sempre è sufficiente a garantire la loro crescita e il loro successo in reali contesti competitivi. Eppure, a livello di politiche istituzionali c’è un consenso generale in tutti i paesi nel fornire supporto alle start-up accademiche. Partendo da questo quadro di riferimento, questo lavoro affronta il tema dell’efficacia delle politiche governative e di quelle implementate dalle singole università a supporto della creazione di start-up accademiche con l’obiettivo di garantire crescita economica e tecnologica. Alcune di queste politiche, in parte emulanti modelli di successo statunitensi, potrebbero rilevarsi costose da implementare e poco efficienti, favorendo asimmetricamente imprenditori accademici a scapito di altri potenziali imprenditori senza affrontare le forme di fallimento di mercato che ostacolano la creazione e crescita di nuove imprese. L’analisi che proponiamo è basata su un campione di 47 start-up accademiche originate dalle cinque università della regione Emilia Romagna. Tramite un questionario strutturato composto da 5 sezioni sono stati raccolti dati su: caratteristiche generali di impresa, il finanziamento e i principali risultati delle imprese (performance), gli incentivi e le motivazioni dei soci a creare impresa (incentivi disponibili nel contesto locale, offerti dalle istituzioni, dalle università e le motivazioni personali), gli ostacoli che i soci hanno incontrato nel processo di creazione di impresa ed infine le caratteristiche personali dei soci, ed il network di relazioni dei soci fondatori. Abbiamo raccolto, per la maggior parte attraverso interviste dirette, evidenze relative ad 88 soci accademici coinvolti nella creazione delle 47 imprese. I dati relativi agli incentivi alla creazione delle imprese sono stati analizzati con tecniche esplorative e di analisi multivariata. I risultati mostrano che fra gli incentivi più importanti alla creazione di impresa percepiti dai soci fondatori vi sono: la disponibilità di conoscenze tecnologiche personali dall’elevato potenziale di sfruttamento commerciale, la possibilità di utilizzare infrastrutture universitarie e l’ottenimento di benefici personali relativi allo status accademico. I risultati che riportiamo mostrano come, nel tentativo di ...

Incentivi alla creazione di nuove imprese ad elevato contenuto tecnologico: evidenze empiriche dal contesto italiano

FINI, RICCARDO;GRIMALDI, ROSA;SOBRERO, MAURIZIO
2006

Abstract

Numerosi studi in economia e gestione dell’innovazione si sono focalizzati sulle caratteristiche e sulle performance delle imprese create in ambito accademico (Shane, 2004). Tradizionalmente maggiore attenzione è stata data al contesto statunitense; gli studi condotti in diversi contesti geografici e istituzionali hanno fornito risposte ed evidenze convergenti dando origine ad importanti implicazioni sia manageriali che di politica economica. Il ruolo delle condizioni istituzionali (Roberts & Malone, 1996), del contesto locale (Bahrami & Evans, 1995; Niosi & Bas, 2001) e delle specifiche politiche accademiche (Mian, 1996; Colyvas et al., 2002; Grandi & Grimaldi, 2005; Von Zedtwitz & Grimaldi, 2005), insieme alle caratteristiche del team dei fondatori (Zucker at al.,1998; Torero et al., 2001), sono stati estensivamente oggetto di studio. Le imprese di nuova creazione, fin dal contributo seminale di Shumpeter (Schumpeter, 1943), sono sempre state considerate uno dei motori dell’innovazione tecnologica. In particolare, l’assunzione di base che guida la crescente attenzione nei confronti delle imprese create in ambiti accademici è l’importanza che queste ultime hanno per la crescita economica e l’avanzamento tecnologico dei paesi. Recentemente, con riferimento al framework teorico della Tripla elica (Etzkowitz H. & Leydesdorff L., 1995), alle start up accademiche è stato assegnato il compito addizionale di promotrici dei rapporti fra la ricerca pubblica ed il mondo delle imprese, agendo come un particolare strumento di trasferimento tecnologico in grado di concretizzare idee e ricerche sviluppate da ricercatori accademici. Nonostante un così diffuso entusiasmo, l’affiliazione accademica di queste imprese non sempre è sufficiente a garantire la loro crescita e il loro successo in reali contesti competitivi. Eppure, a livello di politiche istituzionali c’è un consenso generale in tutti i paesi nel fornire supporto alle start-up accademiche. Partendo da questo quadro di riferimento, questo lavoro affronta il tema dell’efficacia delle politiche governative e di quelle implementate dalle singole università a supporto della creazione di start-up accademiche con l’obiettivo di garantire crescita economica e tecnologica. Alcune di queste politiche, in parte emulanti modelli di successo statunitensi, potrebbero rilevarsi costose da implementare e poco efficienti, favorendo asimmetricamente imprenditori accademici a scapito di altri potenziali imprenditori senza affrontare le forme di fallimento di mercato che ostacolano la creazione e crescita di nuove imprese. L’analisi che proponiamo è basata su un campione di 47 start-up accademiche originate dalle cinque università della regione Emilia Romagna. Tramite un questionario strutturato composto da 5 sezioni sono stati raccolti dati su: caratteristiche generali di impresa, il finanziamento e i principali risultati delle imprese (performance), gli incentivi e le motivazioni dei soci a creare impresa (incentivi disponibili nel contesto locale, offerti dalle istituzioni, dalle università e le motivazioni personali), gli ostacoli che i soci hanno incontrato nel processo di creazione di impresa ed infine le caratteristiche personali dei soci, ed il network di relazioni dei soci fondatori. Abbiamo raccolto, per la maggior parte attraverso interviste dirette, evidenze relative ad 88 soci accademici coinvolti nella creazione delle 47 imprese. I dati relativi agli incentivi alla creazione delle imprese sono stati analizzati con tecniche esplorative e di analisi multivariata. I risultati mostrano che fra gli incentivi più importanti alla creazione di impresa percepiti dai soci fondatori vi sono: la disponibilità di conoscenze tecnologiche personali dall’elevato potenziale di sfruttamento commerciale, la possibilità di utilizzare infrastrutture universitarie e l’ottenimento di benefici personali relativi allo status accademico. I risultati che riportiamo mostrano come, nel tentativo di ...
Atti della XVII Riunione Scientifica
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Fini R.; Grimaldi R.; Sobrero M.
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