Alla domanda con cui si concludeva il precedente studio, se cioè la regola per la fondazione di Marzabotto costituisse un unicum, non generalizzabile all’interno delle prime fondazioni ortogonali della penisola tra VII e IV sec. a. C., oppure se da essa si potessero cogliere i fondamenti concettuali del rito augurale e della limitatio urbana della tradizione etrusco-italica, rispondono oggi ulteriori elementi di riscontro legati al caso della fondazione di Roma, oggetto negli ultimi anni di un serrata rilettura, tra esegesi delle fonti e indagine archeologica. Se tale confronto rimanderà al caso su cui più si soffermano i commentatori, quello cioè dei riti augurali che anticipavano la fondazione dell’Urbe, ulteriori e decisivi elementi emergono da nuove scoperte archeologiche avvenute nell’ultimo decennio in tutt’altro contesto. Gli scavi condotti nel 1999 presso Meggiaro di Este, hanno permesso di riconoscere un’area auguratoriale delimitata secondo uno schema che ricorda molto da vicino il modello di Bantia. L’area si colloca all’interno di un contesto cultuale concettualmente non dissimile dalle strutture presenti sull’arce di Misanello e non si esclude che si ponesse in connessione topografica con l’impianto di Este secondo lo stesso principio di diagonalità già ipotizzato per Marzabotto. Se le analogie rituali che osservammo a suo tempo tra i due luoghi si basavano sull’azzardo di un possibile confronto tra contesti culturali, geografici e cronologici assai lontani, Roma e Meggiaro fissano ora un decisivo tassello, tra Marzabotto e Bantia, con cui si colma ogni possibile ambiguità interpretativa nell’analisi che operammo di quei contesti.

Templum Solare e culti di fondazione. Marzabotto, Roma, Este: appunti per una aritmo-geometria del rito

GOTTARELLI, ANTONIO
2010

Abstract

Alla domanda con cui si concludeva il precedente studio, se cioè la regola per la fondazione di Marzabotto costituisse un unicum, non generalizzabile all’interno delle prime fondazioni ortogonali della penisola tra VII e IV sec. a. C., oppure se da essa si potessero cogliere i fondamenti concettuali del rito augurale e della limitatio urbana della tradizione etrusco-italica, rispondono oggi ulteriori elementi di riscontro legati al caso della fondazione di Roma, oggetto negli ultimi anni di un serrata rilettura, tra esegesi delle fonti e indagine archeologica. Se tale confronto rimanderà al caso su cui più si soffermano i commentatori, quello cioè dei riti augurali che anticipavano la fondazione dell’Urbe, ulteriori e decisivi elementi emergono da nuove scoperte archeologiche avvenute nell’ultimo decennio in tutt’altro contesto. Gli scavi condotti nel 1999 presso Meggiaro di Este, hanno permesso di riconoscere un’area auguratoriale delimitata secondo uno schema che ricorda molto da vicino il modello di Bantia. L’area si colloca all’interno di un contesto cultuale concettualmente non dissimile dalle strutture presenti sull’arce di Misanello e non si esclude che si ponesse in connessione topografica con l’impianto di Este secondo lo stesso principio di diagonalità già ipotizzato per Marzabotto. Se le analogie rituali che osservammo a suo tempo tra i due luoghi si basavano sull’azzardo di un possibile confronto tra contesti culturali, geografici e cronologici assai lontani, Roma e Meggiaro fissano ora un decisivo tassello, tra Marzabotto e Bantia, con cui si colma ogni possibile ambiguità interpretativa nell’analisi che operammo di quei contesti.
A. Gottarelli
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