Da lungo tempo la Corte costituzionale ha assunto un ruolo di fondamentale importanza nel delineare i caratteri del cd. «volto costituzionale della pena», nel tentativo di conciliare tutte le finalità che quest’ultima può assumere in coerenza con il rilievo primario assunto dal finalismo rieducativo nel quadro della Carta. In questa cornice la Consulta ha sistematicamente operato in senso correttivo di istituti della legislazione penalistica che prevedessero automatismi legislativi e/o presunzioni assolute di pericolosità sociale, pur cercando di non disconoscere sul punto l’esistenza della discrezionalità legislativa, ma nel tentativo di arginare alcune recenti tendenze normative in senso eccessivamente securitario, deterrente e general-preventivo. Simili direttrici interpretative sono particolarmente evidenti nel filone giurisprudenziale riferibile ai reati ostativi, nel quale in costante (e non sempre simmetrica) dialettica con il Legislatore la Corte ha assunto un essenziale ruolo di custode del quadro di valori costituzionali, di mediazione rispetto al necessario bilanciamento fra principi ed interessi contrapposti e di garanzia dell’equilibrio fra poteri.

La giurisprudenza costituzionale sui reati ostativi: bilanciamento di valori ed equilibrio tra poteri

Olivia Pini
Primo
2020

Abstract

Da lungo tempo la Corte costituzionale ha assunto un ruolo di fondamentale importanza nel delineare i caratteri del cd. «volto costituzionale della pena», nel tentativo di conciliare tutte le finalità che quest’ultima può assumere in coerenza con il rilievo primario assunto dal finalismo rieducativo nel quadro della Carta. In questa cornice la Consulta ha sistematicamente operato in senso correttivo di istituti della legislazione penalistica che prevedessero automatismi legislativi e/o presunzioni assolute di pericolosità sociale, pur cercando di non disconoscere sul punto l’esistenza della discrezionalità legislativa, ma nel tentativo di arginare alcune recenti tendenze normative in senso eccessivamente securitario, deterrente e general-preventivo. Simili direttrici interpretative sono particolarmente evidenti nel filone giurisprudenziale riferibile ai reati ostativi, nel quale in costante (e non sempre simmetrica) dialettica con il Legislatore la Corte ha assunto un essenziale ruolo di custode del quadro di valori costituzionali, di mediazione rispetto al necessario bilanciamento fra principi ed interessi contrapposti e di garanzia dell’equilibrio fra poteri.
Olivia Pini
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/900837
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