A partire dalla seconda metà dell’Ottocento alcune donne hanno sperimentato forme di artisticità con lo scopo di rifiutare l’identificazione con l’immagine di sottomissione, esclusione e marginalità che la politica, la cultura e la società disegnavano per loro. Per esprimere questo rifiuto, hanno a volte scelto pratiche di autorappresentazione che la tradizione associava a una creatività di serie B, come la fotografia da album di famiglia e la scrittura diaristica. Così come la scrittura diaristica è stata generalmente associata al mondo delle donne, così nell’arte le donne sono state spesso attratte, infatti, da esperienze di tipo autobiografico e autoriflessivo. E proprio per questo, cioè per essere vicine alle esigenze psicologiche ed esistenziali delle donne, la forma diaristica e una fotografia di tipo identitario (come l’autoritratto ma non solo), sono state considerate dagli studiosi, fino a non molto tempo fa, espressioni di una creatività marginale. Questo saggio si propone di valorizzare la grande forza politica e di resistenza che, attraverso l’unione di queste due dimensioni operative, le donne (sia nelle pratiche private che in quelle autoriali) hanno espresso nelle forme del diario fotografico, dell’album, dello scrapbook, o comunque dell’elaborazione di un oggetto materiale, di un progetto autonomo complessivo fatto montando sulle pagine un insieme fotografie, parole, disegni. A partire da una pratica particolare, gli album di fotocollages che Lady Filmer (e altre donne vittoriane) realizzarono nella seconda metà dell’Ottocento, il saggio si focalizza sull’analisi dei lavori primonovecenteschi di due artiste impegnate in attività di resistenza e differenza: il libro Aveux non avenus di Claude Cahun e lo Scrapbook di Hannah Höch.

Il fotomontaggio come pratica di resistenza e di Gender Politics: Hannah Höch e Claude Cahun

F. Muzzarelli
2021

Abstract

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento alcune donne hanno sperimentato forme di artisticità con lo scopo di rifiutare l’identificazione con l’immagine di sottomissione, esclusione e marginalità che la politica, la cultura e la società disegnavano per loro. Per esprimere questo rifiuto, hanno a volte scelto pratiche di autorappresentazione che la tradizione associava a una creatività di serie B, come la fotografia da album di famiglia e la scrittura diaristica. Così come la scrittura diaristica è stata generalmente associata al mondo delle donne, così nell’arte le donne sono state spesso attratte, infatti, da esperienze di tipo autobiografico e autoriflessivo. E proprio per questo, cioè per essere vicine alle esigenze psicologiche ed esistenziali delle donne, la forma diaristica e una fotografia di tipo identitario (come l’autoritratto ma non solo), sono state considerate dagli studiosi, fino a non molto tempo fa, espressioni di una creatività marginale. Questo saggio si propone di valorizzare la grande forza politica e di resistenza che, attraverso l’unione di queste due dimensioni operative, le donne (sia nelle pratiche private che in quelle autoriali) hanno espresso nelle forme del diario fotografico, dell’album, dello scrapbook, o comunque dell’elaborazione di un oggetto materiale, di un progetto autonomo complessivo fatto montando sulle pagine un insieme fotografie, parole, disegni. A partire da una pratica particolare, gli album di fotocollages che Lady Filmer (e altre donne vittoriane) realizzarono nella seconda metà dell’Ottocento, il saggio si focalizza sull’analisi dei lavori primonovecenteschi di due artiste impegnate in attività di resistenza e differenza: il libro Aveux non avenus di Claude Cahun e lo Scrapbook di Hannah Höch.
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