La seconda guerra mondiale rappresentò un momento di mobilitazione ma anche di crisi dei giovani nei riguardi del regime fascista. Si trattò di una crisi di rilievo in considerazione del ruolo avuto dai giovani alle origini del fascismo e dell’ideologia della “giovinezza” che attraversò tutta l’esperienza fascista (con una ricaduta -si pensi- anche nell’innologia). Il regime riservò ai più giovani molte cure e una parte cospicua del bilancio statale, ma non riuscì a soddisfarne le ansie di partecipazione e cambiamento che alla fine dirottarono la più gran parte dei giovani verso il disincanto o il distacco da ogni attività oppure verso l’opposizione politica vera e propria. I percorsi furono differenziati, ma si possono individuare alcuni momenti di svolta intorno al 1938-39 (in coincidenza delle leggi razziali e di un avvicinamento fra i vari fascismi europei) e intorno al 1941-42 (di fronte all’incapacità del fascismo di ‘riformarsi’ secondo le richieste e le promesse e davanti a una guerra disastrosa). Alcuni giovani svilupparono proprio in questi anni una forma di adesione 'mistico-religiosa' nei confronti del fascismo, contro la quale si scagliarono i loro compagni 'laici' in un dibattito che coinvolse la stampa del tempo. La “lealtà” nei confronti del fascismo venne meno per la maggior parte dei giovani nella primavera-estate 1943 e, con evidenza più chiara, dopo l’8 settembre, quando l’adesione alla Resistenza coinvolse numerosi ragazzi e ragazze, mentre le adesioni giovanili alla Repubblica sociale italiana, pur non assenti, furono di gran lunga inferiori.

La crisi dei giovani tra fascismo e guerra

GAGLIANI, DIANELLA
2005

Abstract

La seconda guerra mondiale rappresentò un momento di mobilitazione ma anche di crisi dei giovani nei riguardi del regime fascista. Si trattò di una crisi di rilievo in considerazione del ruolo avuto dai giovani alle origini del fascismo e dell’ideologia della “giovinezza” che attraversò tutta l’esperienza fascista (con una ricaduta -si pensi- anche nell’innologia). Il regime riservò ai più giovani molte cure e una parte cospicua del bilancio statale, ma non riuscì a soddisfarne le ansie di partecipazione e cambiamento che alla fine dirottarono la più gran parte dei giovani verso il disincanto o il distacco da ogni attività oppure verso l’opposizione politica vera e propria. I percorsi furono differenziati, ma si possono individuare alcuni momenti di svolta intorno al 1938-39 (in coincidenza delle leggi razziali e di un avvicinamento fra i vari fascismi europei) e intorno al 1941-42 (di fronte all’incapacità del fascismo di ‘riformarsi’ secondo le richieste e le promesse e davanti a una guerra disastrosa). Alcuni giovani svilupparono proprio in questi anni una forma di adesione 'mistico-religiosa' nei confronti del fascismo, contro la quale si scagliarono i loro compagni 'laici' in un dibattito che coinvolse la stampa del tempo. La “lealtà” nei confronti del fascismo venne meno per la maggior parte dei giovani nella primavera-estate 1943 e, con evidenza più chiara, dopo l’8 settembre, quando l’adesione alla Resistenza coinvolse numerosi ragazzi e ragazze, mentre le adesioni giovanili alla Repubblica sociale italiana, pur non assenti, furono di gran lunga inferiori.
Studenti per la democrazia. La rivolta dei giovani contro il nazifascismo
63
83
D. Gagliani
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