L’idea di modernità pervade la nostra coscienza storica in modo così profondo e ubiquitario da sembrare quasi naturale e assoluta. Sia nel discorso scientifico che nel senso comune la modernità viene spesso associata con un processo di secolarizzazione che porta a relegare la religione nella sfera privata. Il “disincanto del mondo”, per rievocare una celebre categoria weberiana, è stato spesso interpretato come una precondizione della rivoluzione scientifica e industriale e della separazione tra istituzioni religiose e secolari (cfr. Keane 2007: 46-7). L’associazione tra moderno e secolare è infatti per noi così ovvia e scontata, che ci può sembrare bizzarra l’idea diffusa tra i toraja che abitano gli altipiani dell’isola indonesiana di Sulawesi che sia stato il Cristianesimo (nella sua versione olandese e calvinista) a inaugurare una nuova era e a favorire l’introduzione di credenze e pratiche “moderne”, non solo nella sfera prettamente religiosa e spirituale, ma anche negli ambiti più mondani della vita locale che vanno dall’economia alla politica, dalle relazioni sociali a quelle familiari. Questo saggio analizza come l’associazione tra “cristiano” e “moderno” (moderen) si sia prodotta nell’immaginario toraja attraverso alcune trasformazioni pratiche e simboliche scaturite nei rituali locali in conseguenza dell’incontro e del contatto con i missionari calvinisti olandesi che all’inizio del XX secolo si dedicarono a convertire gli abitanti degli altipiani di Sulawesi meridionale e centrale.

Come convertire le anime modernizzando i rituali: Missionari calvinisti, “spreco pagano” e le aste della carne tra i toraja di Sulawesi

Aurora Donzelli
Primo
2007

Abstract

L’idea di modernità pervade la nostra coscienza storica in modo così profondo e ubiquitario da sembrare quasi naturale e assoluta. Sia nel discorso scientifico che nel senso comune la modernità viene spesso associata con un processo di secolarizzazione che porta a relegare la religione nella sfera privata. Il “disincanto del mondo”, per rievocare una celebre categoria weberiana, è stato spesso interpretato come una precondizione della rivoluzione scientifica e industriale e della separazione tra istituzioni religiose e secolari (cfr. Keane 2007: 46-7). L’associazione tra moderno e secolare è infatti per noi così ovvia e scontata, che ci può sembrare bizzarra l’idea diffusa tra i toraja che abitano gli altipiani dell’isola indonesiana di Sulawesi che sia stato il Cristianesimo (nella sua versione olandese e calvinista) a inaugurare una nuova era e a favorire l’introduzione di credenze e pratiche “moderne”, non solo nella sfera prettamente religiosa e spirituale, ma anche negli ambiti più mondani della vita locale che vanno dall’economia alla politica, dalle relazioni sociali a quelle familiari. Questo saggio analizza come l’associazione tra “cristiano” e “moderno” (moderen) si sia prodotta nell’immaginario toraja attraverso alcune trasformazioni pratiche e simboliche scaturite nei rituali locali in conseguenza dell’incontro e del contatto con i missionari calvinisti olandesi che all’inizio del XX secolo si dedicarono a convertire gli abitanti degli altipiani di Sulawesi meridionale e centrale.
2007
Aurora Donzelli
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