Abstract Gli interpreti e i mediatori attivi in scenari internazionali di crisi ed emergenze umanitarie sono tenuti a soddisfare necessità linguistiche che si manifestano sia in zone di guerra, sia in aree distanti da queste come conseguenza diretta di conflitti e migrazioni. Alla stregua di altri paesi del Mediterraneo, l’Italia è interessata da consistenti flussi migratori di persone che fuggono da calamità naturali, povertà e conflitti. La necessità urgente di superare le barriere di comunicazione fra migranti, profughi e rifugiati da un lato, e le autorità e i servizi pubblici italiani dall’altro si riscontra non solo nell’ambito delle procedure di asilo e nell’assistenza linguistica offerta dalle competenti autorità, ma anche in situazioni in cui la mediazione e l’interpretazione sono funzionali all’assistenza a profughi e migranti, quali aree degli sbarchi, centri di accoglienza od ONG, e in generale contesti caratterizzati da sofferenze umane, vulnerabilità e forti squilibri di potere (Delgado, Kerbiche, 2018). In tutti questi ambiti vi è la necessità, per interpreti e mediatori, di adattarsi a una molteplicità di contesti e metodi di lavoro (Orlando, 2016) e di ricoprire ruoli di volta in volta diversi, spesso senza un’adeguata formazione e con scarsa consapevolezza e padronanza delle competenze traduttive, linguistiche e culturali necessarie allo svolgimento della loro attività. Il contributo trae spunto dall’esperienza del primo corso pilota di interpretazione umanitaria organizzato in Italia e rivolto alle/agli interpreti della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Forlì, che è stato condotto dal Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna in collaborazione con la Facoltà di Traduzione e Interpretazione dell’Università di Ginevra. Muovendo da tale esperienza didattica condotta in modalità blended learning, il contributo vuole stimolare la riflessione sulla necessità di proporre una formazione di taglio interdisciplinare, che ponga l’accento su una serie di temi, quali competenze linguistiche e traduttive, etica, cultura, aspetti emotivi e psicologici, nonché riflessioni sulle opportunità offerte dall’apprendimento misto per la formazione di interpreti umanitari che operano in contesti che risultano al contempo molteplici, complessi e delicati.

Interpretazione Umanitaria

González Rodríguez María Jesús
Primo
;
Radicioni Maura
Secondo
2021

Abstract

Abstract Gli interpreti e i mediatori attivi in scenari internazionali di crisi ed emergenze umanitarie sono tenuti a soddisfare necessità linguistiche che si manifestano sia in zone di guerra, sia in aree distanti da queste come conseguenza diretta di conflitti e migrazioni. Alla stregua di altri paesi del Mediterraneo, l’Italia è interessata da consistenti flussi migratori di persone che fuggono da calamità naturali, povertà e conflitti. La necessità urgente di superare le barriere di comunicazione fra migranti, profughi e rifugiati da un lato, e le autorità e i servizi pubblici italiani dall’altro si riscontra non solo nell’ambito delle procedure di asilo e nell’assistenza linguistica offerta dalle competenti autorità, ma anche in situazioni in cui la mediazione e l’interpretazione sono funzionali all’assistenza a profughi e migranti, quali aree degli sbarchi, centri di accoglienza od ONG, e in generale contesti caratterizzati da sofferenze umane, vulnerabilità e forti squilibri di potere (Delgado, Kerbiche, 2018). In tutti questi ambiti vi è la necessità, per interpreti e mediatori, di adattarsi a una molteplicità di contesti e metodi di lavoro (Orlando, 2016) e di ricoprire ruoli di volta in volta diversi, spesso senza un’adeguata formazione e con scarsa consapevolezza e padronanza delle competenze traduttive, linguistiche e culturali necessarie allo svolgimento della loro attività. Il contributo trae spunto dall’esperienza del primo corso pilota di interpretazione umanitaria organizzato in Italia e rivolto alle/agli interpreti della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Forlì, che è stato condotto dal Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna in collaborazione con la Facoltà di Traduzione e Interpretazione dell’Università di Ginevra. Muovendo da tale esperienza didattica condotta in modalità blended learning, il contributo vuole stimolare la riflessione sulla necessità di proporre una formazione di taglio interdisciplinare, che ponga l’accento su una serie di temi, quali competenze linguistiche e traduttive, etica, cultura, aspetti emotivi e psicologici, nonché riflessioni sulle opportunità offerte dall’apprendimento misto per la formazione di interpreti umanitari che operano in contesti che risultano al contempo molteplici, complessi e delicati.
Interpretare da e verso l’italiano: didattica e innovazione per la formazione dell’interprete
373
394
González Rodríguez María Jesús; Radicioni Maura
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