Il saggio intende far dialogare La frontiera di Alessandro Leogrande (2015) – in particolare l’ultimo capitolo dedicato al dipinto di Caravaggio Il martirio di San Matteo – con il video documentario di Niki Giannari e Maria Kourkouta, dal titolo Des spectres hantent l’Europe (2016), realizzato nel campo di Idomeni. Perché sono utilizzate le immagini? Come possiamo reagire di fronte al dolore degli altri? Qual è il valore della testimonianza? Il saggio, seguendo suggestioni che spaziano dalla filosofia all’antropologia (Merleau-Ponty, Didi-Huberman, Viveiros de Castro) indaga la modalità secondo cui le due opere permettono di fare esperienza di un altro punto di vista, che è tale perché la posizione da cui si guarda, ovvero il proprio corpo, è molteplice. Leogrande, Giannari e Kourkouta compiono un’operazione poetica che, partendo da questi presupposti, arriva a risultati molto convincenti: se Leogrande si sofferma sulla presenza del corpo di Caravaggio autoritratto dentro il quadro, Giannari e Kourkouta compiono una serie di scelte autoriali (i lunghi piani sequenza, i frammenti salvati dalla Storia, la proposta di immagini che ne suscitano altre, passate e future) che permettono un movimento prospettico particolarmente efficace.

Frontiere, prospettive e frammenti. Caravaggio, Leogrande, Giannari e Kourkouta

Elisa Attanasio
2021

Abstract

Il saggio intende far dialogare La frontiera di Alessandro Leogrande (2015) – in particolare l’ultimo capitolo dedicato al dipinto di Caravaggio Il martirio di San Matteo – con il video documentario di Niki Giannari e Maria Kourkouta, dal titolo Des spectres hantent l’Europe (2016), realizzato nel campo di Idomeni. Perché sono utilizzate le immagini? Come possiamo reagire di fronte al dolore degli altri? Qual è il valore della testimonianza? Il saggio, seguendo suggestioni che spaziano dalla filosofia all’antropologia (Merleau-Ponty, Didi-Huberman, Viveiros de Castro) indaga la modalità secondo cui le due opere permettono di fare esperienza di un altro punto di vista, che è tale perché la posizione da cui si guarda, ovvero il proprio corpo, è molteplice. Leogrande, Giannari e Kourkouta compiono un’operazione poetica che, partendo da questi presupposti, arriva a risultati molto convincenti: se Leogrande si sofferma sulla presenza del corpo di Caravaggio autoritratto dentro il quadro, Giannari e Kourkouta compiono una serie di scelte autoriali (i lunghi piani sequenza, i frammenti salvati dalla Storia, la proposta di immagini che ne suscitano altre, passate e future) che permettono un movimento prospettico particolarmente efficace.
Elisa Attanasio
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