Sommario Nell’ambito del processo di autodefinizione identitaria svoltosi nel corso dei primi secoli del cristianesimo un ruolo di particolare importanza ha senza dubbio l’ A Diogneto, scritto anonimo da molti situato tra II e III sec.; in esso viene svolta, secondo canoni consolidati e ben riconoscibili nella letteratura di matrice apologetica, una polemica sia contro il paganesimo, sia contro il giudaismo. In particolare, all’indirizzo di quest’ultimo Diogn. formula una serie di accuse in forma enunciativa (ψοφοδεές, ‘scrupolo eccessivo’; δεισιδαιμονία, ‘superstizione’; ἀλαζονεία, ‘millanteria’; εἰρωνεία, ‘dissimulazione’ [‘ipocrisia’]; πολυπραγμοσύνη, ‘pedanteria’), dirette contro alcuni importanti aspetti della religiosità ebraica. Un sommario confronto con altri testi dell’apologetica antigiudaica permette di riconoscere come, rispetto ad essi, Diogn. presenti una fondamentale coerenza topica. Ciò che è radicalmente diverso è lo stile dell’argomentare, e non solo sul versante formale, dove, con la smagliante eleganza stilistica che gli è abituale, l’autore prima enuncia in forma asciutta e apodittica quattro delle principali accuse (ψοφοδεές – δεισιδαιμονία – ἀλαζονεία – εἰρωνεία), per poi riprenderle e chiosarle sull’onda di altrettante elaborate interrogative retoriche: nulla di simile si trova negli scritti degli apologisti. Ma ancor più disomogenea – e aggiungerei, irrituale – è la sostanza stessa dell’argomentare, che trascura completamente l’argomentazione biblica: è infatti proprio l’interpretazione dei testi scritturistici, diversamente applicata dai cristiani rispetto agli ebrei, lo sfondo principale su cui viene giocata la controversia antigiudaica in tutta la letteratura cristiana che di ciò si è occupata, dai primissimi esempi, come Aristide e il Kerygma Petrou, fino agli esemplari di essa più tardi ed evoluti, come la Demonstratio eusebiana. L’autore, che pure pratica un suo particolarissimo uso della Scrittura, dissimulandone soltamente le pericopi in una complicata rete di allusioni, appare però apparentemente disinteressato a una controversistica basata sull’impiego polemico e/o dimostrativo di testimonia biblici, il che – venendo di fatto a rompere una continuità – ci rende la sua personalità (e la sua stessa identità) ancor più enigmatica.

Tertium genus. Variazioni sul tema dell’identità cristiana nello scritto A Diogneto.

CACCIARI, ANTONIO
2009

Abstract

Sommario Nell’ambito del processo di autodefinizione identitaria svoltosi nel corso dei primi secoli del cristianesimo un ruolo di particolare importanza ha senza dubbio l’ A Diogneto, scritto anonimo da molti situato tra II e III sec.; in esso viene svolta, secondo canoni consolidati e ben riconoscibili nella letteratura di matrice apologetica, una polemica sia contro il paganesimo, sia contro il giudaismo. In particolare, all’indirizzo di quest’ultimo Diogn. formula una serie di accuse in forma enunciativa (ψοφοδεές, ‘scrupolo eccessivo’; δεισιδαιμονία, ‘superstizione’; ἀλαζονεία, ‘millanteria’; εἰρωνεία, ‘dissimulazione’ [‘ipocrisia’]; πολυπραγμοσύνη, ‘pedanteria’), dirette contro alcuni importanti aspetti della religiosità ebraica. Un sommario confronto con altri testi dell’apologetica antigiudaica permette di riconoscere come, rispetto ad essi, Diogn. presenti una fondamentale coerenza topica. Ciò che è radicalmente diverso è lo stile dell’argomentare, e non solo sul versante formale, dove, con la smagliante eleganza stilistica che gli è abituale, l’autore prima enuncia in forma asciutta e apodittica quattro delle principali accuse (ψοφοδεές – δεισιδαιμονία – ἀλαζονεία – εἰρωνεία), per poi riprenderle e chiosarle sull’onda di altrettante elaborate interrogative retoriche: nulla di simile si trova negli scritti degli apologisti. Ma ancor più disomogenea – e aggiungerei, irrituale – è la sostanza stessa dell’argomentare, che trascura completamente l’argomentazione biblica: è infatti proprio l’interpretazione dei testi scritturistici, diversamente applicata dai cristiani rispetto agli ebrei, lo sfondo principale su cui viene giocata la controversia antigiudaica in tutta la letteratura cristiana che di ciò si è occupata, dai primissimi esempi, come Aristide e il Kerygma Petrou, fino agli esemplari di essa più tardi ed evoluti, come la Demonstratio eusebiana. L’autore, che pure pratica un suo particolarissimo uso della Scrittura, dissimulandone soltamente le pericopi in una complicata rete di allusioni, appare però apparentemente disinteressato a una controversistica basata sull’impiego polemico e/o dimostrativo di testimonia biblici, il che – venendo di fatto a rompere una continuità – ci rende la sua personalità (e la sua stessa identità) ancor più enigmatica.
Verità e mistero nel pluralismo culturale della tarda antichità
258
281
A. Cacciari
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