Dopo una sezione preliminare che spiega la diffusione del pensiero di Gramsci tra i alcuni intellettuali anglofoni ancora prima che ci fosse una traduzione scientificamente attendibile, seppur parziale, di Gramsci, il contributo discute dei recenti usi fatti dei concetti gramsciani in diversi settori piuttosto distanti da quelli comunemente considerati in Italia soggetti all’influenza di Gramsci. La relazione discute di tre principali campi diversi, collegati tra di loro, nei quali gli studiosi anglofoni traggono profitto da una lettura di Gramsci. Il primo aspetto discusso è il campo delle Relazioni Internazionali (IR), in cui il canadese Robert Cox è, per così dire, il capostipite della scuola “new realist”, scuola distinta – forse paradossalmente – da quella “neorealista” (“neo-realist”). Si discute nella relazione dei problemi di coloro, come Cox, che devono affidarsi alle traduzioni di Gramsci, compreso la questione della traduzione in inglese di “blocco storico”, spesso reso “historic bloc” (per il quale non esiste nessuna corroborazione testuale) invece di “historical bloc” (traduzione sulla quale si concordano tutti i traduttori in inglese dei Quaderni del Carcere). Si prende in considerazione anche le recenti critiche degli studiosi dell’Università di Lancaster, Bob Jessop e Ngai-Ling Sum i quali osservano che, nella fase più recente del suo lavoro, Cox ha iniziato a fornire un’analisi «più rigorosa delle mediazioni necessarie nell’organizzazione, nell’articolazione e nell’“embedding” della produzione e della dominazione politica». Accenno è anche fatto nella relazione alla scuola di gramscisti e gramsciani (v. sotto) in Australia (Wollongong) che fa uso dei concetti gramsciani per una gamma molto ampia di argomenti, compreso il modus operandi di organizzazioni come la Banca Mondiale ma comprendendo anche l’analisi sociale del loro Paese, ad esempio la questione dei gang di adolescenti nella storia della società australiana. Connesso alle Relazioni Internazionali è il campo dell’IPE (Economia Politica Internazionale) nel quale contributi utilissimi, che si appoggiano all’opera di Gramsci, sono stati fatti recentemente da due giovani studiosi che lavorano in Inghilterra, Adam David Morton e Andreas Bieler (di provenienza tedesca). Comune all’IPE e ad IR è l’uso di concetti elaborati nei Quaderni di Gramsci, in particolare “egemonia”, i “subalterni”, la metafora della “guerra di posizione” e, concetto veramente solo abbozzato ma non sviluppato appieno da Gramsci, “rivoluzione passiva” (il termine è del giacobino “moderato”, il napoletano Vincenzo Cuoco). L’ultimo gruppo discusso nella relazione è quello che si fa conoscere sotto il nome “Hegemonics”, composto prevalentemente di economisti britannici, influenzati da Gramsci (gramsciani) ma non direttamente studiosi di Gramsci (gramscisti). Essi, di una generazione più anziana di Bieler e Morton, lavorano ormai da trent’anni intorno alla problematica economica e ai suoi risvolti per la questione sociale in Gran Bretagna, sempre facendo uso dei concetti gramsciani.

Gramsci nel mondo anglosassone

BOOTHMAN, DEREK
2008

Abstract

Dopo una sezione preliminare che spiega la diffusione del pensiero di Gramsci tra i alcuni intellettuali anglofoni ancora prima che ci fosse una traduzione scientificamente attendibile, seppur parziale, di Gramsci, il contributo discute dei recenti usi fatti dei concetti gramsciani in diversi settori piuttosto distanti da quelli comunemente considerati in Italia soggetti all’influenza di Gramsci. La relazione discute di tre principali campi diversi, collegati tra di loro, nei quali gli studiosi anglofoni traggono profitto da una lettura di Gramsci. Il primo aspetto discusso è il campo delle Relazioni Internazionali (IR), in cui il canadese Robert Cox è, per così dire, il capostipite della scuola “new realist”, scuola distinta – forse paradossalmente – da quella “neorealista” (“neo-realist”). Si discute nella relazione dei problemi di coloro, come Cox, che devono affidarsi alle traduzioni di Gramsci, compreso la questione della traduzione in inglese di “blocco storico”, spesso reso “historic bloc” (per il quale non esiste nessuna corroborazione testuale) invece di “historical bloc” (traduzione sulla quale si concordano tutti i traduttori in inglese dei Quaderni del Carcere). Si prende in considerazione anche le recenti critiche degli studiosi dell’Università di Lancaster, Bob Jessop e Ngai-Ling Sum i quali osservano che, nella fase più recente del suo lavoro, Cox ha iniziato a fornire un’analisi «più rigorosa delle mediazioni necessarie nell’organizzazione, nell’articolazione e nell’“embedding” della produzione e della dominazione politica». Accenno è anche fatto nella relazione alla scuola di gramscisti e gramsciani (v. sotto) in Australia (Wollongong) che fa uso dei concetti gramsciani per una gamma molto ampia di argomenti, compreso il modus operandi di organizzazioni come la Banca Mondiale ma comprendendo anche l’analisi sociale del loro Paese, ad esempio la questione dei gang di adolescenti nella storia della società australiana. Connesso alle Relazioni Internazionali è il campo dell’IPE (Economia Politica Internazionale) nel quale contributi utilissimi, che si appoggiano all’opera di Gramsci, sono stati fatti recentemente da due giovani studiosi che lavorano in Inghilterra, Adam David Morton e Andreas Bieler (di provenienza tedesca). Comune all’IPE e ad IR è l’uso di concetti elaborati nei Quaderni di Gramsci, in particolare “egemonia”, i “subalterni”, la metafora della “guerra di posizione” e, concetto veramente solo abbozzato ma non sviluppato appieno da Gramsci, “rivoluzione passiva” (il termine è del giacobino “moderato”, il napoletano Vincenzo Cuoco). L’ultimo gruppo discusso nella relazione è quello che si fa conoscere sotto il nome “Hegemonics”, composto prevalentemente di economisti britannici, influenzati da Gramsci (gramsciani) ma non direttamente studiosi di Gramsci (gramscisti). Essi, di una generazione più anziana di Bieler e Morton, lavorano ormai da trent’anni intorno alla problematica economica e ai suoi risvolti per la questione sociale in Gran Bretagna, sempre facendo uso dei concetti gramsciani.
2008
La lingua/le lingue di Gramsci e delle sue opere
171
185
D. Boothman
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