This article presents an overview of the interpretative issues raised by three passages in the ancient naturalist literature: Theophrastus, Ign. 17; Pseudo-Aristotle, Mir. ausc. 50; Plutarch, Frig. 11 949C. These loci have already been connected by various interpreters due to their similarities and possibility of a common tradition. They all inform on an anomalous kind of lead or tin liquefaction that was allegedly observed to occur in very cold climates, possibly with the involvement of water; a phenomenon which is regarded, now as then, to be chemically implausible or at least surprising. After a re-examination of the parallels between the three passages and a discussion of the already proposed interpretations – with a focus on those which refer to “tin pest” and to the ancient lexical overlap, present in multiple languages, between tin and lead –, a new interpretative track is here proposed. This gives more relevance to water’s role in the phenomenon, which is central in the crucial parallel passage in Plutarch, QConv. VI 5 690F-691B.

Questo articolo offre una panoramica dei problemi interpretativi sollevati da tre brani della letteratura naturalistica antica: Teofrasto, Ign. 17; Pseudo-Aristotele, Mir. ausc. 50; Plutarco, Frig. 11 949C. Questi luoghi, già accostati da diversi interpreti per le loro somiglianze e la possibilità di una tradizione comune, informano su una forma di liquefazione anomala di piombo o stagno che sarebbe stata osservata in climi molto freddi, forse con il concorso dell’acqua: un fenomeno che oggi, come già allora, appare chimicamente inverosimile. Riesaminati i parallelismi fra i tre brani e discusse le interpretazioni finora proposte – con particolare riguardo per quelle che fanno riferimento alla ‘peste dello stagno’ e all’antica sovrapposizione lessicale in diverse lingue tra piombo e stagno – si suggerisce una nuova strada interpretativa per valorizzare maggiormente il ruolo dell’acqua nel fenomeno, centrale nell’importante luogo parallelo in Plutarco, Qconv. VI 5 690F-691B.

La mirabile fusione fredda del piombo da Teofrasto a Plutarco. Un riesame critico della questione

Daniele Morrone
2020

Abstract

Questo articolo offre una panoramica dei problemi interpretativi sollevati da tre brani della letteratura naturalistica antica: Teofrasto, Ign. 17; Pseudo-Aristotele, Mir. ausc. 50; Plutarco, Frig. 11 949C. Questi luoghi, già accostati da diversi interpreti per le loro somiglianze e la possibilità di una tradizione comune, informano su una forma di liquefazione anomala di piombo o stagno che sarebbe stata osservata in climi molto freddi, forse con il concorso dell’acqua: un fenomeno che oggi, come già allora, appare chimicamente inverosimile. Riesaminati i parallelismi fra i tre brani e discusse le interpretazioni finora proposte – con particolare riguardo per quelle che fanno riferimento alla ‘peste dello stagno’ e all’antica sovrapposizione lessicale in diverse lingue tra piombo e stagno – si suggerisce una nuova strada interpretativa per valorizzare maggiormente il ruolo dell’acqua nel fenomeno, centrale nell’importante luogo parallelo in Plutarco, Qconv. VI 5 690F-691B.
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