A partire dal materiale etnografico raccolto in Emilia-Romagna, il contributo esplora il ruolo esercitato dal welfare educativo rivolto all’infanzia sulle esperienze di alcune donne migranti che costruiscono le loro soggettività di madri nel contesto di approdo. Le relazioni ambivalenti tra personale educativo e madri straniere offrono un prisma per cogliere, da un lato, i modi in cui certi assunti pedagogici e ideologie sull’infanzia iscritti nella storia locale vengono contestualmente rimaneggiati nei servizi educativi e tradotti in pratiche di cura, orientamenti morali e richieste normative che tendono a incoraggiare le donne a diventare madri e cittadine responsabili. Dall’altro lato, il confronto quotidiano con altri approcci relazionali e di cura viene colto talvolta dal personale educativo nella sua funzione specchio, come opportunità di arricchire la propria strumentazione professionale e sfidare costrutti reificati ed etnocentrici di genitorialità e benessere dei bambini. Il contributo indaga le pressioni a cui le madri migranti sono a volte sottoposte di fronte alle condotte che le istituzioni per l’infanzia si aspettano da loro in relazione alla cura dei bambini e al rapporto con i servizi educativi, ma porta anche alla luce la loro capacità di attraversare confini simbolici, emotivi e, a volte, nazionali per ridefinire i propri saperi di cura materna e le strategie per crescere i figli.

Madri d’altrove e welfare educativo per l’infanzia: alleanze ambivalenti fra spazi di cura e saperi materni

francesca crivellaro;federica tarabusi
2021

Abstract

A partire dal materiale etnografico raccolto in Emilia-Romagna, il contributo esplora il ruolo esercitato dal welfare educativo rivolto all’infanzia sulle esperienze di alcune donne migranti che costruiscono le loro soggettività di madri nel contesto di approdo. Le relazioni ambivalenti tra personale educativo e madri straniere offrono un prisma per cogliere, da un lato, i modi in cui certi assunti pedagogici e ideologie sull’infanzia iscritti nella storia locale vengono contestualmente rimaneggiati nei servizi educativi e tradotti in pratiche di cura, orientamenti morali e richieste normative che tendono a incoraggiare le donne a diventare madri e cittadine responsabili. Dall’altro lato, il confronto quotidiano con altri approcci relazionali e di cura viene colto talvolta dal personale educativo nella sua funzione specchio, come opportunità di arricchire la propria strumentazione professionale e sfidare costrutti reificati ed etnocentrici di genitorialità e benessere dei bambini. Il contributo indaga le pressioni a cui le madri migranti sono a volte sottoposte di fronte alle condotte che le istituzioni per l’infanzia si aspettano da loro in relazione alla cura dei bambini e al rapporto con i servizi educativi, ma porta anche alla luce la loro capacità di attraversare confini simbolici, emotivi e, a volte, nazionali per ridefinire i propri saperi di cura materna e le strategie per crescere i figli.
francesca crivellaro; federica tarabusi
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