L’approccio agricolo o agroindustriale non è più legato alla produzione agricola quantitativa e alla sua mera trasformazione e commercializzazione. Oggi cambia la necessità di valutare l’agricoltura e le attività connesse nel loro rapporto con la società e con il tessuto economico che insiste sul territorio in cui avviene la produzione. Il nuovo approccio prevede che le attività extra-agricole arrivino a connettersi con quelle agricole, per cui occorre trovare dei meccanismi che mettano in relazione i diversi settori, onde avere rese economiche adeguate ai tempi. E’ un approccio diverso all’attività agricola che porta a studiare l’impatto sul sistema economico generale. Viene completamente superata la politica del settore primario inteso come attività chiusa: si tratta di una rivoluzione copernicana che sconfigge il settorialismo agrario, ma per la quale occorre una visione economica d’insieme. La necessità di integrare la dimensione ambientale nella politica comunitaria ha trovato applicazione nell’Atto Unico europeo del 1986. Nel luglio del 1997 venne presentato il documento della Commissione: Agenda 2000, parte del quale è dedicata alla riforma della PAC, tendente a dare: “una maggiore importanza e più consistente dotazione finanziaria alla qualità ed alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente e a raggiungere un ridimensionamento del peso delle tradizioni politiche di mercato a favore delle misure di sviluppo rurale” (Reg. 1257/99). Questo in quanto si è toccato un surplus di produzione alimentare, mentre, nel contempo, gli Stati Uniti rimproverano l’Unione Europea di aiuti eccessivi al settore che comportano squilibri dei mercati (Gautier, 1998, p.461). Viene così ad essere accentuata la distinzione tra funzionalità settoriale e funzionalità territoriale; la prima, come afferma Grillotti ( 1994, p. 6), assicurata dal pieno utilizzo delle proprietà agronomiche dei suoli, la seconda riguardante l’intera organizzazione e lo sviluppo del territorio. Raggiunto il momento economico del post-produttivismo (Grillotti, 1999, p.341), si viene ad affermare quindi l’approccio sistemico (Aiello, 1994, p. 57) che vede l’attività agricola integrata in un sistema economico-sociale generale di cui l’aspetto rurale non rappresenta che una veste di un paesaggio mutevole. Lo sviluppo dell’agricoltura viene ad inserirsi nello schema dello sviluppo sostenibile e della protezione ambientale, richiesti dal Trattato di Amsterdam del 1997, le cui definizioni di strategie vennero demandate dal Consiglio d’Europa ai vari gruppi consiliari al meeting di Cardiff del 1998, in cui fu riconosciuto l’impegno della Commissione ad integrare la dimensione ambientale in tutte le politiche comunitarie. Il Consiglio ha ribadito Berlino il contenuto multifunzionale dell’agricoltura in un quadro di sostenibilità e competitività in tutto il territorio dell’Unione, comprese le aree in cui si presentano problemi specifici.

L'obiettivo 2 per l'Emilia Romagna

GALVANI, ADRIANA
2004

Abstract

L’approccio agricolo o agroindustriale non è più legato alla produzione agricola quantitativa e alla sua mera trasformazione e commercializzazione. Oggi cambia la necessità di valutare l’agricoltura e le attività connesse nel loro rapporto con la società e con il tessuto economico che insiste sul territorio in cui avviene la produzione. Il nuovo approccio prevede che le attività extra-agricole arrivino a connettersi con quelle agricole, per cui occorre trovare dei meccanismi che mettano in relazione i diversi settori, onde avere rese economiche adeguate ai tempi. E’ un approccio diverso all’attività agricola che porta a studiare l’impatto sul sistema economico generale. Viene completamente superata la politica del settore primario inteso come attività chiusa: si tratta di una rivoluzione copernicana che sconfigge il settorialismo agrario, ma per la quale occorre una visione economica d’insieme. La necessità di integrare la dimensione ambientale nella politica comunitaria ha trovato applicazione nell’Atto Unico europeo del 1986. Nel luglio del 1997 venne presentato il documento della Commissione: Agenda 2000, parte del quale è dedicata alla riforma della PAC, tendente a dare: “una maggiore importanza e più consistente dotazione finanziaria alla qualità ed alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente e a raggiungere un ridimensionamento del peso delle tradizioni politiche di mercato a favore delle misure di sviluppo rurale” (Reg. 1257/99). Questo in quanto si è toccato un surplus di produzione alimentare, mentre, nel contempo, gli Stati Uniti rimproverano l’Unione Europea di aiuti eccessivi al settore che comportano squilibri dei mercati (Gautier, 1998, p.461). Viene così ad essere accentuata la distinzione tra funzionalità settoriale e funzionalità territoriale; la prima, come afferma Grillotti ( 1994, p. 6), assicurata dal pieno utilizzo delle proprietà agronomiche dei suoli, la seconda riguardante l’intera organizzazione e lo sviluppo del territorio. Raggiunto il momento economico del post-produttivismo (Grillotti, 1999, p.341), si viene ad affermare quindi l’approccio sistemico (Aiello, 1994, p. 57) che vede l’attività agricola integrata in un sistema economico-sociale generale di cui l’aspetto rurale non rappresenta che una veste di un paesaggio mutevole. Lo sviluppo dell’agricoltura viene ad inserirsi nello schema dello sviluppo sostenibile e della protezione ambientale, richiesti dal Trattato di Amsterdam del 1997, le cui definizioni di strategie vennero demandate dal Consiglio d’Europa ai vari gruppi consiliari al meeting di Cardiff del 1998, in cui fu riconosciuto l’impegno della Commissione ad integrare la dimensione ambientale in tutte le politiche comunitarie. Il Consiglio ha ribadito Berlino il contenuto multifunzionale dell’agricoltura in un quadro di sostenibilità e competitività in tutto il territorio dell’Unione, comprese le aree in cui si presentano problemi specifici.
Nuove politiche per il mondo agricolo: multifunzionalità e sviluppo integrato del territorio
377
391
Galvani A.
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