Bilancio e valutazione dell’esperienza teatrale Sulla base della nostra esperienza pluriennale, ci sentiamo inoltre in dovere di proporre al lettore un bilancio dell’attività svolta e una valutazione delle ripercussioni che questa ha avuto sulla formazione dei mediatori linguistici e culturali. Una formazione che, come si evince dagli articoli raccolti in questo volume, mira a incentivare la riflessione sull’interdipendenza tra aspetti verbali, non verbali, pragmatici ed affettivi negli scambi interculturali, oltre che a potenziare lo sviluppo e l’acquisizione di competenze linguistiche e culturali. La metodologia adottata nei laboratori teatrali si ispira agli attuali approcci olistici ed etnografici applicati all’apprendimento delle lingue straniere. Questi ultimi sono riconducibili al modello del “parlante interculturale” (Council of Europe 2001, Kramsch 2001), che si va a sostituire all’ormai superata concezione del “parlante nativo”. Partendo da questo presupposto, i nostri progetti formativi interdisciplinari si avvalgono di proposte teoriche come quelle di Fernando Poyatos e Nicola Inhoffen, secondo le quali è impossibile comprendere il linguaggio umano senza prendere in considerazione il carattere triadico della comunicazione, vale a dire, il suo «continuum verbaleMaría Isabel Fernández García, Marie-Line Zucchiatti, Maria Giovanna Biscu 243 paralinguistico-cinetico» (Poyatos 1994b). In quest’ottica, la competenza comunicativa interculturale (Rodrigo Alsina 1999) assume un ruolo centrale. Sebbene si discuta ancora sulle modalità di insegnamento e acquisizione di una competenza così complessa nello spazio limitato di un’aula, la nostra esperienza sul campo ci ha portato ad affermare che l’azione efficace del teatro applicata alla formazione dei mediatori costituisce una proposta concreta per far vivere agli studenti esperienze interculturali autentiche, anche in ambito universitario (Fernández García / Biscu 2005-2006, 2008). Il quadro teorico di riferimento è in linea con i “descrittori di Dublino” e con le direttrici del progetto europeo “Tuning”. Il lavoro svolto nell’aula-palcoscenico, infatti, tiene in considerazione la complessità e la molteplicità dei contesti lavorativi in cui dovranno operare i futuri mediatori linguistici e culturali, prestando particolare attenzione alle seguenti competenze generali/trasversali: capacità di applicare la teoria alla pratica, capacità di analisi e sintesi, capacità di risolvere problemi, di lavorare in gruppo e di apprendere autonomamente.

considerazioni finali

FERNANDEZ GARCIA, MARIA ISABEL;ZUCCHIATTI, MARIE LINE;
2009

Abstract

Bilancio e valutazione dell’esperienza teatrale Sulla base della nostra esperienza pluriennale, ci sentiamo inoltre in dovere di proporre al lettore un bilancio dell’attività svolta e una valutazione delle ripercussioni che questa ha avuto sulla formazione dei mediatori linguistici e culturali. Una formazione che, come si evince dagli articoli raccolti in questo volume, mira a incentivare la riflessione sull’interdipendenza tra aspetti verbali, non verbali, pragmatici ed affettivi negli scambi interculturali, oltre che a potenziare lo sviluppo e l’acquisizione di competenze linguistiche e culturali. La metodologia adottata nei laboratori teatrali si ispira agli attuali approcci olistici ed etnografici applicati all’apprendimento delle lingue straniere. Questi ultimi sono riconducibili al modello del “parlante interculturale” (Council of Europe 2001, Kramsch 2001), che si va a sostituire all’ormai superata concezione del “parlante nativo”. Partendo da questo presupposto, i nostri progetti formativi interdisciplinari si avvalgono di proposte teoriche come quelle di Fernando Poyatos e Nicola Inhoffen, secondo le quali è impossibile comprendere il linguaggio umano senza prendere in considerazione il carattere triadico della comunicazione, vale a dire, il suo «continuum verbaleMaría Isabel Fernández García, Marie-Line Zucchiatti, Maria Giovanna Biscu 243 paralinguistico-cinetico» (Poyatos 1994b). In quest’ottica, la competenza comunicativa interculturale (Rodrigo Alsina 1999) assume un ruolo centrale. Sebbene si discuta ancora sulle modalità di insegnamento e acquisizione di una competenza così complessa nello spazio limitato di un’aula, la nostra esperienza sul campo ci ha portato ad affermare che l’azione efficace del teatro applicata alla formazione dei mediatori costituisce una proposta concreta per far vivere agli studenti esperienze interculturali autentiche, anche in ambito universitario (Fernández García / Biscu 2005-2006, 2008). Il quadro teorico di riferimento è in linea con i “descrittori di Dublino” e con le direttrici del progetto europeo “Tuning”. Il lavoro svolto nell’aula-palcoscenico, infatti, tiene in considerazione la complessità e la molteplicità dei contesti lavorativi in cui dovranno operare i futuri mediatori linguistici e culturali, prestando particolare attenzione alle seguenti competenze generali/trasversali: capacità di applicare la teoria alla pratica, capacità di analisi e sintesi, capacità di risolvere problemi, di lavorare in gruppo e di apprendere autonomamente.
L’esperienza teatrale nella formazione dei mediatori linguistici e culturali
241
250
María Isabel Fernández García; Marie-Line Zucchiatti; Maria Giovanna Biscu
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