Il monitoraggio di un fenomeno franoso richiede di valutare periodicamente gli spostamenti del terreno in frana rispetto ad una zona stabile. I metodi di rilievo topografici moderni, il GPS e la tecnica SAR permettono di controllare gli spostamenti di punti significativi, evidenziandone nel tempo l’eventuale spostamento plano-altimetrico. Le tecniche fotogrammetrica e di scansione laser consentono di rilevare l’intera area di interesse attraverso un numero molto elevato di punti, da cui si può estrarre il DTM. Dal confronto tra DTM di rilievi successivi, è possibile evidenziare spostamenti di masse di terreno, calcolarne volumi e differenze di quote. La tecnica fotogrammetrica permette tale confronto anche in relazione ad un differente periodo storico. La fotogrammetria “d’archivio” sfrutta infatti i fotogrammi storici sia per ricavarne informazioni metriche sia per consentire analisi qualitative. Il presente studio riguarda la zona di frana del Brustolè (VI), risalente alla fine dell’ultima Era Glaciale, la cui più recente riattivazione è avvenuta nel 1966. Attualmente la zona è monitorata attraverso una rete topografica con capisaldi omogeneamente distribuiti sul corpo di frana, i cui spostamenti vengono misurati mediante periodici controlli, che a partire dal 1997 sono effettuati dal DISTART di Bologna. Utilizzando fotogrammi aerei di due voli ricoprenti la zona di interesse (uno, del 1954, precedente l’ultima riattivazione, e l’altro, del 1982, successivo all’evento), sono stati ricostruiti i relativi modelli storici e sono stati ottenuti diversi prodotti fotogrammetrici digitali. Questi permettono confronti e interpretazioni sull’evoluzione temporale della frana e sulla geometria del movimento, sia di tipo quantitativo (mediante restituzioni vettoriali, sovrapposizione di ortofoto, differenza di DTM) sia di tipo qualitativo (per mezzo di fotointerpretazione dei modelli stereoscopici, scene prospettiche e voli virtuali). Lo studio dimostra quindi come la fotogrammetria digitale di archivio possa costituire un interessante strumento di conoscenza sull’evoluzione nel tempo di un fenomeno franoso, ad integrazione dell’uso delle moderne tecniche topografiche.

La fotogrammetria digitale d’archivio per lo studio multitemporale di un’area in frana nelle Prealpi vicentine

BITELLI, GABRIELE;GATTA, GIORGIA;LANDUZZI, ALBERTO;VITTUARI, LUCA;ZANUTTA, ANTONIO
2009

Abstract

Il monitoraggio di un fenomeno franoso richiede di valutare periodicamente gli spostamenti del terreno in frana rispetto ad una zona stabile. I metodi di rilievo topografici moderni, il GPS e la tecnica SAR permettono di controllare gli spostamenti di punti significativi, evidenziandone nel tempo l’eventuale spostamento plano-altimetrico. Le tecniche fotogrammetrica e di scansione laser consentono di rilevare l’intera area di interesse attraverso un numero molto elevato di punti, da cui si può estrarre il DTM. Dal confronto tra DTM di rilievi successivi, è possibile evidenziare spostamenti di masse di terreno, calcolarne volumi e differenze di quote. La tecnica fotogrammetrica permette tale confronto anche in relazione ad un differente periodo storico. La fotogrammetria “d’archivio” sfrutta infatti i fotogrammi storici sia per ricavarne informazioni metriche sia per consentire analisi qualitative. Il presente studio riguarda la zona di frana del Brustolè (VI), risalente alla fine dell’ultima Era Glaciale, la cui più recente riattivazione è avvenuta nel 1966. Attualmente la zona è monitorata attraverso una rete topografica con capisaldi omogeneamente distribuiti sul corpo di frana, i cui spostamenti vengono misurati mediante periodici controlli, che a partire dal 1997 sono effettuati dal DISTART di Bologna. Utilizzando fotogrammi aerei di due voli ricoprenti la zona di interesse (uno, del 1954, precedente l’ultima riattivazione, e l’altro, del 1982, successivo all’evento), sono stati ricostruiti i relativi modelli storici e sono stati ottenuti diversi prodotti fotogrammetrici digitali. Questi permettono confronti e interpretazioni sull’evoluzione temporale della frana e sulla geometria del movimento, sia di tipo quantitativo (mediante restituzioni vettoriali, sovrapposizione di ortofoto, differenza di DTM) sia di tipo qualitativo (per mezzo di fotointerpretazione dei modelli stereoscopici, scene prospettiche e voli virtuali). Lo studio dimostra quindi come la fotogrammetria digitale di archivio possa costituire un interessante strumento di conoscenza sull’evoluzione nel tempo di un fenomeno franoso, ad integrazione dell’uso delle moderne tecniche topografiche.
Atti 13a Conferenza Nazionale ASITA (Federazione delle Associazioni Scientifiche per le Informazioni Territoriali e Ambientali)
415
420
Bitelli G.; Gatta G.; Landuzzi A.; Vittuari L.; Zanutta A.
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