Trattasi del testo della "lezione a invito" tenuta in occasione degli annuali Incontri del Cardello organizzati dalla Fondazione Casa di Oriani. Partendo dalle considerazioni sulla necessità di preservare il patrimonio della diversità linguistica [Hagège 2000] e dall’importanza ricoperta dall’elemento del prestigio [Lafont 1976; Hagège 2000; Terracini 1996] nella costruzione dell’immagine [Tessarolo 1990] di una data lingua considerata “sconfitta” [Nadiani 2006] nei relativi parlanti, ci si chiederà sull’esempio della traduzione di opere letterarie (poesia e teatro principalmente) di autori romagnoli nelle lingue maggioritarie – a partire da quella nazionale – in che forme e misure quest’opera di traduzione si inserisca nel più vasto fenomeno di riconoscimento pubblico del codice in cui quegli autori hanno scelto di esprimersi. Questa loro opera intellettuale sembra aver influenzato positivamente l’immagine della lingua non solo presso gli ancora-parlanti acculturati, bensì anche negli strati più “popolari” di parlanti e nelle generazioni più giovani di “orecchianti”, forse rallentando in qualche modo il cosiddetto fenomeno di patoisement [Lafont 1976]. Se, forse, è esagerato parlare di ricaduta traduttiva sulla presa di coscienza linguistica – una presa di coscienza da vedersi non tanto in senso biecamente localistico, cioè di chiusura verso le altre diversità, bensì come manifestazione di una complessa stratificazione culturale delle individualità territoriali a fronte del rigido ideologismo identitario monolinguistico, nazionale o regionale che sia – è fuor di dubbio che anche i fenomeni traduttivi rientrano a tutti gli effetti in tale riconoscimento, che ha innescato tutta una serie di iniziative di carattere sia pubblico sia privato [Bellosi 2005]. Tra queste vanno annoverate il varo di una legge regionale per la salvaguardia e la promozione dei dialetti dell’Emilia-Romagna; la convenzione tra le province della Romagna per iniziative integrate a sostegno dei dialetti e relative attività editoriali (ricerche, studi, registrazioni Cd) e promozionali (convegni, eventi di varia natura; interventi nelle scuole ecc.) ad essa collegate; le intense attività di associazioni culturali attraverso riviste, produzioni di spettacoli ecc.. Un notevole impulso è stato, inoltre, registrato a livello creativo in diversi settori coinvolgendo una nuova generazione di autori: dalla letteratura, nelle sue forme più tradizionali come nelle più innovative, al teatro; dal cabaret al cinema (con film sottotitolati nelle principali lingue veicolari) e, non ultimo, a quello della traduzione in romagnolo di opere – in particolar modo teatrali – di autori classici e contemporanei. Una via, questa, che per una lingua sconfitta sarebbe fondamentale battere [Cronin 2003; 2006; Nadiani 2006]. A queste attività di ordine legislativo-istituzionale e culturale, rientranti già a tutti gli effetti in quella che la letteratura specialistica della "Sprachplanungwissenschaft" definisce pianificazione linguistica dello status, andrebbe affiancata sul piano operativo un'intensa attività a livello di pianificazione linguistica del corpus, e cioè il lavoro sulla lingua in quanto tale, ossia la codificazione ortografica, fonetica, morfologica, sintattica, lessicale da applicare a una lingua perché possa acquisire i mezzi che le consentano di far fronte alle funzioni cui è destinata e che le possono permettere di essere trasmessa alle future generazioni.

Nuovo millennio, vecchia lingua? Strategie di sopravvivenza per il dialetto

NADIANI, GIOVANNI
2009

Abstract

Trattasi del testo della "lezione a invito" tenuta in occasione degli annuali Incontri del Cardello organizzati dalla Fondazione Casa di Oriani. Partendo dalle considerazioni sulla necessità di preservare il patrimonio della diversità linguistica [Hagège 2000] e dall’importanza ricoperta dall’elemento del prestigio [Lafont 1976; Hagège 2000; Terracini 1996] nella costruzione dell’immagine [Tessarolo 1990] di una data lingua considerata “sconfitta” [Nadiani 2006] nei relativi parlanti, ci si chiederà sull’esempio della traduzione di opere letterarie (poesia e teatro principalmente) di autori romagnoli nelle lingue maggioritarie – a partire da quella nazionale – in che forme e misure quest’opera di traduzione si inserisca nel più vasto fenomeno di riconoscimento pubblico del codice in cui quegli autori hanno scelto di esprimersi. Questa loro opera intellettuale sembra aver influenzato positivamente l’immagine della lingua non solo presso gli ancora-parlanti acculturati, bensì anche negli strati più “popolari” di parlanti e nelle generazioni più giovani di “orecchianti”, forse rallentando in qualche modo il cosiddetto fenomeno di patoisement [Lafont 1976]. Se, forse, è esagerato parlare di ricaduta traduttiva sulla presa di coscienza linguistica – una presa di coscienza da vedersi non tanto in senso biecamente localistico, cioè di chiusura verso le altre diversità, bensì come manifestazione di una complessa stratificazione culturale delle individualità territoriali a fronte del rigido ideologismo identitario monolinguistico, nazionale o regionale che sia – è fuor di dubbio che anche i fenomeni traduttivi rientrano a tutti gli effetti in tale riconoscimento, che ha innescato tutta una serie di iniziative di carattere sia pubblico sia privato [Bellosi 2005]. Tra queste vanno annoverate il varo di una legge regionale per la salvaguardia e la promozione dei dialetti dell’Emilia-Romagna; la convenzione tra le province della Romagna per iniziative integrate a sostegno dei dialetti e relative attività editoriali (ricerche, studi, registrazioni Cd) e promozionali (convegni, eventi di varia natura; interventi nelle scuole ecc.) ad essa collegate; le intense attività di associazioni culturali attraverso riviste, produzioni di spettacoli ecc.. Un notevole impulso è stato, inoltre, registrato a livello creativo in diversi settori coinvolgendo una nuova generazione di autori: dalla letteratura, nelle sue forme più tradizionali come nelle più innovative, al teatro; dal cabaret al cinema (con film sottotitolati nelle principali lingue veicolari) e, non ultimo, a quello della traduzione in romagnolo di opere – in particolar modo teatrali – di autori classici e contemporanei. Una via, questa, che per una lingua sconfitta sarebbe fondamentale battere [Cronin 2003; 2006; Nadiani 2006]. A queste attività di ordine legislativo-istituzionale e culturale, rientranti già a tutti gli effetti in quella che la letteratura specialistica della "Sprachplanungwissenschaft" definisce pianificazione linguistica dello status, andrebbe affiancata sul piano operativo un'intensa attività a livello di pianificazione linguistica del corpus, e cioè il lavoro sulla lingua in quanto tale, ossia la codificazione ortografica, fonetica, morfologica, sintattica, lessicale da applicare a una lingua perché possa acquisire i mezzi che le consentano di far fronte alle funzioni cui è destinata e che le possono permettere di essere trasmessa alle future generazioni.
NADIANI G.
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