Il saggio evidenzia come sempre più le persone desiderino partecipare direttamente ai processi decisionali, essere considerati soggetto attivo piuttosto che oggetto passivo di decisioni prese altrove. Tanto più perché è diffusa la consapevolezza, o la paura, che tali decisioni hanno in qualche modo ricadute sulla salute di ognuno e, più in generale, sulla qualità della vita. D’altra parte, si tratta di un’esigenza che è stata espressa già nei vertici di Rio e di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, nei quali si è ribadito che il diritto della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche in materia ambientale non si esaurisce nel momento del voto, ma deve trovare applicazione in occasione delle fasi attraverso cui si articola il processo di decision-making. Secondo questo principio, il coinvolgimento dei cittadini si realizza innanzitutto mediante la conoscenza delle scelte che devono essere effettuate e degli elementi di valutazione delle stesse in termini di loro impatto ambientale, sanitario, economico e sociale, e in secondo luogo mediante la possibilità di intervenire attivamente nel processo decisionale, con una partecipazione “informata”. Il saggio sottolinea come, per riuscire in questo processo, sia necessario stimolare il coinvolgimento delle persone attraverso la creazione di un clima costruttivo volto a valorizzare la conoscenza diffusa; includere le persone per mezzo della loro partecipazione attiva all’interno di spazi liberi, seppur necessariamente strutturati. In questo modo si stimola un dibattito pubblico che è al contempo produzione culturale, frutto della messa in comune della propria esperienza e competenza, delle proprie risorse e relazioni sociali. Si tratta di una produzione esperienziale con una funzione culturale pervasiva che deve sedimentare, creando nel tempo un linguaggio ed un immaginario sociale comune.

Sostenersi a vicenda. Per un patto dialogico tra comunità scientifica e società civile

MUSARO', PIERLUIGI
2008

Abstract

Il saggio evidenzia come sempre più le persone desiderino partecipare direttamente ai processi decisionali, essere considerati soggetto attivo piuttosto che oggetto passivo di decisioni prese altrove. Tanto più perché è diffusa la consapevolezza, o la paura, che tali decisioni hanno in qualche modo ricadute sulla salute di ognuno e, più in generale, sulla qualità della vita. D’altra parte, si tratta di un’esigenza che è stata espressa già nei vertici di Rio e di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, nei quali si è ribadito che il diritto della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche in materia ambientale non si esaurisce nel momento del voto, ma deve trovare applicazione in occasione delle fasi attraverso cui si articola il processo di decision-making. Secondo questo principio, il coinvolgimento dei cittadini si realizza innanzitutto mediante la conoscenza delle scelte che devono essere effettuate e degli elementi di valutazione delle stesse in termini di loro impatto ambientale, sanitario, economico e sociale, e in secondo luogo mediante la possibilità di intervenire attivamente nel processo decisionale, con una partecipazione “informata”. Il saggio sottolinea come, per riuscire in questo processo, sia necessario stimolare il coinvolgimento delle persone attraverso la creazione di un clima costruttivo volto a valorizzare la conoscenza diffusa; includere le persone per mezzo della loro partecipazione attiva all’interno di spazi liberi, seppur necessariamente strutturati. In questo modo si stimola un dibattito pubblico che è al contempo produzione culturale, frutto della messa in comune della propria esperienza e competenza, delle proprie risorse e relazioni sociali. Si tratta di una produzione esperienziale con una funzione culturale pervasiva che deve sedimentare, creando nel tempo un linguaggio ed un immaginario sociale comune.
SOCIOLOGIA URBANA E RURALE
P. Musarò
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