Nelle fasi iniziali dello sviluppo del linguaggio, l’insorgere dell’influenza linguo-specifica e le modalità con cui essa si manifesta, costituiscono un aspetto aperto alla verifica sperimentale, in prospettiva interlinguistica. E’ possibile affermare che si è in presenza di influenze linguo-specifiche solo se, data una serie di gruppi di parlanti appartenenti ad ambienti linguistici diversi, le differenze tra tali gruppi sono maggiori delle differenze riscontrabili all’interno di ogni singolo gruppo, e se tali differenze riflettono i patterns caratteristici di ciascuna lingua (Boysson-Bardies, Vihman, Roug-Hellichius, Durand, Landberg, Arao, 1992). Stabilire le relazioni tra le strutture fonetiche e fonotattiche presenti nel babbling dei bambini cresciuti in ambienti linguistici diversi e quelle presenti nelle diverse lingue materne, per distinguere tra proprietà universali e proprietà linguospecifiche, è una strategia di ricerca che per esempio ha portato Vihman & Boysson-Bardies (1994) a individuare un’influenza positiva della lingua nativa già a 9-10 mesi, allorché i foni nativi aumentano, e un’influenza negativa a partire dai 12 mesi circa, quando i foni non nativi diminuiscono. Il presente studio, che fa parte di un progetto di ricerca più ampio incentrato sulle produzioni linguistiche di bambini italiani dai 6 ai 27 mesi di vita, ri-analizza i dati sulla frequenza relativa dei tipi sillabici e dei foni consonantici raccolti dal primo autore (cfr. Zmarich e Miotti, 2003; Zmarich, Stocco, Minozzi, Bonifacio, 2005) in studi precedenti su un gruppo di 4 bambini (due maschi e due femmine, esaminati a 10, 12, 14, 16 e 18 mesi di vita). In particolare, mentre negli studi precedenti i dati fonetici erano stati descritti e spiegati in relazione all’età cronologica, nel presente studio sono messi in relazione a quattro stadi di produzione lessicale, riconosciuti in letteratura (Boysson-Bardies et al., 1992): il cosiddetto stadio delle 0 parole (da 0 a 3 parole), quello delle 4 parole (da 4 a 14), delle 15 parole (da 15 a 24), e delle 25 parole (da 25 a 50), integrati con i dati di una bambina analizzata in relazione agli stadi lessicali da Giulivi, Zmarich, Vayra e Farnetani (2006). Al fine di identificare nel modo più adeguato i tempi e le modalità del processo di “sintonizzazione” sulla fonologia dell’italiano adulto, i risultati sono stati confrontati sia con i dati relativi alle frequenze di occorrenza delle caratteristiche fonetiche del lessico italiano infantile e adulto (cfr. Zmarich, Dispaldro, Rinaldi, Caselli, in questo volume), sia con i dati relativi alle frequenze di occorrenza dei segmenti, ordinati in riferimento agli stadi di parola, prodotti da quattro gruppi di bambini coetanei di quelli del presente studio e provenienti da comunità di lingua madre inglese, francese, svedese e giapponese (cinque bambini per gruppo) (Boysson-Bardies & Vihman 1991; Vihman, 1993). I risultati preliminari qui presentati consentono comunque di affermare che nello stadio finale delle 25 parole, le differenze fonetiche fra i gruppi linguistici nazionali sono maggiori delle differenze all’interno di ogni singolo gruppo, e nella maggior parte dei casi riflettono i patterns fonetico-fonologici caratteristici di ciascuna lingua

Sviluppo fonetico e acquisizione lessicale: l’emergere della fonologia dell’italiano in una prospettiva interlinguistica

VAYRA, MARIO
2009

Abstract

Nelle fasi iniziali dello sviluppo del linguaggio, l’insorgere dell’influenza linguo-specifica e le modalità con cui essa si manifesta, costituiscono un aspetto aperto alla verifica sperimentale, in prospettiva interlinguistica. E’ possibile affermare che si è in presenza di influenze linguo-specifiche solo se, data una serie di gruppi di parlanti appartenenti ad ambienti linguistici diversi, le differenze tra tali gruppi sono maggiori delle differenze riscontrabili all’interno di ogni singolo gruppo, e se tali differenze riflettono i patterns caratteristici di ciascuna lingua (Boysson-Bardies, Vihman, Roug-Hellichius, Durand, Landberg, Arao, 1992). Stabilire le relazioni tra le strutture fonetiche e fonotattiche presenti nel babbling dei bambini cresciuti in ambienti linguistici diversi e quelle presenti nelle diverse lingue materne, per distinguere tra proprietà universali e proprietà linguospecifiche, è una strategia di ricerca che per esempio ha portato Vihman & Boysson-Bardies (1994) a individuare un’influenza positiva della lingua nativa già a 9-10 mesi, allorché i foni nativi aumentano, e un’influenza negativa a partire dai 12 mesi circa, quando i foni non nativi diminuiscono. Il presente studio, che fa parte di un progetto di ricerca più ampio incentrato sulle produzioni linguistiche di bambini italiani dai 6 ai 27 mesi di vita, ri-analizza i dati sulla frequenza relativa dei tipi sillabici e dei foni consonantici raccolti dal primo autore (cfr. Zmarich e Miotti, 2003; Zmarich, Stocco, Minozzi, Bonifacio, 2005) in studi precedenti su un gruppo di 4 bambini (due maschi e due femmine, esaminati a 10, 12, 14, 16 e 18 mesi di vita). In particolare, mentre negli studi precedenti i dati fonetici erano stati descritti e spiegati in relazione all’età cronologica, nel presente studio sono messi in relazione a quattro stadi di produzione lessicale, riconosciuti in letteratura (Boysson-Bardies et al., 1992): il cosiddetto stadio delle 0 parole (da 0 a 3 parole), quello delle 4 parole (da 4 a 14), delle 15 parole (da 15 a 24), e delle 25 parole (da 25 a 50), integrati con i dati di una bambina analizzata in relazione agli stadi lessicali da Giulivi, Zmarich, Vayra e Farnetani (2006). Al fine di identificare nel modo più adeguato i tempi e le modalità del processo di “sintonizzazione” sulla fonologia dell’italiano adulto, i risultati sono stati confrontati sia con i dati relativi alle frequenze di occorrenza delle caratteristiche fonetiche del lessico italiano infantile e adulto (cfr. Zmarich, Dispaldro, Rinaldi, Caselli, in questo volume), sia con i dati relativi alle frequenze di occorrenza dei segmenti, ordinati in riferimento agli stadi di parola, prodotti da quattro gruppi di bambini coetanei di quelli del presente studio e provenienti da comunità di lingua madre inglese, francese, svedese e giapponese (cinque bambini per gruppo) (Boysson-Bardies & Vihman 1991; Vihman, 1993). I risultati preliminari qui presentati consentono comunque di affermare che nello stadio finale delle 25 parole, le differenze fonetiche fra i gruppi linguistici nazionali sono maggiori delle differenze all’interno di ogni singolo gruppo, e nella maggior parte dei casi riflettono i patterns fonetico-fonologici caratteristici di ciascuna lingua
La fonetica sperimentale: Metodo e Applicazioni. Atti del 4° Convegno Nazionale AISV - Associazione Italiana di Scienze della Voce
242
258
Zmarich C.; Stocco D.; Giulivi S.; Vayra M.
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