Il segno della poesia transculturale contemporanea in tedesco è stato visto da Andreas Blödorn (2006: 144) nell’Unterwegs-Sein (nel movimento, nell’essere in cammino), un movimento che nella prima generazione si è espresso spesso nella descrizione del cammino dal luogo d’origine verso la Germania, legato al processo di continua ricerca della lingua d’espressione. Nelle poesie qui prese in esame, infatti, vediamo questa scrittura iniziale di poesie come di biglietti di viaggio, andata e ritorno, sia per la strada reale, sia per il viaggio tra le lingue, che diventa movente creativo continuo dei poeti anche nella seconda generazione. In questo senso sono da interpretare le metafore del camaleonte (SAID), che beve e nuota in due fiumi. Tutte queste sono immagini della complessità e dell’ambiguità. In più di un caso le metafore usate oscillano tra l’aspetto dell’apertura e quello della divisione. Nella seconda generazione questo movimento si trasforma in un processo interiore, in un cambio di prospettiva, nello sguardo dell’altro (Çırak), si tratta sempre di più di un cammino immaginario che porta a un interrogarsi, in cui il bi- o plurilinguismo diventano la scia di collegamento tra aspetti esistenziali differenti che non si vogliono necessariamente conciliare. Questo vale anche per la tarda produzione di alcuni poeti della prima generazione, che fanno confluire tradizioni della lingua d’origine e del tedesco (p.es. Pazarkaya). Se nella prima generazione era in primo piano il tema della terra straniera sperimentata come Fremde, ‘paese straniero, estraneo’ e a tratti ostile, la seconda generazione sposta lo sguardo sul momento successivo all’arrivo, alla ricerca di una Heimat (‘casa’, ma anche ‘patria’), come nelle ultime poesie di Özdemir sul Palatinato. Non si tratta però di una Heimat identitaria, ma di un luogo in cui confluiscono lingue, provenienze e esperienze eterogenee. Per l’esperienza di scrittori e scrittrici nel territorio d’arrivo si potrebbe parlare di un concetto di “lingua casa”. La difficoltà di quest’ultimo punto ci ricorda un importante filone, e cioè quella della poesia civile, della denuncia della conflittualità sociale ancora latente che in SAID, Pazarkaya e Özdemir si fa esplicita, in Çırak affiora in immagini di diversità, come nell’essere mancina, in Bodrožić nello sguardo dall’alto sugli esseri umani che non capiscono. In tutti gli autori troviamo la riflessione sulla lingua, come ricerca della lingua materna o quella seconda, come posizione plurilingue ibrida o consolidata, mettendo in primo piano le costrizioni, i limiti, o ancora le possibilità di sperimentazione sintattica, o di introdurre un gioco, p.es. di tipo lessicale, come abbiamo visto in più casi. Sono processi di scrittura transculturale in cui l’immersione nella lingua e cultura tedesca apre una corrente d’ispirazione di sicuro impatto e novità.

Dove confluiscono i fiumi: poeti plurilingui in Germania

THUNE, EVA-MARIA CHRISTINA CHARLOTTE
2009

Abstract

Il segno della poesia transculturale contemporanea in tedesco è stato visto da Andreas Blödorn (2006: 144) nell’Unterwegs-Sein (nel movimento, nell’essere in cammino), un movimento che nella prima generazione si è espresso spesso nella descrizione del cammino dal luogo d’origine verso la Germania, legato al processo di continua ricerca della lingua d’espressione. Nelle poesie qui prese in esame, infatti, vediamo questa scrittura iniziale di poesie come di biglietti di viaggio, andata e ritorno, sia per la strada reale, sia per il viaggio tra le lingue, che diventa movente creativo continuo dei poeti anche nella seconda generazione. In questo senso sono da interpretare le metafore del camaleonte (SAID), che beve e nuota in due fiumi. Tutte queste sono immagini della complessità e dell’ambiguità. In più di un caso le metafore usate oscillano tra l’aspetto dell’apertura e quello della divisione. Nella seconda generazione questo movimento si trasforma in un processo interiore, in un cambio di prospettiva, nello sguardo dell’altro (Çırak), si tratta sempre di più di un cammino immaginario che porta a un interrogarsi, in cui il bi- o plurilinguismo diventano la scia di collegamento tra aspetti esistenziali differenti che non si vogliono necessariamente conciliare. Questo vale anche per la tarda produzione di alcuni poeti della prima generazione, che fanno confluire tradizioni della lingua d’origine e del tedesco (p.es. Pazarkaya). Se nella prima generazione era in primo piano il tema della terra straniera sperimentata come Fremde, ‘paese straniero, estraneo’ e a tratti ostile, la seconda generazione sposta lo sguardo sul momento successivo all’arrivo, alla ricerca di una Heimat (‘casa’, ma anche ‘patria’), come nelle ultime poesie di Özdemir sul Palatinato. Non si tratta però di una Heimat identitaria, ma di un luogo in cui confluiscono lingue, provenienze e esperienze eterogenee. Per l’esperienza di scrittori e scrittrici nel territorio d’arrivo si potrebbe parlare di un concetto di “lingua casa”. La difficoltà di quest’ultimo punto ci ricorda un importante filone, e cioè quella della poesia civile, della denuncia della conflittualità sociale ancora latente che in SAID, Pazarkaya e Özdemir si fa esplicita, in Çırak affiora in immagini di diversità, come nell’essere mancina, in Bodrožić nello sguardo dall’alto sugli esseri umani che non capiscono. In tutti gli autori troviamo la riflessione sulla lingua, come ricerca della lingua materna o quella seconda, come posizione plurilingue ibrida o consolidata, mettendo in primo piano le costrizioni, i limiti, o ancora le possibilità di sperimentazione sintattica, o di introdurre un gioco, p.es. di tipo lessicale, come abbiamo visto in più casi. Sono processi di scrittura transculturale in cui l’immersione nella lingua e cultura tedesca apre una corrente d’ispirazione di sicuro impatto e novità.
I colori sotto la mia lingua. Scritture transculturali in tedesco
115
150
E.Thune
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/78622
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