Il presente studio propone un’analisi semantica di un testo liturgico della scuola buddhista Zen Sōtō, la cui recitazione segna il momento culminante della “carriera spirituale” dell’adepto zen. Il testo considerato è un canto di 47 strofe in distici tetrasillabi, “Baojing sanmei 寶鏡三昧” (Il samadhi dello specchio prezioso, in giapponese Hōkyō zanmai, 1986, 47:515 a-b), attribuito al cofondatore della scuola Chan Caodong (Zen Sōtō), Dongshan Liangjie 洞山良价 (807- 869, Tōzan Ryōkai). Il lavoro si apre con un inquadramento delle fonti che ci hanno consegnato l’opera o parte di essa, ovvero, fonti canoniche cinesi, coreane e giapponesi, dedicate all’insegnamento di Dongshan Liangjie e redatte dalla fine del X secolo alla fine del XVII. Quindi procede presentando brevemente i motivi testuali, i riferimenti ai repertori taoisti e confuciani articolati in ciascun distico. Lo studio è volto a portare alla luce le nuance semantiche e pragmatiche che caratterizzano l’annuncio del passaggio del Dharma buddhista da maestro a discepolo. Più precisamente, propone l’analisi dei verbi modali di possibilità e necessità che l’estensore utilizza, utilizzando la prima persona, per affidare la sua missione al discepolo che gli succederà. Il metodo consiste nella rilevazione dei modali inclusi nel testo e nella individuazione dei tratti comuni all’inizio e alla chiusa del canto, ovvero la nozione di intimo/segreto (mi) e l’asse modale “essere adatto” (yi) e “essere in grado, avere la possibilità/dovere di” (neng). La disambiguazione semantica dei due tratti comuni ad apertura e chiusa consente di disegnare la cornice di riferimento entro la quale collocare i motivi testuali, nonché di chiarire l’intento primario dell’opera e di coglierne il registro. In particolare, l’oscillazione fra modalità deontica e dinamica neutra, costituisce l’ambito nel quale si sviluppa il tema della capacità intesa, come esito di un conseguimento (de), capacità intrinseca (neng), maestria acquisita con l’esercizio (qiaoli), o capacità di uno sforzo perseverante (neng xiangxu). In ogni caso, il modale utilizzato evoca la presenza di un soggetto, di un interlocutore diretto, segnalato dal pronome personale tu (ru), in un alternarsi di "io" e "tu" che costituisce un elemento quasi inaudito nella letteratura prebuddhista.

La collana della narrazione: disambiguazione semantica degli elementi comuni di incipit ed exciplit nel canto del Samadhi dello Specchio Prezioso

carlotta sparvoli
2008

Abstract

Il presente studio propone un’analisi semantica di un testo liturgico della scuola buddhista Zen Sōtō, la cui recitazione segna il momento culminante della “carriera spirituale” dell’adepto zen. Il testo considerato è un canto di 47 strofe in distici tetrasillabi, “Baojing sanmei 寶鏡三昧” (Il samadhi dello specchio prezioso, in giapponese Hōkyō zanmai, 1986, 47:515 a-b), attribuito al cofondatore della scuola Chan Caodong (Zen Sōtō), Dongshan Liangjie 洞山良价 (807- 869, Tōzan Ryōkai). Il lavoro si apre con un inquadramento delle fonti che ci hanno consegnato l’opera o parte di essa, ovvero, fonti canoniche cinesi, coreane e giapponesi, dedicate all’insegnamento di Dongshan Liangjie e redatte dalla fine del X secolo alla fine del XVII. Quindi procede presentando brevemente i motivi testuali, i riferimenti ai repertori taoisti e confuciani articolati in ciascun distico. Lo studio è volto a portare alla luce le nuance semantiche e pragmatiche che caratterizzano l’annuncio del passaggio del Dharma buddhista da maestro a discepolo. Più precisamente, propone l’analisi dei verbi modali di possibilità e necessità che l’estensore utilizza, utilizzando la prima persona, per affidare la sua missione al discepolo che gli succederà. Il metodo consiste nella rilevazione dei modali inclusi nel testo e nella individuazione dei tratti comuni all’inizio e alla chiusa del canto, ovvero la nozione di intimo/segreto (mi) e l’asse modale “essere adatto” (yi) e “essere in grado, avere la possibilità/dovere di” (neng). La disambiguazione semantica dei due tratti comuni ad apertura e chiusa consente di disegnare la cornice di riferimento entro la quale collocare i motivi testuali, nonché di chiarire l’intento primario dell’opera e di coglierne il registro. In particolare, l’oscillazione fra modalità deontica e dinamica neutra, costituisce l’ambito nel quale si sviluppa il tema della capacità intesa, come esito di un conseguimento (de), capacità intrinseca (neng), maestria acquisita con l’esercizio (qiaoli), o capacità di uno sforzo perseverante (neng xiangxu). In ogni caso, il modale utilizzato evoca la presenza di un soggetto, di un interlocutore diretto, segnalato dal pronome personale tu (ru), in un alternarsi di "io" e "tu" che costituisce un elemento quasi inaudito nella letteratura prebuddhista.
Carlotta Sparvoli
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