La Convenzione sui diritti dell’infanzia (ONU, 20 novembre 1989), ratificata e resa esecutiva dall’Italia con la L. 176/91, costituisce uno snodo culturale e normativo importante anche in relazione ai percorsi dell’adozione, internazionale e non solo. Tra i suoi più importanti enunciati sul tema troviamo l’affermazione della necessità di garantire equi diritti ai minori nell’adozione internazionale, recependo la specificità dei problemi di natura psicologica e sociale legati alla discontinuità delle esperienze interpersonali dei bambini/e, alle radicali diversità tra i metodi educativi e l’ambiente linguistico, culturale e religioso del paese di provenienza e di accoglienza. Un’attenzione concentrata sulla specificità dei percorsi preadottivi di minori che divengono figli/e di genitori di differente nazionalità, contesto di vita e background esperienziale e culturale, è particolarmente rilevante anche da un punto di vista educativo interculturale, che mira al riconoscimento e all’accoglienza delle peculiarità e della storia di un individuo anche in connessione alle esperienze compiute contesti culturali specifici. Tuttavia, la conquista di tali consapevolezze e il loro concretizzarsi nell’accoglienza dei minori ha richiesto tempo e la maturazione di una cultura dell’adozione che ancora oggi necessità di attenzione e riflessione. La “cultura dell’adozione”, infatti, negli ultimi decenni in Italia, si è orientata sempre più al riconoscimento della centralità dei diritti delle/dei bambine/i nel divenire figli/e con l’adozione nazionale e internazionale. Ma l’idea che i minori siano titolari di diritti prioritari rispetto a quelli degli adulti non ha sempre accompagnato le concezioni e le prassi adottive; né sempre è stata presente la consapevolezza che la storia precedente l’adozione appartiene al bambino e necessita di essere riconosciuta, accolta, rispettata e intrecciata con la biografia della nuova famiglia. Neppure, ancora, il diritto e il bisogno dei figli di potersi riconoscere anche in origini e appartenenze culturali ed esperienziali altre, rispetto a quelle del contesto adottivo, ha trovato piena valorizzazione, ancora oggi (Lorenzini, 2019; 2017).

Evoluzioni nella "cultura dell'adozione": riferimenti normativi, diritti dei minori, cocezioni di infanzia e famiglia

Stefania Lorenzini
2020

Abstract

La Convenzione sui diritti dell’infanzia (ONU, 20 novembre 1989), ratificata e resa esecutiva dall’Italia con la L. 176/91, costituisce uno snodo culturale e normativo importante anche in relazione ai percorsi dell’adozione, internazionale e non solo. Tra i suoi più importanti enunciati sul tema troviamo l’affermazione della necessità di garantire equi diritti ai minori nell’adozione internazionale, recependo la specificità dei problemi di natura psicologica e sociale legati alla discontinuità delle esperienze interpersonali dei bambini/e, alle radicali diversità tra i metodi educativi e l’ambiente linguistico, culturale e religioso del paese di provenienza e di accoglienza. Un’attenzione concentrata sulla specificità dei percorsi preadottivi di minori che divengono figli/e di genitori di differente nazionalità, contesto di vita e background esperienziale e culturale, è particolarmente rilevante anche da un punto di vista educativo interculturale, che mira al riconoscimento e all’accoglienza delle peculiarità e della storia di un individuo anche in connessione alle esperienze compiute contesti culturali specifici. Tuttavia, la conquista di tali consapevolezze e il loro concretizzarsi nell’accoglienza dei minori ha richiesto tempo e la maturazione di una cultura dell’adozione che ancora oggi necessità di attenzione e riflessione. La “cultura dell’adozione”, infatti, negli ultimi decenni in Italia, si è orientata sempre più al riconoscimento della centralità dei diritti delle/dei bambine/i nel divenire figli/e con l’adozione nazionale e internazionale. Ma l’idea che i minori siano titolari di diritti prioritari rispetto a quelli degli adulti non ha sempre accompagnato le concezioni e le prassi adottive; né sempre è stata presente la consapevolezza che la storia precedente l’adozione appartiene al bambino e necessita di essere riconosciuta, accolta, rispettata e intrecciata con la biografia della nuova famiglia. Neppure, ancora, il diritto e il bisogno dei figli di potersi riconoscere anche in origini e appartenenze culturali ed esperienziali altre, rispetto a quelle del contesto adottivo, ha trovato piena valorizzazione, ancora oggi (Lorenzini, 2019; 2017).
30 anni dopo la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia: quale pedagogia per i minori?. Panel 7 Politiche, diritti e partecipazione dei minori
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Stefania Lorenzini
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